Incubo Corona virus, anche a Messina razzia mascherine: le farmacie restano senza

Alla Brancato così come in quella della Salute le hanno vendute tutte e hanno difficoltà anche a rifornirsi con i grossisti. Le rassicurazioni degli esperti

Sono rimaste senza mascherine tante farmacie di Messina così come i grossisti da cui rifornirsi.  Nonostante le rassicurazioni dell’assessore alla Salute per la regione Sicilia Ruggero Razza che ricorda che in Italia i casi di sospetto sono risultati tutti negativi, c'è grande attenzione e preoccupazione sui rischi legati al Corona Virus.

Alla farmacia Brancato di Messina ad esempio non hanno più mascherine. Le hanno vendute tutte. “Sì, in realtà sono quelli che devono partire e che si preoccupano di stare in aeroporto, non tanto di chi rimane in città - spiega la responsabile della farmacia, la dottoressa Carmela Brancato - ma effettivamente è caccia alle mascherine per proteggersi. Per chi viaggia è comunque consigliato”. Anche la Farmacia della Salute è rimasta senza così come i suoi fornitori. 

Ad ogni modo negli ospedali siciliani è già arrivato il vademecum predisposto dall’assessorato regionale che coinvolge le Aziende del SSR (servizio sanitario regionale), il 118 ed i medici di medicina generale, che sono stati già convocati in un vertice in cui hanno appreso la procedura da adottare in caso di necessità. La procedura si attiva solo per i pazienti che abbiano viaggiato negli ultimi 15 giorni nelle zone a rischio o siano stati a contatto con persone di rientro e che abbiano i sintomi della polmonite.

La raccomandazione, verso i cittadini, è una: «Se avete sospetti, non venite per nessun motivo in Pronto soccorso ma chiamate il 112 che invierà un’ambulanza dedicata di biocontenimento, che porterà il paziente in reparto, senza passare dal Pronto soccorso».

Ma è davvero così pericolosa questa famigerata influenza cinese, o si tratta piuttosto della solita “fake” che, come già è successo negli anni passati, continua a ingenerare inutili e spesso pericolosi allarmismi? C’è da dire, in ogni caso, che, in una società fortemente mediatica come la nostra, l’informazione sconta l’onere della commercializzazione della notizia e ciò, a volte, a discapito della sua stessa credibilità.

Lo abbiamo chiesto al medico e giornalista Giuseppe Ruggeri, specialista in igiene medicina preventiva e sanità pubblica. “Secondo gli ultimi dati trasmessi ieri dalla Commissione Sanitaria Nazionale cinese - spiega il dottore Ruggeri -  ci sarebbero circa 6.000 casi accertati e 132 decessi di infezione da corona-virus. Per completezza informativa, tuttavia, questi dati vanno confrontati con quelli degli altri corona-virus che hanno causato epidemie nel passato: la SARS nel 2003 e la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) tra il 2013 e il 2019. La prima ha provocato 813 decessi su 8.400 casi con una mortalità di circa il 10 per cento, mentre la MERS ha colpito 2.500 persone causando 858 decessi con un indice di letalità del 30 per cento. Secondo queste cifre, il tasso di mortalità dell’influenza cinese si attesterebbe pertanto a livelli irrisori, poco al di sopra del 2 per cento”.

Si sente dunque di rassicurare sui rischi? “Assolutamente sì. E' chiaro che la situazione, in ogni caso, va tenuta sotto controllo. Lo spiega bene Matteo Bassetti, ordinario di malattie infettive e direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova e presidente nazionale SITA (Società Italiana Malattie Infettive, fonte dei presenti dati) che ha invitato a tenere alta la guardia sugli eventuali casi sospetti provenienti dalle aree epidemiche ma che non bisogna creare allarmismi. Il rischio vero - spiega l'esperto - è quello di dare troppa enfasi a qualcosa che in realtà è molto lontano da noi e poco o per nulla pericoloso, sottovalutando problemi tangibili come l’epidemia influenzale che non è ancora del tutto passata e rappresenta, questo sì, un vero pericolo per le categorie a rischio. Non dimentichiamo, infatti, che nel nostro Paese ogni anno ben 5.000 persone muoiono a causa di complicanze respiratorie da influenza”.  

Nessun caso d’infezione da corona-virus a tutt’oggi nella nostra città. “Molti se ne registrano, invece - conclude Ruggeri - di accessi acuti di paranoia che hanno condotto alcuni concittadini a evitare con cura di frequentare esercizi commerciali gestiti da cinesi. Chiaro effetto, quest’ultimo, di un’informazione che, in modo deontologicamente assai discutibile, cavalca l’allarmismo per vendere copie o riscuotere più visualizzazioni su rete possibili”.

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