Cronaca

Maxi indagine dopo il tentato omicidio di un pregiudicato, in carcere anche il figlio del boss di Giostra

Paolo Gatto, 22 anni, arrestato con il cugino Giuseppe Cutè per l'agguato a Francesco Cuscinà nell'agosto del 2018. Le accuse a vario titolo anche per porto e detenzione di armi comuni da sparo, rapina aggravata in concorso e trasferimento fraudolento di valori

Sarebbero i responsabili del tentato omicidio di un pregiudicato, avvenuto il 25 agosto 2018 a Giostra. Con questa accusa, dopo un anno di serrate indagini sono stati arrestati alle prime luci dell’alba di oggi, due persone ritenute responsabili – a vario titolo – dei reati di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, porto e detenzione di armi comuni da sparo, rapina aggravata in concorso e trasferimento fraudolento di valori.

Si tratta dei cugini Giuseppe Cutè, 39 anni e Paolo Gatto di 22, entrambi messinesi. Quest'ultimo è il figlio del boss di Giostra. I due volevano uccidere il 64enne Francesco Cuscinà.

Ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, i carabinieri del Comando Provinciale di Messina.

Il provvedimento restrittivo trae origine dagli esiti di un’attività d’indagine sviluppata dai carabinieri della Compagnia di Messina Centro a seguito del tentato omicidio di un pregiudicato, che ha consentito di individuare i responsabili del fatto di sangue, perpetrato in un contesto mafioso e di far emergere il loro coinvolgimento in altri reati.

La vicenda

Alle 8.55 del 25 agosto 2018 un cittadino segnala una collutazione tra due soggetti e dichiara di aver sentito alcuni colpi di pistola sul viale Giostra.  Quando i carabinieri arrivano sul luogo trovano solo un cappello insaguinato sull'asfalto.

Nessuno parla, ma dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza i militari ricostruiscono la vicenda. Il pregiudicato Francesco Cuscinà è stato colpito raggiunto da due colpi di pistola a braccia e torace, ma l'arma si è inceppata e gli aggressori hanno quindi proseguito a mani nude per poi fuggire a bordo di un motorino.

Ed è stato proprio il malfunzionamento della pistola a salvare la vita a Cuscinà. 

Cuscinà si è inizialmente recato al centro di primo soccorso del Mandalari, ma le ferite riportato lo hanno poi costretto al ricovero al Piemonte. Il 64enne però non ha voluto raccontare ai carabinieri la verità sulla vicenda, fornendo addirittura informazioni fuorvianti. L'uomo ha infatti raccontato di essere stato aggredito da due persone straniere con il volto coperto, mentendo anche sul luogo in cui è avvenuto l'agguato.


 

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