Cronaca

Caronia, il corpo di Gioele invisibile a droni e radar fino al giorno del ritrovamento

L'esperto nominato dalla Procura ha studiato le immagini prodotte durante le ricerche. Ma resta impossibile avere una certezza se quel sentiero ricoperto dai rovi corrisponde con il luogo in cui il bimbo ha trovato la morte. Il giallo degli "oggetti sconosciuti" nel bosco

Sono tanti gli interrogativi senza risposta ad aver spinto i legali della famiglia Mondello ad opporsi alla richiesta della Procura di archiviare le indagini sulla morte di Viviana e Gioele. Tra questi c'è anche il giallo legato al ritrovamento dei resti del bimbo, scovati il 19 agosto 2020 dall'ex carabiniere Di Bello. L'analisi delle immagini satellitari e dei droni non è infatti servita a comprendere se quel sentiero ricoperto da rovi e arbusti corrisponde con il luogo in cui il bimbo ha trovato la morte.

Una scuola di Venetico intitolata a Gioele Mondello

Neanche l'attento esame dei consulenti della Procura ha fornito risposte certe. Non a caso la relazione del professore ordinario di Informatica Sebastiano Battiato, incaricato dagli investigatori di esaminare l'archivio di foto e mappe grafiche, si conclude così: Pur utilizzando l'ingente quantitativo di immagini del drone e satellitari non è possibile individuare il corpo di Gioele Mondello in date antecedenti il suo ritrovamento. Così lo scorso gennaio il professionista dell'università di Catania, ha messo nero su bianco. La Procura lo aveva incaricato di analizzare immagini e riprese effettuate dai vigili del fuoco durante i giorni delle ricerche nel bosco di Caronia, nel tentativo di estrapolare ogni particolare utile all'individuazione dei corpi di mamma e figlio in relazione ai luoghi in cui sono successivamente stati scoperti.

I droni si sono alzati in volo per la prima volta il 4 agosto dell'anno scorso, a distanza di meno di 24 ore dalla scomparsa di Viviana e del figlioletto. E proprio in quell'occasione fu subito filmato il cadavere della 43enne ai piedi del traliccio, nella stessa identica posizione in cui poi sarebbe stato ritrovato quattro giorni più tardi. Misurazioni e rilievi, riportati nella relazione dello stesso Battiato, hanno infatti appurato come il cadavere sia rimasto immobile in quell'arco temporale lungo quattro giorni.

Gli "oggetti sconosciuti" ripresi dai droni

Restava da trovare Gioele. E per questo i droni dei vigili del fuoco non hanno smesso di setacciare il bosco ai piedi dell'autostrada. Ma in questo caso è stato possibile identificare solo degli "oggetti sconosciuti" che per dimensioni e caratteristiche cromatiche potrebbero essere associati agli indumenti che il bimbo indossava il giorno della scomparsa: maglia di colore blu, pantaloncino e cappellino bianchi. Si trovavano in un'area all'interno di un raggio di circa duecento metri dalla zona in cui quel drammatico 19 agosto Di Bello fece la tragica scoperta. Tali oggetti furono ripresi a partire dal 4 agosto, non risultando individuabili univocamente nelle giornate successive poichè - così come precisato dal consulente della Procura - facilmente movibili dal vento o comunque rimossi durante le attività di ricerca dagli operatori in quanto classificati come non utili.

Ma l'attenzione del professor Battiato si è fermata soprattutto su un oggetto di colore bianco ripreso il 4 agosto 2020, ritenuto di particolare importanza visti forma e colore riconducibili alla maglietta indossata dal bimbo e alla sua posizione, relativamente a quella in cui sono poi stati trovati i resti. Indizi che però non fanno una prova.

Nessun aiuto dalle immagini satellitari

L'esperto incaricato dagli inquirenti ha lavorato anche su immagini satellitari di diversa provenienza. Ma il verdetto è stato unico in tutti i casi: Non è stato possibile individuare elementi in qualche modo riconducibili a corpi umani.

Il professor Battiato infine si è soffermato sui riscontri raccolti dall'archeologo Pier Matteo Barone, pubblicati da MessinaToday il 21 agosto 2020. Il docente dell'università americana di Roma e membro dell'Associazione Italiana del Georadar, aveva concluso il suo lavoro sostenendo che i corpi di Viviana e Gioele potevano essere ritrovati già il giorno dopo la scomparsa utilizzando particolari filtri da applicare alle mappe satellitari del bosco di Caronia. Una tesi non appoggiata dal consulente della Procura che evidenzia un'errata interpretazione delle variazione di colore che avrebbero potuto indicare la presenza dei corpi con temperatura più bassa rispetto all'ambiente circostante.

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