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Cronaca

La morte di Messina Denaro e gli equilibri precari di Cosa nostra: per la prima volta non c'è un erede designato

Col decesso dell'ultimo dei Corleonesi si chiude definitivamente un'era all'interno dell'organizzazione, di cui non è mai stato il capo. Ma per gli inquirenti la sua sola esistenza in vita è servita a garantire - anche solo simbolicamente - una gerarchia e un ordine, mettendo pure un freno a scalate al potere e vendette. Cosa succederà adesso?

La morte del boss Matteo Messina Denaro segna la fine di un'era in (quel che resta di) Cosa nostra, cioè quella dei Corleonesi e della pagina più sanguinaria scritta a suon di omicidi e stragi da Totò Riina. Cosa succederà adesso all'interno dell'organizzazione criminale, fiaccata negli ultimi anni da centinaia, se non migliaia, di arresti e da sequestri miliardari? Quali saranno i nuovi asset del potere mafioso, visto che questa volta - come non era mai accaduto prima - non c'è un erede designato? E' questo il dato sul quale stanno lavorando adesso gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Guido, che per anni ha dato la caccia al latitante e che, lo scorso 16 gennaio, è riuscito alla fine ad arrestarlo. Del tutto improbabile che si possa tornare a una Cosa nostra che attacca frontalmente lo Stato, ma un minimo di apprensione resta, perché non si possono escludere fibrillazioni tra i clan o anche fra singoli appartenenti all'associazione.

Il boss non sfugge al tumore: è morto al 41 bis

Il tentativo di ricostituire la Cupola dopo la morte di Riina

Messina Denaro non era a capo della Cupola e, come venne fuori in maniera evidente nel 2018, subito dopo la morte di Riina al 41 bis, quando a Palermo si tentò di ricostituirla, nessuno pensò di dover consultare il capomafia trapanese. Tant'è vero che, a dispetto dei timori, dopo il decesso del "capo dei capi", il 17 novembre 2017, non vi fu alcuna guerra sanguinaria tra fazioni. Anzi, sempre come acclarato con l'inchiesta "Cupola 2.0", i palermitani cercarono semplicemente di riportare - come doveva essere in base alle regole di Cosa nostra - il baricentro in città e non più in provincia, dov'era stato per un quarto di secolo.

Messina Denaro, il "fantasma" che garantiva un equilibrio

In questo contesto, però, la sola esistenza in vita di Messina Denaro - anche se da latitante per tre decenni e che ha badato soprattutto ai propri affari personali - secondo gli inquirenti, sarebbe stata comunque un "freno" alle ambizioni di qualcuno, il suo fantasma sarebbe servito a garantire, anche solo simbolicamente - vista la mitologia che nel tempo si è costruita sul personaggio - una gerarchia e una specie di ordine all'interno dell'organizzazione. Ora che è morto questo "freno" viene inevitabilmente meno.

Caccia al "tesoro" e all'archivio segreto del boss

Il "capo dei capi": "Era uno dritto, ma ora non fa niente..."

Messina Denaro, pur non essendo mai stato a capo dell'organizzazione, è stato però senz'altro - almeno fino ad un certo punto - nelle grazie di Riina e anche nell'immaginario (mafioso e non) poteva fungere da "erede". E forse il boss, quando diversi anni fa venne intercettato al 41 bis, non era così clemente con quello che era rimasto l'ultimo dei Corleonesi libero perché Messina Denaro non sarebbe stato all'altezza dei suoi progetti: "Questo si sente di comandare, ma non si interessa di... non combatte lo Stato. Era uno dritto - diceva Riina parlando di Messina Denaro - ma non ha fatto niente. Io penso che se ne sia andato all'estero".

"E' come a Birgi, appena se ne va il comandante ne sale un altro..."

In un'altra inchiesta, sempre del 2018 e quindi dopo la morte di Riina, ma sui clan trapanesi, era stato intercettato un dialogo tra un indagato e uno dei cognati dell'ex superlatitante, Gaspare Como, in cui i due si interrogavano sul passaggio di potere: "La gente deve parlare a vanvera – diceva il primo – con questa botta che è morto Riina e che quello (Messina Denaro, ndr) diventa... Ora cominciano a sparare minchiate". E l'altro: "Questo (Messina Denaro, ndr) potere vedi che prende ora, compare... Speriamo che questo prenda quota giusta". L'altro indagato non aveva dubbi: "La prende! Che fa, scherzi? E’ come a Birgi, appena se ne va il comandante c'è quello che sale, che deve fare il comandante... Non è che non ce n'è buccia per nessuno qua! Non è che ci sono bucce qua... Lui è!".

E se l'erede fosse una donna?

E ora? Chi è - se esiste - "il comandante che sale"? Nell'ultima relazione della Dia, relativa al periodo tra gennaio e giugno dell'anno scorso e resa nota qualche giorno fa, si metteva in evidenza come "la prolungata assenza al vertice (di Cosa nostra, ndr) di una leadership solida e riconosciuta, nel rendere meno stringenti regole e vincoli gerarchici, starebbe favorendo l'affermazione a capo di mandamenti e famiglie di nuovi esponenti che vantano un'origine famigliare mafiosa. Si assiste, nel contempo, al ritorno in libertà di anziani 'uomini d'onore' che cercherebbero di riaccreditarsi all'interno dei sodalizi di riferimento". E tra chi lascerà piuttosto presto il carcere c'è anche una donna, Patrizia Messina Denaro, sorella del boss. Così come in extremis, a poche settimane dalla morte, lui stesso ha scelto di riconoscere sua figlia Lorenza, che ora ne porta il cognome. Un'altra donna, quindi, peraltro molto giovane, e che si è avvicinata al padre soltanto dopo il suo arresto. Sono figure che potranno avere un peso sui futuri equilibri in Cosa nostra?

Il futuro incerto e le "teste calde"

Un altro interrogativo è legato a cosa faranno tutti coloro che finora hanno vissuto di luce riflessa, cioè che hanno gestito estorsioni, affari vari e anche il controllo del territorio in nome di Messina Denaro: cercheranno di accaparrarsi il suo potere e, soprattutto, se lo faranno sarà in maniera pacifica? Ci sono poi tanti affiliati e, perché no, pure qualche "avventuriero" o testa calda che in questi anni, sempre in considerazione che una specie di capo esistesse, hanno magari rimandato vendette e traffici, per non calpestare i piedi a nessuno e non avere guai: ora che l'ultimo dei Corleonesi è morto, continueranno a stare tranquilli o si sentiranno autorizzati a procedere secondo le loro ambizioni?

Fonte: PalermoToday

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