Cronaca Lipari

La 22enne morta a Lipari, sette indagati per il caso Famularo: "Gravi condizioni della sanità eoliana"

Fra questi anche l'allora ex dg dell'Asp di Messina, Paolo La Paglia. Il procuratore generale Giuseppe Costa ha avanzato anche la richiesta di incidente probatorio

Sette indagati per la morte di Lorenza Famularo, la 22enne di Lipari deceduta a causa di un arresto cardiorespiratorio per embolia polmonare non diagnosticata e trattata con antidolorifici e antibiotico. Una vicenda, questa, che va ben oltre il fatto di cronaca e che evidenzia e denuncia le gravi condizioni in cui si trova la sanità in cui vertono le isole Eolie. A iscrivere i nomi di sanitari, amministratori e medici, che hanno dato le prime assistenze alla donna il procuratore generale del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Costa, che ha avanzato anche la richiesta di incidente probatorio, grazie alla determinazione dell'avvocato che assiste i familiari di Lorenza, Vincenzo La Cava. Si tratta dell'infermiere Antonino Casilli, il dottore della guardia medica Giuseppe Cannata, il radiologo Giovanni Noto, la dottoressa Angelica SequenziaPaolo La Paglia ex direttore generale dell'Asp di Messina, Sergio Crosca responsabile pro tempore del Pronto Soccoso e il responsabile del presidio medico Vincenzo Compagno

Cosa è accaduto a Lorenza secondo la ricostruzione degli inquirenti

I primi malori per Lorenza sono arrivati il 14 agosto del 2020 quando la ragazza è stata accompagnata al Pronto Soccorso del nosocomio eoliano da una amica. Da lì Casilli l'avrebbe dirottata alla guardia medica "senza sottoporla ad alcun triage, senza farla accedere ai reparti né sottoporla a visite mediche o ad i necessari accertamenti strumentali", come si legge nell'informativa. A trattarla con antidolorifici il dottore della guardia medica Cannata, ma i malesseri sono continuati il giorno dopo per Lorenza i cui genitori si sono rivolti al radiologo in servizio al presidio ospedaliero di Lipari, il dottore Noto, che avrebbe ulteriormente confermato la terapia antidolorifica. 

L'odissea della giovane è continuata ancora. Lorenza qualche giorno dopo torna alla guardia medica, dove la dottoressa Angelica Sequenzia, oltre a somministrare nuovamente un antidolorifico avrebbe prescritto anche l'antibiotico "consigliando ulteriori accertamenti dopo la festività di Ferragosto", si legge ancora. Pochi giorni dopo la situazione è degenerata e la ragazza ha cominciato ad avere forti dolori e malesseri di natura respiratoria; viene così portata all'ospedale di Lipari, dove il dottore Noto diagnostica "l'esistenza di un'infiammazione muscolare del trapezio e suggerì una terapia decontratturante sconsigliando - alla richiesta della madre della ragazza - di praticare esami radiodiagnostici onde non esporre la paziente a inutili radiazioni", scrive ancora il procuratore. 

La situazione precipita il 22 agosto, quando, mentre la ragazza era a casa del fidanzato, nonostante il trasferimento in ambulanza in ospedale ed i vani ed inutili tentativi di rianimazione, è deceduta alle prime ore del giorno dopo. Una tragedia, questa, finita all'attenzione della stampa locale e nazionale perché diventata, grazie al movimento "Io sono Lorenza" l'epilogo delle inefficenze del presidio ospedaliero eoliano. 

La relazione dei consulenti: "Evidente carenze certificative" 

Le relazioni dei consulenti tecnici nominati dalla Procura della Repubblica di Barcellona, Letterio Visalli e Michele Giannetto, hanno sottolineato di aver riscontrato "evidenti carenze documentali/certificative". Ma c'è dell'altro, perché gli specialisti hanno sottolineato che "le difficoltà respiratorie segnalate durante le visite mediche sarebbero state sottaciute ai sanitari dalla giovane o da chi per lei", prosegue l'informativa. Una circostanza, quella delle difficltà respiratorie accusate dalla giovane, riscontrata anche dalle indagini preliminari compiuti dei carabinieri di Lipari. 

Altre perizie si sono susseguite, dopo la prima richiesta di archivazione, le cui conclusioni hanno confermato che fosse "attendibile ritenere che sia il mancato accesso al Pronto Soccorso dell'ospedale di Lipari all'epoca della presentazione della paziente in data 14 agosto sia il mancato ricorso allo stesso Pronto Soccorso in epoca successiva ha verosimilmente condizionato negativamente tutta la storia clinica della Sig.na Famularo. Infatti, anche se difficilmente nel primo accesso al Pronto Soccorso stante la sintomatologia ancora abbastanza aspecifica della paziente si sarebbe potuti arrivare alla diagnosi di embolia polmonare purtuttavia si sarebbe potuto indirizzare la paziente ad un ricovero ospedaliero per osservazione
clinica ed accertamenti o ad una dimissione protetta con successiva rivalutazione", precisa il procuratore. 

"Lorenza Famularo non doveva morire di sanità"

Oltre alla mancanza delle giuste misure di assistenza nei confronti di Lorenza, il problema, per la Procura, è legato a un più ampio "svantaggio costituito, all'epoca del fatto, e tutt'oggi, dall'esistenza di strutture sanitarie e di servizi inidonei, distanti dai presidi sanitari della terraferma", scrive ancora Costa. "L'isolana Lorenza Famulato non doveva morire e, soprattutto, non doveva morire "di sanità" in un periodo storico unico, connotato dalla virulenta pandemia, nella quale proprio le evidenze e sintomatologie del virus erano caratterizzate da aggressioni al sistema respiratorio e all'apparato polmonare e che nel caso di Lorenza - ad avviso di chi scrive - avrebbero dovuto giustificare vieppiù le più elevate ed approfondite cautele diagnostiche", precisa. 

E che sia stato personale paramedico a dirottare il 14 agosto Lorenza, dall'ospedale alla guardia medica, deve, secondo la Procura, essere sottoposto a verifica, soprattutto in merito a eventuali "disposizioni normative o amministrative che rimettano al personale infermieristico lo svoleimento deltriage e quindi verificare se, nel caso in qui fosse avvenuto l'accesso della ragazza al Pronto Soccorso, con eventuale ricovero o con sottoposizione ad accertamenti, l'evento mortale avrebbe potuto esser evitato", sottolinea. 

Il dito puntato contro la politica: "Gravi condizioni in cui versa la sanità eoliana"

Infine anche la dirigenza dell'Asp di Messina, nella figura dell'ex dirigente Paolo La Paglia, quella del responsabile pro tempore dell'ospedale di Lipari, nella persona di Sergio Crosca, e quella del responsabile del presidio medico Vincenzo Compagno. iscritti nell'elenco degli indagati, saranno oggetto di valutazione in quanto le criticità dei presidi erano state evidenziate in seguito a una Ispezione ministeriale, ma "senza alcun riscontro amministrativo né formale né operativo, tanto a livello regionale quanto a livello provinciale", scrive ancora la Procura.

"E tali valutazioni - sintetizzabili nell'oggettivo e sostanziale non funzionamento del Pronto Soccorso durante i fatti - a cascata refluiscono sulla posizione, in via di valutazione, degli ulteriori odierni indagati responsabili dei servizi sanitati-amministrativi: Crosca, responsabile pro tempore del Pronto Soccorso, Consiglio, responsabile pro tempore del Presidio Ospedaliero, e La Paglia, direttore generale pro tempore dell'Asp Messina le cui posizioni di garanzia vanno esaminate e vagliate, con il massimo conforto tecnico possibile, essendo potizzabile la coesistenza di condotte omissive colpose strict sensu medico-sanitarie e, per altro verso, di natura direttamente organizzativa. Condotte esemplificativamente costituite non solo dalla singolare abdicazione delle valutazioni di primo soccorso e diagnosi al personale infermieristico ma anche dalla cronica e consolidata carenza di personale e servizi", sottolinea. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La 22enne morta a Lipari, sette indagati per il caso Famularo: "Gravi condizioni della sanità eoliana"
MessinaToday è in caricamento