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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca

Matrimoni finti per ottenere il permesso di soggiorno, al via gli interrogatori

Davanti al Gip tre dei cinque arrestati nell'ambito dell'operazione "Stranamore". Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’ingresso clandestino in Italia

Primi interrogatori per gli indagati in seguito all'operazione "Stranamore" con cui tre giorni fa la polizia ha sgominato una banda dedita all'organizzazione di matrimoni fittizi per ottenere il permesso di soggiorno. Questa mattina davanti al gip Maria Militello sono comparsi tre dei cinque arrestati che devono rispondere, a vario titolo, del reato di associazione a delinquere la cui esistenza è stata accertata da una lunga fase d'indagine condotta dalla Squadra Mobile e dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Aboufares Abelkarim, assistito dall'avvocato Antonio Caroè, e Valentina Cuscinà, rappresentata dai legali Salvatore Silvestro e Oleg Traclò, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere mentre Benloucif Abderrahamane ha risposto negando i fatti. Quest'ultimo è difeso dall'avvocato Michele Coccia del foro di Bergamo. Per Aboufaser è stata presentata richiesta di riesame. 

Nei prossimi giorni saranno sentiti dal giudice anche gli altri due arrestati, si tratta di Giuseppa Perrone e di Hamraoui Hicham. In tutto risultano dodici indagati, al termine dell'inchiesta che ha acceso i riflettori sulle pratiche messe in campo per garantire l’ingresso clandestino di extracomunitari in Italia attraverso l'escamotage delle finte nozze. 

Cinque gli episodi ricostruiti dagli investigatori nel corso degli ultimi anni. A capo dell'organizzazione c'era Aboufares Abelkarim. Era lui, secondo gli inquirenti, a intrattenere contatti diretti con i cittadini italiani ed extracomunitari interessati a celebrare il matrimonio per regolarizzare la propria posizione, ricevendo in cambio denaro. Le spese complessive per il soggetto che voleva ottenere il titolo di soggiorno superavano, in alcuni casi, i 10mila euro. L'uomo curava poi nel dettaglio tutte le fasi organizzative e burocratiche dalla cerimonia alle eventuali azioni da intraprendere in caso di rigetto delle domande. Con Aboufares, sempre secondo quanto si legge nell'ordinanza firmata dai pm Antonella Fradà e Roberta La Speme, collaborava Valentina Cuscinà che "accettava dietro pagamento di un corrispettivo in denaro di contrarre matrimoni simulati e contribuiva al reclutamento di altri cittadini italiani da destinare alla celebrazione di matrimoni fittizi, insieme tra gli altri allo stesso Hamraoui Hicham e Benloucif Abderrahamane. Giuseppa Perrone, così come sostiene l'accusa, avrebbe rivestito il ruolo di testimone per validare le nozze per poi attivarsi "reperendo abitazioni da adibire a dimora coniugale ed istruendo i coniugi sul comportamento da tenere durante i controlli di polizia.

Per loro il giudice ha convalidato la custodia cautelare visto il "pericolo di reiterazione delittuosa" degli indagati che "non si sono fermati neanche dinanzi ai sospetti sui falsi matrimoni e la circostanza che sia stato fermato uno degli sposi che era prossimo a contrarre matrimonio". La Procura sottolinea inoltre la professionalità manifestata dagli indagati che "hanno acquisito nel tempo mezzi e strumenti per reiterare i reati [...] Non sono peraltro emersi elementi che consentano di ritenere che la struttura organizzativa sia venuta meno o che gli indagati abbiano reciso il legame con il gruppo criminale". Per gli inquirenti sussiste inoltre il pericolo di inquinamento probatorio.

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