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Cronaca Taormina

Liquami nel fiume Alcantara, un disastro ambientale tra somme urgenze e minacce: partono gli interrogatori

I retroscena dell'inchiesta sul Consorzio Rete fognante di Taormina. Il ruolo dei due ex dirigenti Aymà e Caudullo

“Lo faccio diventare io operativo a lui ... lo stresso ... e lo faccio impazzire che si dimette [..] io quando viene gli dico: segretario lei deve fare come gli altri i caxxi suoi".

Chi non si doveva intromettere era il segretario comunale di Castelmola. Fresco di nomina come organo di controllo del Consorzio fognante di Taormina, aveva osato chiedere informazioni sulla gestione del personale. Una pretesa secondo i due ormai ex dirigenti dell’ente Giuseppe Caudullo e Oscar Aymà che la settimana scorsa sono stati sottoposti a misure cautelari dalla gip Tiziana Leanza.

L’inchiesta è quella sulle presunte corruzione e turbativa d'asta legata ai lavori del Consorzio fognante di Taormina. In 150 pagine di ordinanza emerge “la spregiudicatezza” – scrivono gli inquirenti – nel portare avanti un “legame affaristico” nella gestione della struttura che nel 2021 fu sequestrata proprio perché sversava liquami nel fiume Alcantara. Un disastro ambientale – che era finito anche sotto la lente di Legambiente - caratterizzato da “scelte scellerate”, con la coppia Aymà-Caudullo e vari imprenditori ora coinvolti che secondo gli investigatori avrebbero sempre operato con procedure opache, fatte di somme urgenze e la benedizione della politica a cui promettevano voti.

Per gli inquirenti sono loro i principali attori di una indagine partita per caso nel 2020 e che ha portato la scorsa settimana per Caudullo alla sospensione dall'esercizio di pubblico ufficio per un anno e per Aymà al divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione.

I loro interrogatori di garanzia sono stati fissati per venerdì prossimo. Dovranno chiarire la loro posizione in merito all’accusa di aver messo in piedi "un collaudato sistema di cattiva gestione delle funzioni pubbliche, in totale spregio dei principi di correttezza, trasparenza ed imparzialità".

Una inchiesta nata per caso dicevamo quella che ha portato anche altre due misure cautelari (divieto per 6 mesi di contrarre con la pubblica amministrazione) per gli imprenditori Angelo Oliveri e Sebastiano Sgroi.

Gli inquirenti stavano indagando su altri fatti di corruzioni e affidamenti illeciti di un funzionario dell’Azienda servizi municipalizzati (Asm) quando sono emersi interessi opachi tra Alberto Aymà responsabile dell'Ufficio Tecnico del Consorzio Rete Fognante di Taormina (CRF) e l’imprenditore Francesco Cipolla. Le conversazioni captate mostravano "rapporti di cointeressenza" tra i due riferibili al ripetuto affidamento diretto di lavori di manutenzione della rete fognante del circondario (Giardini Naxos - Taormina - Letojanni e Castelmola) alla ditta "Bulding & Tourist srl", ditta che si occupava di scavi e lavori edili, di cui il Cipolla era amministratore. Secondo gli investigatori, a partire dal 4 giugno 2018, il dirigente del Consorzio aveva affidato alla ditta del Cipolla tre lavori di somma urgenza come ditta immediatamente reperibile, nonostante la data di approvazione della spesa fosse di gran lunga anteriore e tale da consentire l'espletamento di una gara.

Un particolare che aveva destato i primi sospetti insieme alle intercettazioni che davano contezza di rapporti privilegiati tra il pubblico funzionario e l'imprenditore, legati da comuni interessi economici - Aymà risulta progettista in lavori eseguiti dalla ditta "Bulding & Tourist srl - e politici tanto che a giugno 2020, Cipolla rassicurava il futuro candidato sindaco di Giardini Naxos sulla possibilità di un appoggio elettorale anche per conto dell'Aymà.

E proprio quest’ultimo sembra essere la figura di rilievo nell’indagine, denunciato anche da un dipendente del Comune di Castelmola che ha raccontato ai finanzieri della Compagnia di Taormina, comportamenti illeciti di Aymà e del responsabile dell’area finanziaria del Cfr, Giuseppe Caudullo. Secondo il dipendente c’era un "sistema" illecito imposto dai due indagati nella gestione dell'attività del Consorzio, basato sul ricorso sistematico alle procedure di "affidamento diretto" o "di somma urgenza" come strumento per favorire una stretta cerchia di ditte amiche cui erano legati da rapporti di cointeressenza.

Il sospetto sollevati anche dalla denuncia di un componente del Consiglio di Amministrazione dell’ente e suffragato, secondo l’accusa, dalle intercettazioni, è che per gli affidamenti i dirigenti abbiano incassato dei favori.

Tredici gli indagati finiti nel calderone giudiziario oltre i quattro colpiti da provvedimento cautelare. I reati contestati, in concorso tra loro, sono di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, falso materiale e ideologico, truffa e inquinamento ambientale. Le indagini, condotte dal commissariato e dalle fiamme gialle di Taormina, sono andate avanti con complesse ricostruzioni documentali, intercettazioni ambientali e accertamenti bancari.

L'impianto gestito dal Consorzio, già sequestrato nel corso delle indagini, è attualmente affidato ad un amministratore giudiziario ed è regolarmente operativo e in regola con gli interventi di manutenzione previsti per legge. Il Consorzio Rete Fognaria è un ente pubblico economico, con sede legale a Taormina" e sede operativa a Giardini Naxos, costituito dai comuni di Taormina, Castelmola, Giardini Naxos e Letojanni per la gestione condivisa di alcuni servizi di interesse comune, con particolare riguardo alla "gestione del servizio di fognatura e depurazione".

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