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Cronaca

Morire a 66 anni mentre si guida un camion, il dolore dei colleghi di Giuseppe Serio: "Ormai è una mattanza"

Le reazioni dopo l'incidente mortale sull'A20. Preoccupata la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani: "Salute e sicurezza dei conducenti a rischio"

C'è rabbia e sgomento a 24 ore dal tragico incidente costato la vita a Giuseppe Serio, l'autista morto ieri pomeriggio sull'autostrada A20 tra Rocca di Capri Leone e Sant'Agata di Militello. Il mezzo si è adagiato su un fianco mentre percorreva il viadotto Rosmarino, per l'uomo, originario di Palermo, l'impatto è risultato fatale. Sulla vicenda la Procura di Patti ha aperto un'inchiesta.

E alla rabbia e allo sgomento si aggiungono anche le polemiche. Perché Giuseppe Serio aveva 66 anni un'età in cui non si dovrebbe più lavorare così duramente. Su questo punto insistono gli altri conducenti, rappresentati dalla Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani.

“Siamo sottoposti a ritmi e a condizioni ormai disumane - dichiara in una nota  il vicepresidente Giuseppe Neri -  ed ormai è impensabile che con questo carico di stress si possa raggiungere Milano, Genova o Torino in una notte. Molti di noi sono già colpiti, all’età di 40 anni, da patologie quali diabete, tumori di polmoni e prostata, gastriti severe, schizofrenie, ictus, infarto, lombalgie con ernie discali, sindrome metabolica e molto altro. Si vedono autisti che, a 65 anni, sono ancora sul camion, dato che in Italia l’età pensionabile per un autista è di 67 anni e tre mesi". La Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani, da ormai due anni, evidenzia come "tra tempi di guida non rispettati, pause pressoché azzerate per raggiungere i mercati ortofrutticoli e le piattaforme del Nord Italia, scarsa professionalità e cantieri autostradali interminabili, si stia  fortemente pregiudicando la salute e la sicurezza di autisti e titolari unici di piccole e medie imprese di autotrasporto". 

“Ormai è una vera e propria mattanza, che è sotto gli occhi di tutti - afferma la presidente Tania Andreoli - e la politica, tutta impegnata nella kermesse delle Europee, non tiene in considerazione come l’elevata sinistrosità rappresenti anche un costo sociale rilevante”.

La Lega Autisti sollecita  da tempo un tavolo tecnico che tenga conto delle disparità tra gli autisti italiani, in particolare di Isole e Mezzogiorno, a cui toccano le distanze più importanti, tenuto in considerazione che per l’Italia il Pacchetto Mobilità Europeo del 2020 è a tutt’oggi un perfetto sconosciuto. “In un momento in cui la carenza di autisti qualificati e formati pare essere la priorità per molte aziende - conclude la nota - "non si dimentichi l’importanza di questa figura, la sua dignità e la sua sofferenza e si cominci a ragionare affinché la salute e la durata dell’attività lavorativa di questi lavoratori siano oggetto di riforma e serie valutazioni, perché non si può essere 'eroi' soltanto per attirare l’attenzione mediatica o per strappare qualche consenso politico in più.”

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