rotate-mobile
Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Cronaca

Messina Denaro, le parole del sindaco sulla carta d'identità: "Quel documento è autentico"

Il primo cittadino di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione, a proposito del documento a nome di Andrea Bonafede trovato in possesso dell'ormai ex superlatitante, ha detto: "Ho fatto fare un'indagine ai miei uffici per capire se fosse falsificata. Sembrerebbe tutto regolare, un originale ma con la foto sostituita"

Nelle indagini sulla cattura di Messina Denaro si sta lavorando anche sulla carta d'identità che aveva con sé a nome di Andrea Bonafede, quello vero è nel frattempo finito sotto inchiesta. E sul tema parla il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione che all'Adnkronos ha detto: "Ho fatto fare un'indagine ai miei uffici per capire se quella carta d'identità fosse falsificata, pare, invece, che sia autentica, rilasciata ad Andrea Bonafede. Sembrerebbe tutto regolare, una carta d'identità originale ma con la foto sostituita".

Intanto si terrà tra oggi e domani l'interrogatorio di garanzia di Giovanni Luppino, 59 anni, l'uomo arrestato lunedì mattina insieme con il boss Matteo Messina Denaro. È stato proprio Luppino, commerciante di olive, agricoltore di mestiere, incensurato, ad accompagnare l’ex latitante in auto alla clinica Maddalena di Palermo.

Luppino, che non è parente del boss omonimo, è un volto nuovo per gli inquirenti. Non era mai stato coinvolto in operazioni antimafia. Da tempo si era dedicato al commercio delle olive del tipo “cultivar Nocellara del Belìce”. Un comparto che genera milioni di euro tramite magazzini d’ammasso sul territorio di Campobello di Mazara e Castelvetrano. Luppino è accusato di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravata dal metodo mafioso. Adesso gli inquirenti stanno indagando su quali fossero i suoi rapporti col padrino arrestato lunedì e per il quale il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha firmato il decreto che dispone il 41 bis per l'ex superlatitante.

Il capomafia infatti è già stato trasferito nel carcere di massima sicurezza dell'Aquila, una struttura individuata anche sulla base del fatto che è dotata degli strumenti per garantire le cure oncologiche necessarie al boss.

In questa fase non è previsto un incontro diretto tra i magistrati e Messina Denaro, che di fatto finisce in carcere in seguito a tutte le condanne definitive che ha accumulato negli anni, tra l'altro per le stragi del 1992 e 1993, oltre che per l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo. Ha anche diversi procedimenti pendenti, uno dei quali è fissato per giovedì 19 a Caltanissetta. Il primo in cui potrebbe partecipare in videocollegamento e per la prima volta da detenuto e non più da latitante. Ha nominato il suo difensore e si tratta di una sua nipote, Lorenza Guttadauro, nipote anche del capomafia palermitano Giuseppe Guttadauro.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Messina Denaro, le parole del sindaco sulla carta d'identità: "Quel documento è autentico"

MessinaToday è in caricamento