Marittimi vittime del coronavirus, un lavoratore precario: “Per lo Stato siamo invisibili”

A parlare uno dei marittimi di Liberty Lines mai stabilizzato e tagliato fuori da qualsiasi sussidio statale per il Covid. Nella stessa situazione una trentina di colleghi: "Non escludiamo forme di protesta per farci sentire"

“Non siamo tutelati da nessuna parte, non esistiamo per lo Stato”. Questo il grido di dolore di un comparto dei lavoratori marittimi, quelli con contratto a tempo determinato mai stabilizzati e  tagliati  fuori con l’avanzare della crisi da qualunque forma di sussidio da parte del Governo. In questa situazione anche i marittimi di Liberty Lines, con personale che opera tra Milazzo e Trapani. 

A lanciare l’appello di aiuto un lavoratore a casa ormai da ottobre, che rappresenta circa 30 colleghi nella sua stessa condizione di totale precariato: “Da 8 anni  lavoro per questa azienda con contratti a tempo determinato ne firmo circa 2 o 3 l’anno, alternati a periodi di pausa. Fino a questo momento ne avrò firmati una trentina”. 

A raccontare questo dramma di instabilità lavorativa un 37enne che dopo aver svolto il suo ultimo incarico,  la scorsa estate per tre mesi consecutivi e ricevuto il sussidio di disoccupazione,  oggi è privo di alcuna forma di reddito. Lo stesso  in preda al panico ha scritto sui social una lettera indirizzata a Di Maio e alle istituzioni competenti: “Noi non veniamo ritenuti lavori stagionali, quindi  non abbiamo diritto ai 600 euro mensili, cosa abbiamo di meno di camerieri o agricoli? Forse potrebbero tenere conto di noi nel decreto per il reddito di emergenza”.

Per questi lavoratori però oltre al danno anche la beffa:  “Non  abbiamo una Cassa integrazione, nel periodo di lavoro ci viene trattenuta la somma Solimare, che dovrebbe essere destinata a sostenerci nei casi di emergenza, ma se il mio contratto è scaduto, come in questo caso,  non posso usufruire di questa opportunità. Tutto il denaro versato è stato inutile”. In questa tragica situazione anche tanti altri lavoratori con figli e abbandonati a se stessi: “Io sono solo  e vivo ancora con i miei genitori. Riesco ad andare avanti grazie alla pensione di mio padre,  ma ho tanti colleghi che hanno famiglia e non sanno come fare”. Il lavoratore , non esclude insieme a tutti quelli della sua categoria di scendere in piazza per  far sentire la sua voce: “Ci viene da pensare che se non uccide il Covid-19 ci ucciderà la fame e la disperazione, chiediamo più controlli. Non è possibile lavorare sempre alle dipendenze della stessa azienda e non essere mai stabilizzati”.

A confermare la fragilità di questo settore il  segretario generale dell’Orsa Gennaro Bottiglieri, sindacato che da sempre si batte per migliorare le condizioni di lavoro in mare: “Il lavoratore marittimo è da sempre il più bistrattato, subisce tutti i soprusi possibili . Come in questi caso ci sono tanti lavoratori che firmano continui contratti a tempo determinato, la normativa  del decreto dignità prevede che dopo 3 mesi di contratto i lavoratori dovrebbero passare ad un contratto a turno particolare ma ciò non accade, tante sono le cause vinte in tribunale riguardo a questo punto”. 

Il mondo della navigazione  è molto complesso in materia di contratti: “Mentre in passato le aziende in generale  erano tenute, finito il contratto a tempo determinato,  a garantire al lavoratore  il passaggio al turno di collocamento  assorbendolo nell’organico dell’azienda, adesso  la Confitarma e le grandi associazioni sindacali si sono messi a tavolino e  hanno deciso di precarizzare il settore e  di sciogliere al momento dello sbarco qualsiasi vincolo andando contro una legge di Stato”.

Anche per quanto riguarda Solimare i paradossi non finiscono:  “Nel  2015  è stato istituito questo fondo di solidarietà per il settore marittimo- continua Bottiglieri-necessario per sostenere i lavoratori in caso di crisi o lavori interni all’azienda, ma in realtà questi sussidio spetta solo ai lavoratori con contratto Crl , sono esclusi:  lista di riserva, turno generale e turno particolare quindi di conseguenza anche i lavoratori a tempo determinato, che di fatto sono stagionali anche se lo Stato non li riconosce.  E’ una truffa, questi pagano un’assicurazione ma non vengono tutelati”.

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I precari inoltre rischiano di stare a casa ancora per molto tempo a causa del Covid: “A livello nazionale-conclude Bottiglieri- molte compagnie marittime hanno chiesto la riduzione delle tabelle di armamento  e quindi una riduzione del 50% del personale”. 
 

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