Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Il duo Solenghi-Lopez in grande stile al Vittorio Emanuele: "Qui la degna corona alla nostra comicità trasversale"

L'intervista ai due artisti protagonisti in teatro con lo spettacolo "Dove eravamo rimasti". Imitazioni, sketch e tanta musica in due ore di show che passano in fretta. Il ritorno a Messina dopo tre anni e i tanti aneddoti legati alla città: "Nel 2005 fummo costretti a interrompere tutto per la morte di papa Wojtyla"

Tullio Solenghi e Massimo Lopez sono prima di tutto amici e solo dopo colleghi. Un rapporto consolidato che però non perde mai il suo colore, all'insegna di una comicità unica nel suo genere. Possono confermarlo i tanti messinesi che in questi due giorni hanno apprezzato i due artisti tornati sul palco del teatro "Vittorio Emanuele" con lo show "Dove eravamo rimasti". Oggi pomeriggio, alle 17.30, l'ultima replica di uno spettacolo che regala risate, musica e anche momenti di riflessione. Perchè Solenghi e Lopez sanno come far divertire senza mai scadere nella volgarità. A vicenda si valorizzano, si esaltano attraverso cambi improvvisi di registro, imitazioni di personaggi famosi, riuscendo a convincere anche quando si tratta di cantare. Ad accompagnarli c'è infatti la band del maestro Gabriele Comeglio per una degna cornice musicale. Grandi risate quando Lopez si trasforma in Sgarbi e Solenghi in Giampiero Mughini o durante l'improbabile dialogo tra papa Francesco (Lopez) e il presidente Sergio Mattarella di cui Solenghi riesce quasi ad essere un sosia. Ma c'è un momento in cui tutto si ferma e parte spontaneo un lungo applauso. Succede quando in video appare Anna Marchesini che è come se non avesse mai lasciato l'indimenticabile Trio.

Messina Today ieri sera ha incontrato Solenghi e Lopez poco prima di andare in scena.

Partiamo dal titolo del vostro spettacolo: "Dove eravamo rimasti?". Cosa vi hanno dato questi ultimi anni rovinati dal Covid e cosa portate sul palco?

Solenghi: "Siamo tornati per raccontare la nostra storia senza però un vero filo conduttore. Questo è il nostro modo di fare spettacolo fino ai tempi del Trio. Il Covid ci ha imposto l'alt durante un tour che stava andando benissimo considerando le oltre trecento repliche da tutto esaurito. Ritrovare il nostro pubblico era quasi un dovere e quindi rieccoci partendo appunto da 'Dove eravamo rimasti' in cui aggiungiamo però anche ingredienti diversi".

Lopez: "Lo spettacolo che proponiamo è nuovo, ma resta sullo sfondo il nostro stile prediletto che piace molto. Avremmo potuto anche optare per un altro genere, magari una commedia invece proseguiamo con ciò che la gente apprezza".

Sketch e imitazioni per intrattenere un pubblico che vuole ridere nonostante tempi sicuramente non facili...

Solenghi: "C'è molta voglia di evadere, di una leggerezza non volgare. Noi mettiamo al servizio il nostro talento, la nostra inventiva. Lo spettacolo comico è una panacea per questi tempi bui".

Oggi bisogna fare i conti con il politically correct. Un freno per chi sale sul palco?

Lopez: "Potrebbe essere un freno ma anche un'opportunità. Noi ad esempio ci giochiamo su e nel nostro spettacolo facciamo un riferimento a questo fenomeno partendo dalle fiabe più celebri"

Il successo con il Trio insieme ad Anna Marchesini, poi la carriera in solitario e negli ultimi anni di nuovo insieme. Perché questa scelta?

Solenghi: "Per una nostra necessità. Il teatro è vita perché tutto avviene in quel momento senza un diaframma che allontana la presenza del pubblico e l'empatia con chi sta sul palco. È bello avere questa voglia alla nostra veneranda età, insieme sommiamo quasi 150 anni, torniamo ai tempi del Risorgimento e Garibaldi ci dà una mano".

Lopez: "Noi siamo prima di tutto amici, poi è venuto tutto il resto. La storia non si è mai interrotta anzi adesso abbiamo ancora più il bisogno di condividere il palco e stare insieme proprio ricordando Anna. È una situazione familiare, si può definire così".

Negli anni Ottanta il vostro stile inedito vi ha aperto le porte del successo a teatro e in tv. Ma se la vostra carriera fosse iniziata oggi nell'era dei social dove si ride soprattutto con il trash cosa sarebbe successo?

Solenghi: "I nostri sketch sono molto gettonati anche sui social e questo dato ci conforta, capiamo che la nostra comicità ha ancora una ragione di esistere e ci ritagliamo un nostro spazio. Poi dobbiamo guardare anche a generi diversi come quelli proposti su TikTok. Noi non avremmo sposato questo genere di comicità, abbiamo un'impostazione teatrale e la ricerca di un qualcosa passa sempre dalla professionalità, dall'umorismo di situazione e non da una semplice battuta. La volgarità non ha mai fatto parte di noi".

Lopez: "Oggi avremmo comunque fatto qualcosa, ricercando una soluzione. All'epoca sembrava più semplice ma non era così. All'inizio ci dicevano che portavamo una comicità che non si sentiva da tempo, c'era fame anche allora per qualcosa di un certo livello. L'unione di noi tre ci ha portato a inventare qualcosa di buono essendo sulla stessa lunghezza d'onda".

Il ritorno in Sicilia che sensazioni vi ha dato?

Solenghi: "Penso che la Sicilia sia una degna corona al grado di trasversalità dei nostri spettacoli, siamo sempre andati dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno. Avere la possibilità di esprimersi e di essere apprezzati anche in posti lontani è molto importante e prezioso".

Lopez: "Al di là del discorso lavorativo ci sono aneddoti personali, per me tutta la Sicilia è una terapia. Bisogna prenderla due o tre volte al giorno dopo i pasti per ritrovare valori che nel tempo sono andati persi. Ho vissuto tante situazioni anche a Messina, ricordo ad esempio il 2005 quando abbiamo interrotto lo spettacolo proprio qui al 'Vittorio Emanuele' per la morte di papa Wojtyla".

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