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Cronaca

Montante ricompra le sue aziende all'asta dopo il fallimento, la caccia al tesoro in Sicilia e Piemonte

Le rivelazioni nel nuovo libro-inchiesta del giornalista Enzo Basso, "Provaci ancora Antonello". Ecco come è stata aggirata la legge. Tra corti circuito giudiziari e artifici finanziari. Con tante complicità

Si è ripreso una parte dei beni che erano stati sequestrati in Piemonte e in Sicilia grazie ad una società delle figlie. Il tutto alla luce del sole e con il beneplacito dello Stato.

Non smette di sorprendere Antonello Montante, ex presidente di Sicindustria condannato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. Mentre a Caltanissetta fioccano le prescrizioni al processo sul cosiddetto "sistema Montante" - perchè sono giunti i termini per otto imputati tra i quali l'attuale presidente della Regione Renato Schifani - l’ex leader di Confindustria in Sicilia, a lungo considerato una sorta di paladino dell’antimafia, tanto da essere nominato nel consiglio direttivo dell’Agenzia dei beni confiscati da Angelino Alfano, si “riposiziona” anche ad Asti. Nella città in cui vive da quando è stato scarcerato dai domiciliari a Serradifalco, dove c’era il core business della sua Msa, azienda di ammortizzatori fallita tre anni fa assieme alla consorella Htm, con 60 lavoratori e una montagna di debiti che gli sono costati la richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta, sarebbe riuscito a riprendersi tutto.

libro copertinaA rivelarlo, il nuovo instant-book del giornalista Enzo Basso, Provaci ancora Antonello (Clipping edizioni, 82 pagine, prefazione dell’ex presidente della commissione nazionale antimafia Nicola Morra). Basso, già editore del settimanale Centonove che per primo pubblicò la notizia di una  inchiesta per mafia a carico di Montante (poi archiviata), fra i cronisti spiati dall’imprenditore condannato in appello a Caltanissetta a 8 anni, ha fatto un “viaggio” sul corto circuito giudiziario e gli artifici finanziari che hanno permesso a Montante di rientrare  in larga parte del patrimonio, come il capannone industriale di Castell’Alfero ad Asti e quello di contrada Cusatino a Caltanissetta della ex Msa, con gli impianti per produrre ammortizzatori. 

Una caccia al tesoro che passa anche da tutte le contestazioni operate dal Tribunale astigiano dove Montante è indagato per bancarotta fraudolenta  e nei conti e negli affidamenti bancari del gruppo, generosamente finanziato da Banca Nuova, l’istituto di credito di Gianni Zonin finito al centro di una inchiesta della Banca di Italia per avere alterato i conti e sospettato di essere una filiale dei Servizi. Provaci ancora Antonello, Clipping edizioni, 82 pagine, è già disponibile sullo store di Amazon. In sei  rapidi capitoli, Enzo Basso svela gli intrecci societari delle aziende di Montante, la scalata industriale, fino a diventare il terzo operatore del settore in Europa, e poi la rovinosa caduta, dopo l’apertura dell’inchiesta Double Face dei magistrati di Caltanissetta, che hanno portato la Msa, fornitrice di importanti gruppi come Alstom, Bombardier e Trenitalia alla crisi, in conseguenza anche dell’arresto dell’ex paladino antimafia. Nel libro-inchiesta, tutte le contestazioni operate dal Tribunale astigiano e un viaggio nei conti e negli affidamenti bancari del gruppo, generosamente finanziato da Banca Nuova, l’istituto di credito di Gianni Zonin finito al centro di una inchiesta della Banca di Italia per avere alterato i conti e sospettato di essere una filiale dei Servizi. La molla che spinge il giornalista ad occuparsi ancora una volta di vicende complesse e scomode, si comprende da una sua nota all’inizio del testo:  “Ho scritto questo breve addendum al mio libro dal titolo Ricatto Montante, più  che per divertimento di spiare uno spione incallito, per un dovere verso i lettori che hanno scoperto un pentolone che ancora ribolle di vicende di malaffare nazionale.”

Vicende sulla quale si è imbattuto anche l’ex presidente della commissione nazionale antimafia Nicola Morra che firma la prefazione del libro. “Chi prima di me si è scontrato con questa trama relazionale-tossica – scrive Morra – che oggi in pochi chiamiamo “sistema Montante”, e che magari anni passati poteva essere definita massoneria deviata, o loggia P2, o clientelismo votato alla perpetuazione del potere proprio dei ceti dirigenti, ecco, chiunque si sia scontrato con queste realtà, avrà dato tutto se stesso, ma è stato sconfitto, perché tutt’ora l’Italia è un paese governato da camarille, da grumi di interesse, da circoli di persone che rifiutano il controllo democratico dell’agire pubblico, per decidere privatamente a danno del bene comune. E fino a quando sarà così, fino a che pochi decideranno per tutti perché “loro son loro e noi non siamo un cxxxo, non ci sarà democrazia effettiva in Italia, a partire dalla Sicilia, coscienti ormai che la linea della palma è arrivata ben oltre i confini del Brennero, dilagando in tanti altri paesi”.

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