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Cronaca

Solidarietà a Risitano, il legale: “Costruito un sospetto terrorista attorno a una persona mai responsabile di violenza”

L’avvocato dell’anarchico Claudio Risitano, Carmelo Picciotto: “Entro 90 giorni il verdetto”

Si dovranno attendere 90 giorni prima di conoscere la decisione del giudice sull’eventuale ipotesi di sorveglianza speciale che è stata chiesta per il noto attivista messinese Claudio Risitano, attorno a cui si è scatenato un vero e proprio dibattito.

“È stato costruito un sospetto terrorista attorno a una persona mai responsabile di violenza”. Sono le parole dell’avvocato Carmelo Picciotto, legale del pacifista e anarchico messinese per cui è stata chiesta la sorveglianza speciale.

E dalle manifestazioni “No Muos”, a quelle “No Ponte”, passando per l’occupazione del teatro in fiera, fino alle tante iniziative a sostegno dei più fragili, in tanti, a Messina, hanno incrociato Risitano lungo il proprio cammino: “Risitano – spiega l’avvocato Picciotto – non ha mai commesso atti violenti, ma è stato etichettato dai PM come una persona potenzialmente pericolosa, in quanto ha portato solidarietà ad alcuni anarchici che sono stati arrestati. Inizialmente avevamo chiesto un rinvio, perché il tribunale aveva prodotto altre annotazioni a suo carico. Ci è stato concesso, al contrario, un rinvio “ad horas” (a poche ore), ma abbiamo rinunciato, perché abbiamo ritenuto quasi offensivo questo tipo di rinvio. Entro 90 giorni verrà presa una decisione. La vicenda che ha determinato questa richiesta da parte della Procura della Repubblica di Messina risale a qualche mese fa, quando, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative, Risitano fu controllato e fermato nei pressi di Piazza Muricello, di fronte a un bar, mentre il segretario del PD, Enrico Letta, si trovava a Piazza Casa Pia per un comizio elettorale”.

Davanti al tribunale di Messina, intanto, un popolo variegato, giovani e meno giovani, di varie estrazioni politiche. In attesa del verdetto del giudice, che si è dato 90 giorni tempo per mettere nero su bianco. Entro la fine di gennaio, infatti, verrà presa una decisione sul provvedimento restrittivo che riguarda Risitano e un altro attivista.

E una volta uscito dal palazzo di giustizia, Claudio Risitano ha preso in mano il megafono, rivolgendosi a tutti i presenti che hanno voluto manifestare solidarietà all’attivista: “Sono stato toccato, inondato e commosso, da una grande solidarietà – ha detto – e voglio esprimere la mia gratitudine nei confronti di tutti – Sentire il calore incandescente delle mie compagne e dei miei compagni e a cerchi concentrici quello di chiunque abbia sentito dentro di sé delle ragioni per esserci è stata un’esperienza tanto intensa da non poter essere tradotta in parole. Sono entrato dentro il tribunale accompagnato da fischi, urla e applausi di incoraggiamento e tutta l’ansia accumulata si è dissolta nella percezione concreta di un supporto smisurato. Cioè davvero incomprimibile da una misura, qual è, pur nella sua odiosità, la sorveglianza speciale. E ci sono entrato dopo aver gridato a squarciagola: “fuori tutte dalle galere, dentro nessuno, solo macerie”. E anche: “la nostra passione per la libertà è più forte di ogni autorità”. Nel corso dell’udienza, la richiesta che venisse tenuta a porte aperte, avanzata a mio nome dall’avvocato Picciotto, è stata respinta dal giudice dopo aver sentito il parere avverso della PM, “per motivi di ordine pubblico”. Il nutrito presidio, infatti, non è passato inosservato. Dopodiché, il primo atto dell’udienza è stato il deposito da parte della procura di nuove documentazioni per ispessire gli elementi di accusa a mio carico. A quel punto, l’avvocato ha chiesto un rinvio, per avere il tempo di consultarle con la dovuta attenzione. Ma l’unica forma di rinvio che il giudice era disposto a concedere era un rinvio “ad horas”, cioè solo per qualche ora. La requisitoria della PM è durata poco meno di mezz’ora ed è seguita al mio tentativo, malriuscito, di leggere per intero la mia dichiarazione, che ho fatto comunque protocollare, ma di cui sono riuscito a leggere solo la pagina finale. Che era, per me, pur tenendo molto anche a tutto il resto, la parte più importante: perché non c’è niente che mi prema di più della solidarietà verso Anna, Alfredo e Juan. Oltre a tutto ciò di cui avevo parlato fino agli aggiornamenti precedenti, che avevo avuto modo di leggere nelle carte fin qui consultate, la PM ha fatto riferimento alle contestazioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso della sua visita a Messina, all’occupazione del parco “Aldo Moro” di qualche mese fa e a un saluto al carcere di Gazzi tenutosi nel mese di agosto. I giudici si sono presi 90 giorni di tempo per decidere. Intanto – ha concluso – le ragioni per restare seduti dalla parte del torto oggi si sono intrecciate, abbracciate, guardate negli occhi. Ed è stata una bellissima mattinata di festa: nella quale si è provato a impedire al dolore, pur ineliminabile, di occludere i nostri orizzonti e sbarrarci l’accesso alla gioia”.

Di fronte al portone del tribunale, anche i genitori di Claudio e la sorella Ivana: “Grazie a chi c’è stato con il corpo – ha detto Teresa, la mamma di Risitano – testimoniando solidarietà e affetto. E a chi, pur essendo lontano fisicamente, ha fatto sentire la propria vicinanza, di cuore, con messaggi e telefonate. Grazie ai compagni e alle compagne di Claudio e a quanti oggi hanno coniugato la bellezza della poesia e la passione della lotta”.

A manifestare anche Unione Popolare Messina, con i rappresentanti Ivan Calì (Coordinatore Potere al Popolo Messina) e Antonio Currò (Segretario Partito Rifondazione Comunista Circolo Peppino Impastato).

L’udienza si è conclusa intorno alle 12 di ieri. Per la Procura della Repubblica di Messina sono intervenuti l’aggiunto Vito Di Giorgio e il sostituto della DDA Liliana Todaro. 

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