Clan di Giostra senza regole, la moglie del boss al figlio: "L'hai fatta grossa, vattene via da Messina"

La preoccupazione di una madre dietro l'agguato al pregiudicato Francesco Cuscinà. Arrestati i due responsabili Paolo Gatto e Giuseppe Cutè. Fondamentali le dichiarazioni del collaboratore Minardi. Raffa: "Mafia ancora vitale ma senza gerarchie"

Il luogo dell'agguato

"Questa volta l'hai fatta grossa, adesso è meglio che ti allontani per un pò". Sono le parole pronunciate dalla madre del 22enne Paolo Gatto, figlio del boss Puccio, nelle ore successive al tentato omicidio del pregiudicato Francesco Cuscinà componente del clan Galli, avvenuto il 25 agosto 2018 sul viale Giostra e sui cui i carabinieri hanno chiuso il cerchio la scorsa notte.

Agguato in stile mafioso per cui soni finiti in manette il 39enne Giuseppe Cutè e lo stesso Paolo Gatto. E proprio la madre di quest'ultimo, durante una telefonata intercettata dai carabinieri e rivelatasi fondamentale per le indagini, esprimeva preoccupazioni per il comportamento fuori le righe del figlio. 

La pistola inceppata e l'omertà della vittima

Dopo il tentato omicidio, Gatto aveva seguito il consiglio della famiglia lasciando Messina per qualche tempo. Ma al ritorno in città il 22enne ha continuato la sua attività criminale e nel gennaio scorso ha rapinato un distributore di benzina sul viale Giostra. In questo caso sua madre gli ha rimproverato il fatto di aver colpito una stazione di servizio gestita da una famiglia a cui invece andava portato rispetto. 

Elementi chiave che hanno permesso ai carabinieri di ricostruire l'intera vicenda, anche grazie alle dichiarazioni del pentito Giuseppe Minardi. Quest'ultimo, infatti, avrebbe appreso in carcere i dettagli del ferimento e il nome dei responsabili. 

Si è quindi scoperto che l'agguato è avvenuto in seguito ad alcuni contrasti interni tra il clan di Giostra, probabilmente riconducibili al traffico di droga. Tra le famiglie vige un equilibrio precario dato anche dalla mancanza di un vero e proprio punto di riferimento. 

"L'episodio - ha spiegato stamane il procuratore Rosa Raffa - conferma la vitalità della mafia a Messina, ma nell'ultimo periodo si assiste al mancato rispetto di importanti regole che prima si osservavano. Cresce il numero di reati commesso senza tener conto di alcuna norma di convivenza civile. Non esistono più gerarchie e gli stessi componenti del clan se ne sono accorti". 

Relazione mafia clan Messina2 - relazione Dia 2018-2Un contesto in fermento evidenziato anche dall'ultimo report della Dia. Secondo l'analisi dell'Antimafia, nel quartiere Giostra rimane insediato il gruppo riconducibile al boss Luigi Galli, ai quali gli esiti di un’operazione del 2016 hanno ricondotto il controllo di locali notturni, nella riviera nord del capoluogo, nonché la gestione di un giro di scommesse illegali. 

Mentre gli elementi di vertice dei Galli sono ancora detenuti, alcuni episodi accaduti lo scorso anno secondo la Dia potrebbero far pensare ad una certa fibrillazione all’interno del sodalizio, così come testimoniato dall'agguato in cui è stato coinvolto Cuscinà. E in questo contesto si inserisce la spregiudicatezza di Gatto, per cui la stessa madre ha manifestato preoccupazione.

Meno irruento, invece, Giuseppe Cutè che, secondo quanto accertato dalle indagini, nei giorni successivi all'agguato avrebbe incontrato la stessa vittima per tentare di arrivare ad un chiarimento. I carabinieri hanno poi scoperto che Cutè gestiva una sala scommesse nel rione Villa Lina, sulla carta intestata però ad una persona incensurata. Da qui l'accusa di trasferimento fraudolento di valori. 

Gatto e Cutè si trovano attualmente nel carcere di Gazzi  ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, porto e detenzione di armi comuni da sparo, rapina aggravata in concorso. 

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