Lunedì, 22 Luglio 2024
Cronaca

Molestie sessuali del docente, parla una mamma: "Aveva già dato chiari segnali, il caso allo Jaci si poteva evitare"

La testimonianza choc dopo l'arresto del professore di inglese rinchiuso ora al carcere di Gazzi. Il precedente raccontato agli inquirenti insieme alle chat e alle richieste di aiuto degli studenti che, lasciati soli,si sarebbero poi dati da fare in autonomia per mettersi in guardia

Potrebbe essere un maniaco seriale. È l’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti impegnati con l’indagine che ieri ha portato il giudice per le indagini preliminari Tiziana Leanza a emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, a Gazzi, nei confronti del professore dello Jaci Giulio Chiofalo. L’uomo, 35 anni, insegnante di  inglese, è accusato di atti sessuali con minore dopo la denuncia di una mamma che si è accorta di denaro contante e oggetti costosi regalati al figlio.

Presto il professore sarà interrogato e dovrà tentare di dare una spiegazione ai riscontri investigativi raccolti da carabinieri e polizia, le cui indagini sono coordinate da procuratore facente funzioni Rosa Raffa e dal procuratore per i minorenni Andrea Pagano. La Procura per i minori è interessata nell’inchiesta perché il docente indagato ha presentato a sua volta una querela per estorsione, giustificando col ricatto subito i costosi regali elargiti a uno studente in particolare, anche se dall’indagine emerge che più di un ragazzino è stato “avvicinato” dal prof.

Una inchiesta certosina, con gli investigatori che non stanno lasciando nulla al caso e che potrebbe terremotare il mondo della scuola mostrandone le falle sul sistema di tutela che riguarda la prevenzione primaria. Se il quadro accusatorio che sta emergendo dovesse essere confermato, verrebbe fuori con estrema chiarezza che gli episodi per i quali il docente è stato arrestato potevano forse essere evitati.

Che Chiofalo abbia rivolto attenzioni morbose anche nei confronti di altri minori emergerebbe infatti con estrema chiarezza da alcune chat che sono state mostrate agli inquirenti proprio dagli studenti sentiti in questi giorni con tutte le cautele del caso.

Fiutando qualcosa di strano nel corso delle indagini, gli investigatori  hanno cercato di capire quanti altri giovani sono finiti nella rete del professore che ha insegnato anche in altre scuole e soprattutto fino a che punto si sarebbe spinto. E ci sarebbero già i primi riscontri dopo aver sentito genitori e studenti del liceo scientifico Archimede, dove Giulio Chiofalo ha insegnato fino a due anni fa.

Dalle coraggiose testimonianze rese, emerge che forse non tutto è stato fatto dopo i primi sospetti sui comportamenti anomali del professore per proteggere i ragazzi che avrebbero trovato il modo di aiutarsi da soli, con spirito di solidarietà, facendo scudo con la propria presenza al compagno oggetto di particolari attenzioni ma anche mettendo in guardia i “colleghi” dell’istituto Jaci.

Ne parla con MessinaToday la mamma di uno studente dell’Archimede che oggi si interroga su quanto sarebbe stato opportuno fare per evitare che si reiterasse un modus operandi apparso subito come malato.

“E’ passato ormai più di un anno – spiega – il docente arrestato lavorava già in un altro istituto, quando ha ricontattato un gruppetto degli suoi ex studenti dell’Archimede e ad uno, in particolare, ha mandato messaggi scabrosi, espliciti, a sfondo sessuale. Il ragazzino, turbato, lo ha raccontato ai compagni mostrando le chat e tutti insieme lo hanno poi confidato a un professore per chiedere aiuto e consiglio. Una manifestazione di disagio che è stata subito raccolta dal docente che ne ha messo a conoscenza la dirigente e ha parlato anche con la rappresentate di classe. Ne sono nate una serie di riunioni ma nessuno ha presentato una denuncia formale contro il professore in quell’occasione. Anche le richieste di avviare dei percorsi con professionisti che potessero aiutare i giovani ad affrontare il problema e a rimarginare le cicatrici profonde che questa storia lascia appiccicate addosso sono cadute nel vuoto”. 

Le testimonianze e le chat in questione, sono ora anche all’attenzione dei militari che indagano sulla vicenda. Racconti lucidi, circostanziati e coraggiosi, superando finalmente quelle resistenze sociali per cui riesce persino difficile a volte credere alla gravità di quello che sta realmente accadendo.

“Una grande lezione è arrivata invece dai ragazzi stessi – continua la mamma - Mentre noi adulti cercavano di capire il da farsi o qualcuno forse semplicemente come lavarsene le mani, loro si sono dati da fare da soli contattando gli alunni degli anni precedenti, scoprendo così quello che sembra essere un comportamento seriale del professore arrestato. Hanno poi messo in guardia i compagni delle classi successive mostrando ancora una volta di essere più in gamba degli adulti che avrebbero potuto dare ben altri esempi. Resta il rammarico di non averli saputi aiutare fino in fondo”.

Una vicenda che non può dunque definirsi “isolata” e che al netto del proseguo dell’attività investigativa che porterà ulteriori sviluppi, potrebbe anche meritare una attenzione da parte del ministero con l’eventuale invio di ispettori.

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