Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Capo d'Orlando

Trent'anni dell'Acio, il prefetto: “Racket e usura ancora forti ma non trovano riscontro nelle denunce”

L'allarme all'incontro dell'associazione di Capo d'Orlando: “La mafia nel Barcellonese si contraddistingue per la richiesta di pizzo, nel Messinese ha preso la via delle scommesse e del gioco d'azzardo, nella zona ionica influisce nelle attività turistiche”. E poi c'è la mafia rurale...

"Nonostante tutte le operazioni fatte senza soluzione di continuità in questo territorio, nonostante i colpi inferti alle organizzazioni criminali, il fenomeno estorsivo e quello dell'usura costituisce ancora lo strumento criminale utilizzato dalla malavita non solo per reperire proventi per i detenuti e gli affiliati, ma anche per imporre la propria leadership e il controllo del territorio".

A sottolinearlo è stato il prefetto di Messina, Maria Carmela Librizzi, durante il suo intervento in occasione dell'incontro on line organizzato a 30 anni dalla nascita della prima associazione antiracket, l'Acio di Capo d'Orlando. "Il fenomeno estorsivo si è adattato alle nuove dinamiche economiche e alle diverse presenze criminali - ha spiegato -. Il Barcellonese si contraddistingue per la richiesta di pizzo agli esercizi commerciali e alle imprese negli appalti, nel Messinese ha preso la via delle scommesse e del gioco d'azzardo, nella zona ionica influisce nelle attività turistiche e poi c'è la mafia rurale con i furti di bestiame e mezzi agricoli per arrivare anche all'intestazione fittizia di bene e così percepire erogazioni di contributi europei".

Il prefetto ha spiegato come "il fenomeno delle estorsioni è presente nel territorio ma non trova riscontro nelle denunce. Tra gennaio-novembre 2020 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente abbiamo registrato una contrazione del 36 per cento di denunce per estorsione e dell'86 per cento per usura. Sono, invece, in netto aumento i reati sentinella, come i colpi di pistola contro auto e negozi o le bottiglie incendiare, fenomeni che riscontriamo quotidianamente nel nostro territorio. Tutto questo richiede un impegno ulteriore che non può più essere affidato solo alle associazioni antiracket che hanno contribuito all'arresto di personaggi di spessore criminale elevatissimo e che hanno assistito le vittime nei processi. Serve il coinvolgimento delle associazioni degli imprenditori e delle categorie professionali che devono acquisire questo spirito di collaborazione, di maggiore sostegno nei confronti dei propri associati ma anche di impulso e di stimolo".

A partecipare all'incontro on line anche il procuratore distrettuale di Messina, Maurizio De Lucia: "E' nel Nord Italia che bisogna organizzare oggi una nuova resistenza sociale rispetto alla penetrazione del racket", ha sottolinato invece De Lucia, perché è lì che "il crimine organizzato sta sperimentando una penetrazione estorsiva".

"Al Nord c'è una sensibilità culturale minore rispetto al Sud - dice il procuratore distrettuale -. Una delle scommesse che io immagino per l'associazionismo che verrà è proprio l'impegno civile nel Nord Italia, perché lì ci sono tanti commercianti e imprenditori e soprattutto in un momento come questo di grave crisi economica in cui le mafie sono pronte a fare il loro gioco, uno sforzo di sensibilizzazione verso il mondo del terziario nelle zone in cui si pensa che il mafioso è gestibile è molto importante". 

Fonte: adnkronos

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Trent'anni dell'Acio, il prefetto: “Racket e usura ancora forti ma non trovano riscontro nelle denunce”

MessinaToday è in caricamento