Maltrattamenti e stalking, maggio nero in una città che piange ancora per Alessandra

Quasi ogni settimana carabinieri e polizia devono intervenire per rispondere alle richieste di aiuto delle vittime. I casi choc della mamma buttata fuori di casa e quella che ha rischiato di essere strangolata. Il sostegno delle associazioni

Un figlio che tenta di strozzare la madre nel sonno, un uomo che minaccia gli zii, una madre buttata fuori casa dalle figlie e donne  che continuano a subire violenze fisiche e psicologiche dall’uomo che dovrebbe amarle e sostenerle e perfino patrigni condannati per molestie alle figlie.

E’ la cronaca  di un mese “nero” per Messina. Una cronaca ormai giornaliera che conferma un trend in crescita sulle violenze domestiche.

Una deriva che non conosce classi sociali, età e territori.  Nonostante tutto. Nonostante anche l’attenzione verso un fenomeno sulla quale si sta cercando di porre un argine. Appena un mese fa, la città è scesa in piazza per non dimenticare la 29enne Alessandra Musarra, uccisa proprio l’8 marzo, il giorno delle mimose. Della sua uccisione è accusato il fidanzato. Dall’inizio dell’anno, in tutta Italia, sono stati 13 i femminicidi, più del 2018.

Casi estremi, come quello di Alessandra. Ma tanti altri se ne sono registrati che sono campanelli d’allarme di tragedie incombenti, segnali di una lista che rischia di allungarsi.

Appena sabato scorso gli agenti delle Volanti sono intervenuti per rispondere al grido d’aiuto di una madre aggredita dal figlio trentunenne: le ha messo le mani al collo mentre dormiva.  

La donna è riuscita a divincolarsi ma su di lei sono piovuti insulti e minacce. I poliziotti hanno ricostruito che il figlio, con problemi di alcol e droga, anche in passato si era mostrato violento ma la madre non lo aveva mai denunciato. Non si è calmato neanche quando sono arrivati a casa i poliziotti delle Volanti, avrebbe avuto un atteggiamento aggressivo anche con loro. Oltre ai maltrattamenti gli hanno contestato anche la resistenza a pubblico ufficiale. 

Lo scorso 16 maggio la notizia del provvedimento di un giudice che ha allontanato da casa due sorelle accusate di maltrattamenti alla madre. Quest’ultima dopo l’ennesimo grave episodio, ha trovato il coraggio di denunciato quanto subito dalle due figlie. 

Aveva fatto di tutto per riprendere il controllo della situazione ma alla fine ha dovuto chiedere aiuto alla polizia. All’inizio di maggio un altro caso era stato scoperto a  Oliveri dai carabinieri per un uomo di 42 anni accusato di maltrattamenti nei confronti della madre, reazioni che avrebbe avuto quanto lei gli negava del denaro. 

Atteggiamenti che avrebbero subito anche gli anziani zii. 

Il mostro in casa

La cronaca racconta anche mariti e uomini violenti. Episodi anche in provincia. Come emerso lo scorso 17 maggio da un’indagine dei carabinieri di Alcara Li Fusi che hanno ricostruito altre molestie, umiliazioni e minacce nei confronti della donna poste in essere da un uomo che già aveva il divieto di avvicinamento. Il giorno prima, a Brolo, sempre i carabinieri avevano portato alla luce una storia di minacce ed insulti ad una donna da parte di un uomo di 80 anni. 

Spintoni e botte alla compagna per strada arrestato per maltrattamenti e lesioni

Intanto si è chiusa in appello, con una condanna a sette anni, un’altra storia di abusi sessuali nei confronti di due ragazze. La vicenda, avvenuta in un centro della fascia jonica della provincia, era stata portata alla luce nel 2017 da una delicata indagine dei carabinieri che avevano cercato riscontri ai racconti delle due giovani.  La prima a parlare era stata la più piccola, all’epoca adolescente, che aveva raccontato dei comportamenti del patrigno si era poi aggiunto anche il racconto della sorella che ha riferito di un episodio che sarebbe avvenuto anni prima.

I giudici hanno anche applicato per un anno la misura di sicurezza del divieto di avvicinamento a luoghi frequentati abitualmente da minori  e il divieto di svolgere lavori che prevedano un contatto con minori e l’obbligo di tenere informati la polizia sulla propria residenza e sui propri spostamenti. Un provvedimento, quest’ultimo, invocato spesso dalle associazioni che lavorano al fianco delle donne vittime di violenze  che invitano sempre a non sottovalutare il conflitto familiare con quelli che possono diventare gesti estremi.

Appena vi sono i primi segnali di violenza, innanzi tutto è necessario che la vittima crei intorno a sé una rete, possibilmente con l’aiuto di parenti e amici e che si rivolga ad un legale di fiducia o ad associazioni e a centri antiviolenza al fine di ricevere tutte le necessarie informazioni per tutelarsi.

Gli abusi del patrigno, condannato a sette anni

Quando invece la violenza è conclamata, ad esempio nel caso di violenza fisica, la vittima, deve recarsi in ospedale e farsi refertare, recarsi poi dalle forze dell’ordine per sporgere la denuncia e nominare un avvocato penalista.

Le risposte da parte di forze dell’ordine e magistratura alle denunce delle vittime arrivano in tempi che sono sempre più brevi. 

Oltre di sportelli del Cedav e del Cirs a cui si si può rivolgere per consigli e tutele, c’è anche la struttura aperta dalla Polizia lo scorso anno ad hoc per i casi di maltrattamenti, una stanza per l'ascolto protetto delle donne vittime di violenza.

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