Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Mafia, la Dia: "Messina crocevia di diverse matrici criminali"

Il quadro che emerge dalla relazione semestrale del direttore della Direzione Investigativa Antimafia Maurizio Vallone. La mappa delle famiglie che "gestiscono" il territorio peloritano

Messina è la sua provincia è un "crocevia di varie matrici criminali. Questa l'analisi del direttore della Direzione Investigativa Antimafia Maurizio Vallone messa nero su bianco dalla relazione semestrale al ministero dell'Interno. Il territorio peloritano, secondo gli inquirenti, vede l'influenza di cosa nostra palermitana e catanese con le loro peculiari caratteristiche hanno infatti contribuito a creare una realtà eterogenea.

I gruppi mafiosi 'barcellonesi' e quelli dell'area 'nebroidea' hanno assunto "strutturazioni e metodi operativi assimilabili a quelli di cosa nostra palermitana", mentre "le ingerenze delle consorterie catanesi appaiono significative nelle aree di confine tra le province e nel capoluogo". "Sono stati inoltre riscontrati rapporti con le vicine cosche calabresi soprattutto per l'approvvigionamento di stupefacenti". La Dia ha inoltre sottolineato il rapporto costante con la criminalità calabrese emerso dalle risultanze investigative è, per il procuratore distrettuale di Messina Maurizio De Lucia, "aspetto su cui va posta la massima attenzione dal punto di vista della prospettazione futura, avendo ragione di ritenere che la 'ndrangheta possa in futuro utilizzare lo stesso canale individuato per gli stupefacenti anche per altri traffici, in particolare quello del reinvestimento dei capitali".

La mappa della criminalità 

Nel semestre la ripartizione delle aree di influenza dei gruppi messinesi risulta sostanzialmente invariata. Nella parte settentrionale della provincia opera la c.d. “famiglia barcellonese” che include i gruppi dei “Barcellonesi”, dei “Mazzarroti”, di “Milazzo” e di “Terme Vigliatore”.

Nel territorio dei Monti Nebrodi risultano attivi i sodalizi dei “tortoriciani”, dei “batanesi” e dei “brontesi” nei confronti dei quali recenti investigazioni259 hanno evidenziato l’accaparramento dei terreni agrari e pascolivi per beneficiare dei fondi comunitari destinati allo sviluppo delle zone rurali. Assunto confermato dagli esiti dell’operazione “Nebrodi”260 del gennaio 2020 che annovera tra gli indagati anche un componente dell’amministrazione locale di Tortorici. A quest’ultima è stato contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa perché avrebbe agevolato l’attività di altri affiliati. La pericolosità di tali sodalizi è stata evidenziata anche dal Procuratore Distrettuale di Messina, Maurizio De Lucia, che ha sottolineato come “”i Batanesi e i Tortoriciani” dopo uno storico periodo di grave conflitto tra l’inizio e la metà degli anni 90 hanno raggiunto una dimensione di accordo che gli ha consentito di spartirsi i proventi dei finanziamenti europei sul territorio”. Si tratta, continua ancora il capo della Procura peloritana, di “un accordo che...ha consentito la spartizione del territorio montano di questa provincia, finalizzata a intercettare i citati finanziamenti da parte delle due famiglie che, in assenza di conflitti, possono crescere dal punto di vista economico consolidando in maniera silente la loro presenza sul territorio. Questa è la novità più importante che riguarda un pezzo del territorio messinese”. Nel merito anche l’allora Questore di Messina, Vito Calvino ha dichiarato che “oggi, pur rimanendo oltremodo “chiusa” e concentrata sui propri territori, la compagine mafiosa rurale si è evoluta, allargando gli interessi ai finanziamenti U.E., ai fondi per le riqualificazioni del territorio, alle sovvenzioni all’agricoltura e agli appalti pubblici di opere strategiche per la provincia messinese. Interessi culminati nel reindirizzare i fondi a prestanome compiacenti o nell’imporre il versamento di tangenti a imprenditori destinatari di fondi, sovvenzioni o appalti pubblici”. 

Le famiglie che "gestiscono" Messina

Nella città dello Stretto si registra l’operatività di una cellula di cosa nostra catanese riconducibile ai Romeo-Santapaola. Il sodalizio avrebbe imposto il proprio potere, tra l’altro, proiettando i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione, infiltrando il sistema economico e investendo nello stesso i proventi illeciti. Nel territorio urbano operano poi altri clan di livello rionale. Si tratta di sodalizi risultano proiettati verso forme più classiche di profitto illecito tra le quali figurano il traffico di stupefacenti e la gestione di scommesse clandestine. Nel quartiere “Santa Lucia sopra Contesse” risulta egemone il clan SPARTA’. Alcuni soggetti vicini a tale consorteria sono stati raggiunti il 13 agosto 2020 da una misura cautelare268 eseguita dai Carabinieri. Un affiliato del clan è stato inoltre tratto in arresto, nell’ottobre 2020, nell’ambito dell’indagine “Agguato” che ha evidenziato la pericolosità della compagine. L’investigazione ha infatti fatto luce su un’aggressione avvenuta nel gennaio 2016 nei confronti di parenti di un ex boss270 individuandone la scaturigine in un conflitto tra gruppi criminali.

A Messina centro nel rione “provinciale” opera il clan Lo Duca di recente colpito dall’operazione “Flowers” sviluppata nel contrasto alle estorsioni. Sempre nel centro della città nel rione “Camaro” appare attivo il clan Ventura-Ferrante. Nel rione “Mangialupi” risultano presenti i gruppi AspriI, Trovato, Trischitta e Cutè attivi nel traffico di stupefacenti. Tali sodalizi opererebbero spesso in accordo con clan calabresi reclutando per l’attività di “spaccio” soggetti extracomunitari.

In particolare, il gruppo Trovato è stato colpito nello scorso semestre da un significativo sequestro274 di beni, tra cui compaiono imprese operanti nel settore delle scommesse e degli alimentari/tabacchi. Altro clan attivo nella zona centrale ma nel rione “Gravitelli” sarebbe quello riconducibile ai Mancuso. Nella parte settentrionale della città, in particolare nel rione “Giostra”, risulta radicato il clan Galli-Tibia frequentemente attivo nell’organizzazione delle corse clandestine di cavalli. Assunto confermato dall’operazione “Cesare” che nel novembre 2020 ha tra l’altro comprovato l’importanza di tale settore criminale per il finanziamento del sodalizio. L’indagine, che ha permesso di sequestrare due società “di fatto” gestite da uno degli indagati, ha inoltre documentato i rapporti tra il gruppo Galli e alcuni affiliati alla famiglia dei Santapaola, finalizzati a organizzare gare ippiche tra scuderie messinesi e catanesi. Il sodalizio è attivo anche nel narcotraffico, come confermato dalle recenti operazioni “Festa in maschera” e “Scipione” argomentate nella precedente Relazione semestrale e che hanno evidenziato canali di approvvigionamento degli stupefacenti a Catania e in Calabria.

Nel merito, il procuratore distrettuale di Messina, Maurizio De Lucia, ha sottolineato come si tratti di fenomeni criminali significativi anche sul piano evolutivo, evidenziando che “attraverso il traffico di stupefacenti si creano degli accordi e delle convenienze comuni proprio con la ndrangheta, considerato che tale traffico illecito implica una relazione costante delle organizzazioni sia della città di Messina che dell’area di Barcellona P.G. con organizzazioni ‘ndranghetiste”. Il rapporto costante con la criminalità calabrese emerso dalle risultanze investigative è, per i vertici della Procura peloritana, aspetto su cui va posta la massima attenzione “dal punto di vista della prospettazione futura, avendo ragione di ritenere che la ‘ndrangheta possa in futuro utilizzare lo stesso canale individuato per gli stupefacenti anche per altri traffici, in particolare quello del reinvestimento dei capitali”.

Sul punto anche il comandante provinciale dei carabinieri, Lorenzo Sabatino, ha dichiarato che “le principali organizzazioni mafiose messinesi si sono sviluppate subendo l’influenza sia di cosa nostra palermitana e catanese, con cui hanno intessuto significativi rapporti criminali, sia della ‘ndrangheta calabrese, di cui alcuni gruppi, in passato, mutuarono strutture, rituali e denominazioni. Il territorio provinciale del resto, è da sempre esposto all’infiltrazione da parte dei sodalizi mafiosi delle province limitrofe e a fenomeni di cooptazione in cosa nostra di esponenti della criminalità mafiosa locale”. Costante, inoltre, la volontà delle consorterie mafiose di infiltrare o condizionare l’attività politico-amministrativa degli Enti territoriali del messinese. In tale contesto, si rammenta che dall’indagine “Concussio” è scaturito, nel marzo 2019, lo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Mistretta, la cui gestione commissariale nel luglio 2020 è stata prorogata per altri 6 mesi in quanto “…non risulta esaurita l’azione di recupero e risanamento complessivo dell’istituzione locale e della realtà sociale, ancora segnate dalla malavita organizzata”.

Nel semestre in riferimento è inoltre stato decretato283 lo scioglimento del Comune di Tortorici per le ingerenze mafiose nell’ambito della citata operazione “Nebrodi”. Altro fenomeno endemico risulta quello degli episodi corruttivi posti in essere da imprenditori spregiudicati e pubblici funzionari che perseguono il facile arricchimento. Al riguardo, nel semestre si sono manifestati interessi verosimilmente estranei alle consorterie mafiose e legati al traffico e allo smaltimento illecito di rifiuti. In tal senso depone l’operazione “Eco Beach”2 condotta dai carabinieri il 16 dicembre 2020 che ha consentito di trarre in arresto 16 soggetti. Tra questi un pubblico funzionario risultato gratificato dagli imprenditori con denaro e regalie in cambio di un atteggiamento compiacente nello svolgimento dei controlli. Per il futuro, si ritiene che l’egemonia delle organizzazioni riconducibili a cosa nostra non possa essere messa in discussione. In particolare, nel capoluogo i clan autoctoni stabili nei singoli quartieri e secondo un consolidato radicamento dovrebbero evitare di entrare in contrasto con i Romeo-Santapaola.

La criminalità organizzata storica della città continuerà infatti ad aderire alle competenze rionali riconosciute ai gruppi criminali riferiti a organizzazioni “familiari” consolidate che tendono ad agire autonomamente evitando tuttavia scontri cruenti. Nella provincia, la gestione delle classiche forme di profitto illecito quali il traffico di stupefacenti tenderà a proseguire anche attraverso accordi dei gruppi mafiosi con sodalizi anche di altre regioni.

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