Cronaca

Favori e Rolex per i trasporti marittimi, a giudizio l'ex governatore Crocetta, Finocchiaro e l'armatore Morace

La decisione del gup Claudia Rosini. Per gli altri indagati dell'inchiesta Mare monstrum il giudice si è dichiarato incompetente spostando il processo a Trapani

Massimo Finocchiato con il governatore Rosario Crocetta

L’ex presidente della Regione Rosario Crocetta rinviato a giudizio per corruzione insieme al suo collaboratore, il messinese Massimo Finocchiaro e all’armatore Ettore Morace.

Titolare della Imes, azienda che vende manufatti per l'edilizia in via La Farina, Finocchiaro - considerato il trait d'union fra l'armatore e il governatore - ha avuto una lunga militanza in An, ed è stato vicino nel passato alle posizioni dellonorevole Carmelo brguglio. In occasione della discesa in campo di Rosario Crocetta, l'esponente politico abbracciò la causa del Megafono, divenendo presto il più fidato collaboratore nell'area dello Stretto. In occasione di dissidi interni al Pd, partito al quale Finocchiaro non ha mai aderito, Crocetta annunciò la nascita di un nuovo partito da far federare sotto la sigla del Megafono. In quella circostanza fu organizzata una grande festa di simpatizzanti e sostenitori i un Hotel vicino Capo Peloro. Nel corso della festa, l'imprenditore Ettore Morace concordò un contributo di cinquemila euro con Crocetta e altri contributi furono assegnati da altri armatori messinesi.

A seguito delle dichiarazioni rilasciati dalla dirigente regionale Dora Chiazza, che aveva denunciato alcune anomalie nella gestione dei bandi per i quali concorreva la Liberty Lines, Massimo Finocchiaro fu convocato dagli investigatori di Palermo che chiesero lumi sull'evoluzione di tutta la vicenza.

Di qui il rinvio a giudizio di oggi deciso dal gup Claudia Rosini per tre degli indagati dell’inchiesta “Mare monstrum”, dichiarandosi invece incompetente per le posizioni degli altri imputati le cui posizioni passeranno al vaglio dell’autorità giudiziaria di Trapani. I pm avevano infatti chiesto il processo anche per Mimmo Fazio, Giuseppe Montalto, Marianna Caronia, Salvatrice Severino, Simona Vicari, Sergio Bagarella, Lucio Cipolla, Elisabetta Miceli, Giacomo Monteleone e l’impresa Liberty lines.

Nell'ambito dell'indagine, è stata sottoposta ad indagine anche la sottosegretaria Simona Vicari, accusata di aver ricevuto due orologi di lusso rolex da Morace  (un Rolex e un Bulgari per un valore complessivo di 12 mila euro) dopo aver fatto approvare un articolo della finanziaria nazionale con l'obiettivo di far abbassare l’Iva sul trasporto marittimo dal 10 al 4%. Sotto inchiesta anche il deputato e consigliere comunale Marianna Caronia che avrebbe ottenuto, grazie all’intercessione del funzionario regionale Montalto, una liquidazione superiore a quella che le sarebbe spettata dopo la fine del rapporto di lavoro con la Siremar.

Nel 2017 i carabinieri arrestarono l’armatore Ettore Morace, l’ex deputato regionale e sindaco di Trapani Girolamo Gazio e il funzionario della Regione Giuseppe Montalto. Dopo lunghe indagini emerse un presunto giro di mazzette e favori nel mondo dei trasporti marittimi che avrebbe garantito ai Morace un guadagno di circa 10 milioni di euro per il periodo compreso tra il 2008 e il 2014. Un risultato che gli armatori avrebbero ottenuto grazie ad alcune pressioni esercitate dal mondo della politica e da alcuni dipendenti della pubblica amministrazione che avrebbero materialmente predisposto alcuni bandi.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata avanzata anche per Salvatrice Severino, allora dirigente all’assessorato regionale ai Trasporti. Secondo l’accusa avrebbe gestito lei gran parte degli accordi che poi avrebbero favorito i Morace, "modulando" i bandi per l’assegnazione dei contributi regionali. Come confermerebbero alcuni scritti del marito della donna, un ex carabiniere, che avrebbe appuntato tutto su quelle relazioni illecite permettendo agli investigatori “di ricostruire i rapporti illeciti portati avanti con Vittorio Morace”. Contestati all’ex governatore Crocetta due assegni da 5 mila euro con cui Morace avrebbe finanziato il progetto politico “Riparte Sicilia”.

Gli indagati sono accusati a vario titolo dei reati di corruzione, turbata libertà degli incanti, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione del segreto d’ufficio.

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