Cronaca

Pestaggio ad un agente di polizia a Giostra, assolto anche Letterio Ferrara

Il ragazzo si è sempre difeso dichiarando di non aver fatto nulla. La sentenza di primo grado era basata solo sulle dichiarazioni della vittima. Gli avvocati Cacia e Lombardo: “La formula della insussistenza del fatto riallinea la verità processuale a quella storica e restituisce serenità ad un ragazzo che ha patito 8 mesi di custodia cautelare”

Era accusato di avere aggredito con calci e pugni un agente di polizia fuori servizio dopo un incidente stradale sul viale Giostra ma è stato assolto dalla Corte d’appello di Reggio Calabria dopo una travagliata vicenda processuale.

Letterio Ferrara, oggi 32 anni, era stato arrestato nel 2014 perché accusato - assieme ad altri due ragazzi - di avere aggredito con schiaffi, calci e pugni un agente di polizia fuori dal servizio.

La colluttazione era scaturita da un sinistro stradale e ai tre, tutti del rione Mangialupi, veniva altresì contestato il reato di rapina impropria poiché, secondo l'iniziale ricostruzione accusatoria, avevano sottratto il cellulare dell'agente così impedendogli di chiamare i colleghi.

Ferrara, già in sede di interrogatorio di garanzia, si era dichiarato estraneo alla vicenda, ricostruendo i fatti in totale difformità rispetto alle accuse che gli venivano mosse ma i giudici di Messina non hanno dato credito alla sua versione, tant'è che la definitiva assoluzione è giunta solo a seguito di annullamento con rinvio operato dalla Suprema Corte, cui è seguito il giudizio innanzi alla Corte d'Appello di Reggio Calabria. 

I fatti risalgono al 9 novembre 2014. Secondo l’accusa, Ferrara, in concorso con Alessandrò Cutè poi scagionato e altre due persone – un minore e un’altra mai identificata – stavano percorrendo il viale Giostra a bordo di un’auto intorno alle 7 di una domenica mattina quando sono stati invitati dall’agente - che stava andando a prestare servizio in Questura - a rallentare e rispettare la segnaletica. Da lì una mattinata rocambolesca con tamponamento, le accuse di pestaggio e l’auto dei ragazzi capottata  tra viale Boccetta e via Garibaldi. 

Il ragazzo si è sempre difeso dichiarando di non aver fatto nulla. La sentenza di primo grado era basata solo sulle dichiarazioni della vittima che nel corso del dibattimento aveva anche cambiato versione tanto che Cutè fu subito assolto per non aver commesso il fatto.

"Forse per un pregiudizio derivante dalla zona di residenza del ragazzo (Mangialupi), i giudici peloritani non hanno dato credito alla sua versione - hanno dichiarato gli avvocati Antonino Cacia e Gabriele Lombardo -  La formula della insussistenza del fatto riallinea la verità processuale a quella storica e restituisce serenità ad un ragazzo che ha patito 8 mesi di custodia cautelare, oltre alle ulteriori preclusioni che non gli hanno permesso di vagliare plurime opportunità lavorative".

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