Morte Lorena Mangano, Gugliandolo torna libero

Lo ha deciso la Corte d'Appello del tribunale di Messina dopo l'istanza presentata dall'avvocato del ragazzo. Il 4 dicembre la sentenza della Cassazione

Torna in libertà Giovanni Gugliandolo, coinvolto nell'incidente stradale che tre anni fa è costato la vita a Lorena Mangano. Lo ha disposto la Corte d'Appello del tribunale di Messina che ha accolto favorevolmente l'istanza presentata dall'avvocato del ragazzo Pietro Luccisano.

La storia

Gaetano Forestieri e Giovanni Gugliandolo facevano una gara ad alta velocità, di notte, in una zona urbana comunque trafficata. Una gara che quella notte maledetta del 26 giugno 2016 in via Garibaldi ha messo la parola fine alla vita di Lorena Mangano. Ventitrè anni appena, studentessa che amava lo sport. Mentre attraversava  con la sua Fiat Panda l’incrocio con la via Torrente Trapani, è stata travolta dall’Audi TT guidata dal  34enne Forestieri che giocava a fare i rally. Pure finanziere. Lorena è morta due giorni dopo al Policlinico. I suoi organi sono stati donati.

Intanto, il 19 giugno si aspettava l’ultima sentenza. Ma i giudici della IV sezione penale hanno rinviato tutto a sorpresa  al 4 dicembre prossimo. Per una questione che sembra squisitamente giuridica. Ma in realtà non lo è.

Il dispositivo dei giudici è  breve ma complesso. Lo stesso avvocato di Gugliandolo, Pietro Luccisano non era certo della sua stessa interpretazione. Perchè  gli ermellini hanno preso in considerazione una sentenza dell’11 dicembre 2007 e poi del 22 febbraio 2018 dalla Cedu, la Corte europea dei diritti dell'uomo, in cui, secondo le previsioni del caso “Drassich”, è possibile una diversa riqualificazione del fatto-reato e dell’addebito. Riqualificazione che riguarda la posizione di Giovanni Gugliandolo, il pasticcere oggi trentenne. Perché  Gugliandolo, quella notte, a bordo della sua Fiat 500 Abarth, è vero che gareggiava col finanziere, è vero che ha messo in atto un comportamento scellerato che ha causato la tragedia, ma è anche vero che lui al semaforo rosso si è fermato. Di fatto, fermandosi a quel semaforo, interrompe in qualche modo la gara. Quanto inciderà  il fatto che poi, con i feriti ancora a terra, se ne sia andato a casa a cambiare macchina e a pensare a proteggere solo se stesso?

Alla luce di queste considerazioni, gli avvocati saranno chiamati a ridiscutere il caso. In primo grado Forestieri era stato condannato ad 11 anni per omicidio stradale, mentre Gugliandolo a 7 anni e fu disposto il  risarcimento danni alle parti civili. La corte d’appello di Messina rideterminò le condanne, da 11 a 10 anni per Forestieri e da 7 a 6 per Gugliandolo.

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