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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca

Corruzione alla società Interporti: agli arresti l’ex deputato D’Asero, indagati Falcone e Armao

Agli arresti anche il presidente dell'azienda. Sotto inchiesta gli assessori all'Economia delle giunte Schifani e Musumeci. La replica: "Totale estraneità a ogni tipo di contestazione"

L'assessore regionale all'Economia, in qualità di ex assessore alle infrastrutture  Marco Falcone e l'ex vicepresidente del governo siciliano Gaetano Armao indagati dalla procura di Catania nell'ambito di un'inchiesta sulla Società degli Interporti siciliani Spa, azienda a totale partecipazione pubblica che ha portato a quattro arresti domiciliari a Catania. Tra i reati ipotizzati peculato e corruzione.

L'operazione è stata portata a termine dai carabinieri del comando provinciale: ai domiciliari è finito l'ex deputato regionale Nino D'Asero, l'imprenditore Luigi Cozza, l'amministratore unico della società, Rosario Torrisi Rigano, e una dipendente dell'azienda, Cristina Sangiorgi. 

Le indagini, condotte dal settembre 2019 al marzo 2021, riguardano la Società Interporti siciliani, a totale partecipazione pubblica. Secondo gli inquirenti sarebbero emerse "interferenze illecite" da parte dell'ex deputato sull'allora amministratore unico della società per favorire una dipendente di quest'ultima. Tra le "ingerenze indebite", attraverso "l'intercessione di alcuni politici regionali", anche la revoca del licenziamento della donna che aveva dichiarato falsamente di avere una laurea. L'indagine ipotizza anche i reati di induzione indebita a dare o promettere utilità e contraffazione e uso di pubblici sigilli. Coinvolto anche un imprenditore nel campo dei trasporti logistici: attraverso un presunto accordo corruttivo con l'amministratore unico, in cambio di un posto di lavoro per una parente del dirigente, avrebbe goduto di agevolazioni per la propria società.

Indagati Marco Falcone e Gaetano Armao

L'indagine prendeva le mosse da un esposto, redatto da diversi dipendenti con funzioni apicali dell'azienda a totale partecipazione pubblica "Società degli Interporto Siciliani S.p.a.", circa le false attestazioni e dichiarazioni prodotte da una dipendente, in merito al possesso di un titolo di laurea. Le attività investigative di natura tecnica hanno svelato le interferenze illecite da parte di Antonino D'Asero, ex deputato regionale, su Rosario Torrisi Rigano, Amministratore Unico della Sis, per il tramite di alcuni politici regionali, finalizzate dapprima alla revoca del licenziamento per giusta causa della professionista Cristina Debora Sangiorgi, poi a garantirle una posizione lavorativa alla stessa gradita nell'ambito dell'azienda e, infine, ad omettere l'avvio di doverose procedure disciplinari, con l'irrogazione delle relative eventuali sanzioni per il rifiuto di svolgere gli incarichi affidatile, così come per il rifiuto della donna di lavorare in smart-working durante la prima fase della pandemia da COVID -19.

Nel merito, gli esponenti regionali ai quali D'Asero si è rivolto al fine di intercedere in favore della donna sarebbero Marco Falcone, attuale Assessore regionale all’Economia e all’epoca dei fatti Assessore regionale delle infrastrutture e della mobilità, Gaetano Armao, ex Assessore regionale all’Economia e Vicepresidente della Regione Sicilia, nonché Giuseppe Li Volti, ex assistente parlamentare e Coordinatore della segreteria particolare dell' assessore regionale delle infrastrutture Falcone, i quali avrebbero esercitato pressioni sull’Amministratore Unico della SIS, al fine di far revocare il licenziamento della dipendente.

"L'accordo corruttivo"

L’attività investigativa ha inoltre fatto emergere un accordo corruttivo che sarebbe intercorso tra l’Amministratore Unico della “Società degli Interporti Siciliani S.p.a.”, Torrisi Rigano e Luigi Cozza, titolare della “LCT S.p.a.”, società operante nel settore dei trasporti titolare dell’affidamento in concessione della gestione funzionale, operativa ed economica oltreché della manutenzione ordinaria per nove anni del Polo Logistico dell’Interporto di Catania.

In particolare, Torrisi Rigano avrebbe concesso l’area in questione alla “LCT S.p.a.” in uso gratuito per svariati mesi prima che venisse formalizzato il contratto, avvisando Cozza e altri manger e dipendenti dellasocietà dei controlli che la medesima avrebbe potuto subire da parte dell’Ispettorato del Lavoro e dei Vigili del Fuoco e della necessità di ottenere le varie certificazioni essenziali per poter occupare gli spazi e i locali del Polo Logistico e stipulare il contratto di concessione. Torrisi Rigano, inoltre, avrebbe omesso o comunque ritardato l’invio di diffide ufficiali alla “LCT S.p.a.” riguardanti la liberazione e sgombero o la regolarizzazione della documentazione prima della stipula del contratto di concessione, e avrebbe consentito alla predetta società di concludere un contratto con una terza società in violazione della concessione stessa. In cambio di quanto fatto, il Torrisi Rigano avrebbe ottenuto da Cozza l’assunzione della propria nuora presso l’azienda LCT, nonché accettato la promessa di ulteriori utilità al fine di ottenere vantaggi per l’azienda e mantenere la carica di Amministratore Unico. Sempre allo stato degli atti, le investigazioni avrebbero, altresì, fatto emergere come, mediante bonifici effettuati dal conto intestato alla “Società degli Interporti Siciliani S.p.a.” in suo favore, Torrisi Rigano si sarebbe appropriato di euro 2.850 di proprietà della società e di cui l’Amministratore Unico aveva la disponibilità in ragione del suo pubblico servizio. L’ipotesi investigativa prospettata dalla Procura Distrettuale è stata condivisa dal Gip in sede che ha emesso le misure cautelari appresso specificate.

Falcone: "Totalmente estraeo alla vicenda"

"In relazione all’indagine che riguarda la Società Interporti Siciliani - dichiara l'assessore all'Economia Marco Falcone - voglio sottolineare la mia totale estraneità a ogni tipo di contestazione. Nella mia precedente veste di assessore alle Infrastrutture, infatti, non sono mai entrato nelle dinamiche interne della Società Interporti, se non per accelerare e sbloccare procedure amministrative volte a rilanciare ed efficientare la società partecipata della Regione. Non mi sono mai permesso di effettuare sollecitazioni né, peggio ancora, pressioni indebite. È comunque giusto, anzi addirittura necessario, che la magistratura lavori per accertare la verità dei fatti. Siamo pronti a dare prova della linearità del nostro comportamento e lo dimostreremo nelle sedi opportune". 

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