Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto

Mare inquinato, Legambiente lancia l'allarme: "Nel Messinese tre zone critiche"

I risultati del report effettuato in tutta la Sicilia dal 6 al 10 luglio. Preoccupa la situazione del torrente Patrì a Barcellona Pozzo di Gotto. Rilevate anomalie anche a Villafranca Tirrena e Giardini Naxos.

La foce del torrente Patrì a Barcellona Pozzo di Gotto risulta fortemente inquinata. Lo attesta il report di Legambiente - Goletta verde che anche quest'anno ha monitorato la costa siciliana, dal 6 al 10 luglio,  ponendo particolare attenzione alle zone in prossimità di canali e foci che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati.

Per quanto riguarda il territorio messinese, lo studio ha individuato problemi anche lungo la spiaggia libera di Villafranca Tirrena in prossimità del lungomare Colombo. Situazione simile riscontrata a Giardini Naxos in prossimità della foce del fiume Alcantara. 

Dai controlli eseguiti in tutta la Sicilia su  25 punti sulla costa monitorati, 16 risultano fuori dai limiti di legge. E di questi in ben dodici sono risultati valori critici.  I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

“Il tema della depurazione è un’emergenza su cui non ci sono più alibi – afferma Mattia Lolli, portavoce della Goletta Verde – è infatti notizia di ieri il parere motivato da parte della Commissione Europea sulla nuova procedura d’infrazione ai danni dell’Italia sulla maladepurazione. Sono 237 le località nel paese che non dispongono di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque di scarico. Molte di queste sonoin Sicilia. Si tratta della quarta procedura d’infrazione, basti pensare che solo per la prima la commissione europea ha già condannato l’Italia a pagare una multa di 25 milioni di euro più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma. Soldi che avremmo potuto spendere per progetti innovativi a difesa della salute del mare e dei cittadini”.

“Malgrado le nostre denunce costanti e le multe salate da parte della Commissione Europea in Sicilia continua a non cambiare nulla – afferma Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – al di là dei proclami delle istituzioni e delle rassicurazioni da parte delle autorità preposte ai controlli, restano i fatti. Due terzi dei cittadini siciliani, infatti, non sono collegati a sistemi di depurazione efficienti e funzionanti. Per questo il nostro mare rimane inquinato, sporco, e il nostro territorio malato. In questo quadro quella del palermitano rappresenta la situazione più devastante e vergognosa”.

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