Cronaca

Psicosi Coronavirus, la parola alla psicologa: “Ansia incontrollata generata dalla paura”

Secondo Maria Boncoddo a generare questo comportamento sarebbe il "terrore" verso qualcosa di sconosciuto. A parere dell'esperta bisognerebbe ridurre la sovraesposizione alle informazioni dei media ed evitare di farsi sommergere da "allarmi ansiogeni"

La paura verso qualcosa che non si conosce si trasforma in ansia generando panico, l’allarme sociale che dilaga in questi giorni nel nostro Paese si chiama Coronavirus. E se ci spostiamo in città le cose non cambiano, la reazione sembra quasi  la trama di un film sull’imminente fine del mondo, una corsa ad accaparrarsi gel igienizzanti, mascherine e generi di prima necessità e se prima era prassi comune salutarsi con una stretta di mano o baciandosi adesso è meglio mantenere le distanze. Certo la prudenza non è mai troppa in questi casi, ma non si starà un po' esagerando?

Abbiamo chiesto a tre farmacie cittadine, collocate in aree diverse della città,  e le risposte sono sempre le stesse: le mascherine con il filtro sono introvabili e ogni giorno la media di 100 -150 persone entra a chiedere soluzioni igienizzanti e mascherine chirurgiche di carta. In alcuni casi le scorte sono finite e si procede a creare disinfettanti nelle stesse farmacie. Richieste decisamente aumentate dopo la notizia di casi di Coronavirus a Palermo. 

Come ci fa notare una delle dottoresse intervistate, è giusto adottare le buone prassi igieniche, lavandosi le mani  spesso con soluzioni idonee, inoltre l’uso delle mascherine di carta può far sì che si eviti di toccarsi bocca e naso, quelle con filtri invece andrebbero usate solo da persone già infette e dal personale medico a stretto contatto con il paziente malato. 

Fin qui è tutto chiaro, ma perché la nostra mente reagisce in questo modo generando una sorta di psicosi Coronavirus? Lo abbiamo chiesto alla psicologa messinese Maria Boncoddo. “Prendere d’assalto i supermercati o le farmacie sono comportamenti  generati dalla paura verso l’ignoto- spiega la dottoressa-si tratta di rimedi per cercare di tenere a bada l’ansia, questa però se incontrollata fa perdere la razionalità che estremizzata diventa panico”. Alla base di questa ansia smisurata che sta colpendo un po' tutti a parere dell’esperta ci sarebbe la presenza di un flusso incontrollato e non sempre fondato di informazioni che bombarda il nostro cervello confondendolo, senza parlare della ricerca compulsiva di informazioni che la paura genera.  “Oggi ci fa quasi più paura una persona che tossisce piuttosto che un possibile attentatore” aggiunge.

 La psicologa consiglia in questi casi di cercare  l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo avvalendosi delle "Strategie anti-panico" stabilite dal Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi. Una sorta di vademecum riassumibile in 5  punti essenziali: attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo. Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi. Farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi e la nostra capacità di giudizio può affievolirsi. Pur di fare qualcosa, spesso si finisce per fare delle cose sbagliate e a ignorare azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci.Troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia.

Cosa consiglia l’esperto? “Ridurre la sovraesposizione alle informazioni dei media, senza farsi sommergere da un flusso ininterrotto di “allarmi ansiogeni”. Un pensiero è da rivolgere anche ai nostri bambini e ragazzi- continua la psicologa-  È bene proteggerli ma è anche essenziale far comprendere loro che i comportamenti preventivi adottati sono misure necessarie per avere maggiore controllo e garantire alla popolazione una protezione adeguata. Infine è fondamentale essere attenti ad esprimere le proprie emozioni negative di fronte ai bambini e ragazzi, che potrebbero essere influenzati dagli adulti che li circondano”.
 

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