Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Inchiesta sulla sanità a Catania, sospesi dai pubblici uffici gli ex assessori regionali Razza e Scavone

Destinatari del provvedimento anche i due palermitani che risultano tra i 17 indagati: si tratta di Filippo Di Piazza, segretario alla presidenza dell’Ordine dei medici di Palermo e Giuseppe Di Rosa, avvocato e componente dell’organismo di vigilanza dell’ordine dei medici

Un anno di sospensione dall'esercizio dei pubblici uffici e servizi per gli ex assessori regionali alla sanità Ruggero Razza e al lavoro Antonio Scavone: è la decisione del gip del tribunale di Catania Simona Ragazzi che ha disposto l'interdizione per 12 mesi richiesta dalla procura di Catania nell'inchiesta sui progetti assegnati nell'ambito della sanità pubblica. Tra i destinatari del provvedimento anche i palermitani Filippo Di Piazza, segretario alla presidenza dell’Ordine dei medici di Palermo e Giuseppe Di Rosa, avvocato e componente dell’organismo di vigilanza dell’Ordine dei medici. Poi Ignazio La Mantia (presidente dell'ordine dei medici di Catania), la docente ordinaria di Malattie odontostomatologiche Rosalia Maria Leonardi, il bolognese Alberto Bianchi e Calogero Grillo di Canicattì in provincia di Agrigento. Secondo la procura, sono tutti "gravemente indiziati, in concorso tra loro e con altri soggetti indagati dei reati di 'turbata libertà degli incanti e 'turbata libertà del procedimento di scelta del contraente".

Razza: "Presenterò appello"

"La decisione del Gip di Catania di sospendermi dall'assunzione di pubblici uffici, ancorché io non ne rivesta e, quindi, nella eventualità che ciò possa accadere nel futuro, è coerente con le valutazioni che lo stesso giudice ha compiuto, sul medesimo capo d'imputazione che mi riguarda, pochi giorni addietro con riferimento alla posizione di altri indagati. In questo senso, per chi svolge la professione di avvocato penalista, la decisione non è inattesa". Questo quanto afferma Ruggero Razza all'Ansa.

Chi sono i 17 indagati

Gli interrogatori

Nei giorni scorsi - si legge su CataniaToday - era stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari da parte del Gip etneo nei confronti del medico ed esponente di Fratelli D'Italia Giuseppe Arcidiacono, Nunzio Ezio Campagna, Sebastiano Ferlito e Gesualdo Antonino Missale che, nel corso degli interrogatori di garanzia del 3 maggio scorso, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Dopo gli interrogatori svolti il 4 e 5 maggio, il giudice per le indagini preliminari ha scelto di applicare una ulteriore misura interdittiva agli altri otto indagati, "ravvisando - si legge sempre nella nota della Procura - come stringenti e attuali le esigenze cautelari, potendo gli stessi tornare a rivestire o continuare a ricoprire funzioni e ruoli nella pubblica amministrazione, nelle procedure concorsuali universitarie, nell'ambito della sanità pubblica, nella direzione di ordini professionali e nella compagine di governo di enti partecipati dalle pubbliche amministrazioni".

I ruoli degli indagati

Con ruoli diversi, avrebbero "condiviso e apportato un contributo penalmente rilevante ad un articolato sistema di turbativa di selezioni pubbliche a base clientelare e familistica, in spregio ai principi del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, traendone, come sarebbe stato nel caso di Leonardi, Scavone e Razza, anche un vantaggio per persone a loro molto vicine". Condotte illecite, quelle contestate che sarebbero state caratterizzate "dalla gravità, sistematicità e ampiezza delle manipolazioni che avrebbero accompagnato i Progetti Psn ed il concorso per direttore amministrativo dell' Ordine dei medici di Catania". In particolare, Alberto Bianchi e Calogero Grillo "non avrebbero attivato i loro poteri di controllo della legalità formale e sostanziale delle procedure cui partecipavano in ruoli di rilievo".

Scandalo sanità e il concorso all'Ordine, i collegamenti con Messina

Ed allo stesso tempo, "grave è il concorso alle turbative nell’attribuzione degli incarichi nei Progetti Carie, Osas e Cardio da parte di Rosalia Maria Leonardi". Stesso ragionamento, si legge tra le motivazioni della misura cautelare disposta dal Gip, varrebbe poi per Giuseppe Di Rosa, Filippo Di Piazza e Ignazio La Mantia, "poiché avrebbero concorso nell’alterazione della procedura concorsuale per l’incarico di dirigente amministrativo dell’Ordine dei medici di Catania in favore di Aldo Missale. Sotto tale profilo, particolarmente grave appare la condotta contestata a Di Rosa e Di Piazza", i quali si sarebbero prestati "perfino a consegnare le tracce delle prove scritte e le domande di quelle orali al candidato predestinato".

I ruoli di Razza e Scavone

Le condotte che sarebbero state poste in essere dagli ex assessori regionali, sotto indagine, Razza e Scavone, sarebbero state "volte a favorire nel primo caso la designazione di Filippo Fiorenza quale 'esperto in elaborazione report e studi' per conto dell’Ordine dei medici e Odontoiatri di Palermo nel Progetto denominato 'Osas Catania – Sentinelle della prevenzione', mentre nel secondo l’assegnazione a Loredana Gullotto(vicina a Scavone) di un incarico a tempo determinato da 'amministrativo' nell’ambito del progetto 'Centro Cardio Hub e Spoke – modello di prevenzione e riabilitazione', presentato dall’azienda ospedaliera Garibaldi".

La durata delle misure interdittive

Le condotte contestate assumerebbero particolare gravità in ragione del ruolo di primo piano allora rivestito da Scavone e Razza nell’ambito della Giunta Regionale quali Assessori rispettivamente alla Salute il primo e alla Famiglia il secondo. Il Gip etneo ha disposto una misura interdittiva di maggiore durata proprio per Razza, Scavone, La Mantia, Leonardi, Di Rosa e Piazza, "attesa la ritenuta maggiore gravità delle condotte a loro contestate e comunque per il ruolo di elevata responsabilità che ricoprivano, nello svolgimento del quale o comunque in concomitanza con il quale hanno agito, e per il più elevato grado di adesione anche psicologica alle condotte contestate al Campagna e al Missale". Inferiore in termini di gravità invece quella contestata a Bianchi e a Grillo, "per il ruolo meno centrale che essi avrebbero svolto nei fatti e in ragione di un minore disvalore espresso dalle condotte loro addebitate".

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