Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Caso Amara, i Ros sbarcano al Tribunale di Messina per acquisire tutti i documenti

Il nucleo speciale dei carabinieri su input della procura di Roma chiede la documentazione anche processuale sull'avvocato siracusano al centro dello scandalo Eni e sulle sentenze dei giudici corrotti

Non è una cosa solita che il raggruppamento specializzato dei Ros, il gruppo di carabinieri specializzati che di solito indaga su mafia e terrorismo, giudici corrotti e servizi segreti deviati, sia apparso alla chetichella al Tribunale di Messina e abbia chiesto tutti gli incartamenti che riguardavano l’avvocato Piero Amara, il legale faccendiere dell’Eni che a Messina aveva patteggiato una pena a un anno e due mesi, che si saldava con la condanna già avuta a Roma.

Piero Amara due settimane fa è stato arrestato, ma ha passato solo tre giorni in carcere: il suo legale di origine messinese, Salvino Mondello, è riuscito a far valere in Cassazione, l’organo di giustizia dove per anni ha operato il suocero Corrado Carnevale, le nuove disposizioni sul cumulo di pena disposte dal decreto spazzacorrotti e il legale siracusano è stato scarcerato.

Ma da quel giorno, da quando il capo dell’Eni Claudio Descalzi si è costituto in giudizio a Trani contro l’avvocato aretuseo chiedendo trenta milioni di euro per danni di immagini all’ente, Piero Amara ha sciolto la riserva e ha cominciato a parlare di giudici corrotti e dei servizi già resi all’Eni.

In alcune parti, il racconto di Amara al giudice romano Sabelli, incrocia anche le attività di Antonello Montante, l’ex capo di Confindustria Sicilia che aveva a capo dell’Eni, Emma Marcegaglia: da alcuni appunti scoperti nella stanza della legalità dell’ex cavaliere del lavoro di Serradifalco è emerso che un importante magistrato messinese, per ben ventiquattro volte si sia incontrato con il responsabile della legalità nisseno, in occasioni conviviali, fuori dal circuito istituzionale.

Ad alcuni incontri, è emerso, oltre che il deputato Beppe Lumia, partecipava anche Diego De Simone, responsabile della security nazionale di Confindustria, proveniente dalla Questura di Palermo, di recente condannato dal Tribunale di Caltanissetta per accesso abusivo allo Sdi, il servizio consultazione dati delle forze dell’ordine. A Caltanissetta sono inquisiti anche esponenti dei servizi segreti italiani. Al centro delle indagini anche alcune commissionate dall’Eni a una società del gruppo Montante, della quale ha fatto parte l’ex vicepresidente del servizio legalità dei Confindustria, Ivan Lo Bello.

La visita del gruppo specializzato dei carabinieri a Messina, segue a ruota l’acquisizione urgente di documentazione già svolta presso il Tribunale di Siracusa.  

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