Cronaca

Inchiesta Poste, gli impiegati fanno scena muta dal gip

In questa fase la scelta è stata di avvalersi della facoltà di non rispondere, prossima tappa il ricorso al Tribunale del Riesame

Sono comparsi davanti al gip i dipendenti di Poste italiane sospesi dal servizio nell’ambito dell’inchiesta sui disservizi nel recapito della corrispondenza. L’ordinanza emessa dal gip Monica Marino prevede la sospensione dell’ufficio per la durata di quattro mesi. In linea generale, in questa fase, la scelta prevalsa in larga parte è stata di avvalersi della facoltà di non rispondere. Prima della sospensione avevano già affrontato un interrogatorio, così come è previsto in questi casi, per spiegare le proprie ragioni davanti al giudice.

Ad essere comparsi davanti al gip l’ex direttrice del centro di distribuzione di via Olimpia Angela Cingari, i capisquadra Giuseppe Scarcella e Alfio Chiarenza e il portalettere Marco Ciraolo, assisti dagli avvocati Andrea Borzì, Nino Favazzo, Fabio Marchetta e Claudio Rugolo. La prossima tappa sarà il Tribunale del Riesame al quale già alcuni difensori hanno preannunciato di volere fare ricorso.

E’ stata la squadra mobile, con una lunga indagine coordinata dal sostituto procuratore Antonio Carchietti, a risalire ai quattro dipendenti del centro di via Olimpia e scoprire per quale motivo la posta non veniva recapitata ai destinatari. Lettere, bollette, comunicazioni importanti che molte persone non ricevevano.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta i dipendenti avrebbero omesso di recapitare la posta giustificando, attraverso la compilazione di un modello, il 24B, che i destinati erano irreperibili. Di conseguenza, per lo smaltimento dei plichi potevano accedere ai premi economici di produzione e di incentivazione operativa. La posta non recapitata veniva mandata al macero o rispedita al mittente.

L’indagine ha radici nel 2016 ed è andata avanti per circa un anno. Nel corso degli accertamenti la squadra mobile ha sequestrato dei plichi presso un rigattiere e sono stati fatti anche sequestri di corrispondenza che era destinata in parte al macero ed in parte al mittente. Gli stessi investigatori della squadra mobile hanno fatto un campione sul materiale sequestrato ed una parte è stata regolarmente consegnata al destinatario.

Intanto gli avvocati Fabio Marchetta e Raffaello Scelsi, difensori di Alfio Chiarenza in una nota sostengono che "nel preservare la posizione del proprio assistito che si proclama assolutamente estraneo alle contestazioni mossegli, stigmatizzano quanto in questi giorni, ma anche in passato, veicolato agli organi stampa da fonti terze in merito al ruolo del sig. Chiarenza nella vicenda. A tal riguardo è d’obbligo precisare come il gip di Messina, nell‘ordinanza applicativa della misura interdittiva dal lavoro, contrariamente a quanto richiesto dagli Inquirenti, ha  riqualificato la contestazione da truffa aggravata in tentativo di truffa, e ciò proprio in considerazione dell’assenza di qualsiasi incentivo di produzione, o altro vantaggio patrimoniale percepito dal sig. Chiarenza in conseguenza delle condotte che gli si contestano".
I legali precisano "che la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del Gip durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi in data odierna, e‘ stata imposta dalla brevità del lasso temporale trascorso tra la notifica della misura cautelare interdittiva (29 maggio 2019) e la fissazione dell‘interrogatorio stesso (31 maggio 2019): ciò ha impedito persino una piena comprensione dell’ipotesi d’accusa, nonchè anche solo la sommaria visione del voluminoso incartamento processuale, intercettazioni telefoniche ed ambientali incluse. In merito alla misura interdittiva della sospensione dal servizio, precisando che il sig. Chiarenza lavora da ben due anni presso altro e produttivo Centro Postale, si comunica che è già stato presentato Appello al Tribunale del Riesame onde richiederne l’annullamento". A riguardo si evidenzia poi che il sig. Chiarenza, ad oggi, non ha ricevuto alcun avviso di chiusura delle indagini a suo carico, vigendo pertanto ancora il segreto istruttorio, con assoluto divieto di divulgazione di informazioni sull‘attività d‘indagine, anche al fine di evitare contaminazioni mediatiche ed ambientali, che certamente nuoceranno all’accertamento dei fatti, come invece avvenuto (anche in passato per la stessa vicenda) ad opera di soggetti terzi che hanno veicolato un insieme di informazioni distorte e discordanti, non in linea con il reale svolgimento dei fatti e, per come si è visto, avulse dagli atti processuali. Sin da adesso, nell‘interesse del sig. Chiarenza Alfio, i sottoscritti procuratori si riservano eventuali azioni future al fine di tutelare l‘immagine ed il decoro di quest‘ultimo".


 

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