Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Inchiesta Halycon, “Mi manda zu Turi”: anche l'impresa dei Franza nel mirino dei boss di Licata

Dall'operazione su massoneria e mafia di Agrigento nuovi risvolti sulle infiltrazioni a Messina. Gli incontri delle famiglie mafiose per chiedere il pizzo all'Alberghiera mediterranea impegnata nella realizzazione di un complesso turistico a Licata

C’erano anche gli interessi della famiglia Franza di Messina nel mirino del “professore”, quel Giovanni Lauria, arrestato nell’ambito dell’operazione Halycon che ha sgominato una presunta famiglia di mafiosi a Licata aprendo nuovi fronti di indagine sugli intrecci mafia-massoneria e imprese. 

Dalle informative dei Ros di Palermo, confluite nell’ordinanza di custodia cautelare, si fa riferimento a ripetuti incontri tra Giovanni Lauria, il pregiudicato Cosimo Davide Ferlito e  Zu Turi o Il Vecchio, quel Pietro Seminara la cui posizione verticistica nell’organizzazione di Cosa Nostra è stata ampiamente documentata con sentenze della Corte d’Appello di Caltanissetta.

Gli incontri erano finalizzati alla programmazione di due estorsioni, una ai danni dell’impresa Patriarca che si era aggiudicata la demolizione di immobili abusivi a Licata – quella finita sui giornali di tutta Italia per le vicende del sindaco Cambiano che voleva ripristinare la legalità con le ruspe sulle case abusive -  e l’altra ai danni della Alberghiera mediterranea Srl, con sede a Messina e il cui amministratore unico è Pietro Franza, impegnata nella realizzazione del complesso turistico alberghiero da 660 posti letto  nel comune di Licata in località Cantigaglione, lungo la statale 115 verso Gela.

Gli inquirenti documentano come Giovanni Lauria, referente mafioso di Licata, ossia del luogo dove si sarebbero dovuti svolgere i lavori, si era rivolto ai due esponenti di cosa nostra calatina affinchè, per  “competenza territoriale”, contattassero il rappresentante della società aggiudicataria dei lavori, nella errata convinzione che questa avesse ancora sede in Aci Catena e che il suo amministratore unico fosse il catanese Salvatore Zappalà.

Gli esponenti mafiosi calatini, pur a fronte al trasferimento della sede legale della società a Messina e del passaggio della carica di amministratore unico da Zappalà a Pietro Franza, si mettono in moto per contattare i propri referenti Messina e programmare di un contatto diretto con l'imprenditore.

Quella raccomandazione all'Ospedale Papardo

Diversi gli incontri intercettati dagli investigatori tra Lauria e Seminara, l’uomo che su incarico di Francesco La Rocca -  uomo d’onore della Sicilia orientale e reggente della famiglia di Caltagirone – ha avuto il compito di riorganizzare l’assetto mafioso dell’intero territorio provinciale con forti interessi anche in altre aree della Sicilia centrale, ricomprendendo anche parte del territorio delle province di Caltanissetta e Catania.

Agli atti degli inquirenti le registrazioni dei summit degli esponenti di primo piano di Cosa Nostra che filmano le riunioni con Seminara e intercettano con le cimici piazzate anche nell’ auto di Cosimo Ferlito, uomo di fiducia di zu Turi, le rassicurazioni a Lauria dicendogli che, nel corso della settimana, avrebbe risolto tutte le questioni pendenti compresa quella di Messina (“in settimana definiamo tutto, Zio Giovà… me l’ha detto magari lui stesso, per Messina…”).

L'inchiesta antimafia Halycon, tutte le persone coinvolte

E’ sempre Ferlito che prende i contatti messinesi per intimidire l’imprenditore messinese. Ferlito – risulta dalle intaginii – contatta anche “tale Sergio Orlandi” per sapere se avesse notizie da Messina (“quella cosa… quel messaggio che ti ho mandato per quel lavoro là… ti ricordi là a Messina?”) e quest’ultimo rispondeva di avere già detto allo zio Turi che il tutto era stato rimandato a dopo le feste in quanto Pietro Franza, in quel momento si trovava all'estero per lavoro. Orlandi precisa anche di essersi già recato, invano, da Franza, più volte senza trovarlo (siccome questo qua… Pietro Franza… che è l’amministratore unico…  è fuori sede perché è all’estero per ora… perché questi di qua fanno lavori milionari… io ci sono andato tre volte, e tre volte mi hanno detto la stessa cosa!), avendo cura di evitare di parlare dei particolari con la segretaria, a cui aveva solo accennato il fatto che erano interessati al lavoro di Licata (“perché … ehee… siamo interessati per il discorso del lavoro di Licata e… e basta!”).

Le indagini e le plurime acquisizioni consentono agli inquirenti  di cristallizzare la matrice mafiosa degli incontri fra Lauria, e gli esponenti della famiglia di Caltagirone per pianificare le estorisioni ai Franza e all’impresa Patriarca, tuttavia non è stato possibile documentare l’esplicità richiesta. Gli inquirenti si sono riservati di ascoltare direttamente gli imprenditori nel mirino, dopo gli arresti in modo da garantire – con il completo isolamento degli autori del delitto – la genuinità delle dichiarazioni da acquisire.

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