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Cronaca

Liceo del Made in Italy, così le scuole ammesse: una in città, due in provincia

Il decreto della Regione siciliana che dispone il nuovo indirizzo proposto dal Ministero dell'Istruzione e del merito che ha fatto discutere i docenti. Il percorso mira a valorizzare la cultura italiana. L'elenco completo

Il Liceo "F. Bisazza" di Messina, il "Vittorio Emanuele III" di Patti e il "Leonardo Sciascia" di Sant'Agata di Militello. Sono queste le tre scuole dove la Regione sicilia ha approvato l'attivazione del nuovo indirizzo di studio liceale del "Made in Italy", proposto dal Ministero dell'istruzione e del Merito, per quanto riguarda la scuola secondaria di secondo grado. Il corso di studi sarebbe, secondo quanto previsto dal decreto, orientato al recupero delle tradizioni, della valorizzazione dei mestieri e del sostegno ai giovani che operano o intendono impegnarsi, negli studi e professionalmente, nei settori e nelle attività che determinano il successo del marchio italiano nel mondo, nonchè alla promozione del territorio e delle bellezze naturali e artistiche e del turismo. 

L'attivazione del nuovo indirizzo di studio dipende dall'effettiva presenza del numero degli alunni, dalla disponibilità di locali idonei, nonché all'osservanza dei limiti indicati dalle vigenti disposizioni in materia di dotazione organica del personale docente, facendo carico al Dirigente Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia della verifica delle condizioni suddette.

La questione che ha fatto discutere i docenti, chiamati nei collegi a votare a favore o contro l'attivazione del percorso, insieme ai consigli d'Istituto, era legata proprio alla mancanza, da parte del Ministero, della realizzazione, parallelamente all'attivazione dell'indirizzo di studi, di nuovi posti di lavoro per il personale docente. Il "Made in Italy", infatti, rappresenta una specializzazione legata al liceo economico e sociale che, come prerequisito, doveva essere già presente nelle offerte delle scuole che hanno richiesto l'attivazione del nuovo indirizzo. 

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Nuove sperimentazioni, la FLC CGIL fa il punto 

"È di qualche giorno fa la comunicazione ufficiale del ministro Valditara sui dati relativi alle adesioni alla sperimentazione quadriennale della filiera tecnologico professionale. Con toni trionfalistici il Ministro Valditara ha comunicato che hanno aderito alla sperimentazione 171 istituti tecnici e professionali per un totale di 193 corsi. Peccato che gli istituti tecnici e professionali su tutto il territorio nazionale siano più di duemila", ha commentato la segretaria generale della Flc-Cgil Messina Patrizia Donato.

"Peccato che nelle 171 unità il Ministro abbia inserito anche 11 scuole private e persino una scuola che si trova in Egitto. A tenere parzialmente a galla questa riforma - prosegue la segretaria - impedendo così una figuraccia colossale al Ministro, hanno contribuito in un’ottica accondiscendente e poco lungimirante, le regioni del Sud che, come sempre, si fanno del male da sole.  Non abbiamo strutture, non abbiamo palestre, non abbiamo mense, su di noi incombe la mannaia dell’autonomia differenziata, i nostri alunni come certifica SVIMEZ, alla fine del primo ciclo, sono in debito di due anni di tempo scuola rispetto ai coetanei che studiano nelle regioni del nord", si legge ancora nel comunicato. 

"Perdiamo studenti con una emorragia inarrestabile, eppure alcuni Dirigenti Scolastici, miopi e sedotti dalla falsa possibilità di aumentare gli iscritti, si lasciano abbindolare da proposte suicide come quelle della filiera che, di fatto, accorcia ulteriormente il già ridotto tempo scuola dei nostri alunni, dato che si tratta di percorsi quadriennali. Nella sola provincia di Messina, su 20, tra tecnici e professionali, le adesioni sono state sei, non molte ma nemmeno poche, afferma la segretaria della Flc Messina", scrive ancora. 

"Al netto delle realtà scolastiche che non hanno problemi di iscrizione ma puntano, con questa scelta, su un impianto imprenditoriale della scuola del tutto discutibile o anche sulla competizione con altri istituti, le restanti istituzioni scolastiche della nostra provincia che hanno aderito alla sperimentazione quadriennale – prosegue - sono quelle che hanno le iscrizioni in picchiata al punto che sarebbero dovute cadere sotto la scure del dimensionamento e che hanno scommesso su questa opzione come se fosse un salvagente per aumentare le iscrizioni". 

"Un salvagente che - sostiene la segretaria - pare bucato in partenza in quanto, non solo non aumenterà le iscrizioni perché le famiglie attente al futuro dei loro figli capiranno che si tratta solo di false illusioni e di mancate certezze, ma che rappresenta altresì una indiscutibile diminuzione dell’offerta formativa, una diminuzione di organico, una diminuzione del tempo scuola", 

"Un salto nel buio per chi deciderà di optare per il percorso quadriennale che non dà certezze sul futuro scolastico e formativo, visto che il ddl complessivo che spiega esattamente il destino di questa sperimentazione è ancora in discussione in Parlamento. Con quale criterio si può chiedere alle famiglie di scegliere senza alcuna certezza? Lo stesso salto nel buio lo faranno gli studenti che sceglieranno il liceo del Made in Italy. In provincia sono due i licei che hanno attivato questa opzione, un percorso anche questo senza certezze, di cui si ignora completamente il quadro orario del triennio con il paradosso che potrebbero essere sottratte intere materie con conseguenze dannose per la formazione degli studenti e degli organici del personale", conclude. 

articolo aggiornato il 20 gennaio 2024 // aggiunta nota CGIL 

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