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Caronia, la ricostruzione dei consulenti: "Viviana e Gioele precipitati insieme dentro un pozzo e morti per asfissia"

Il team di esperti nominato dalla famiglia ha messo nero su bianco quanto avvenuto a Caronia lo scorso 3 agosto. La relazione inviata in Procura dai legali. Le conclusioni sul decesso di madre e figlio e sul successivo presunto occultamento dei cadaveri

Viviana e Gioele caduti o lanciati intenzionalmente dentro un invaso (pozzo o cisterna) con mezzo metro di acqua sul fondo e morti in seguito ad asfissia. E' la conclusione finale a cui sono giunti i consulenti della famiglia che hanno messo nero su bianco un'accurata relazione di diciotto pagine, adesso depositata in procura dai legali Pietro Venuti e Claudio Mondello. Il team di esperti, coordinato dal criminologo Carmelo Lavorino e dal medico legale Antonio Della Valle, ha ricostruito quanto è avvenuto la mattina del 3 agosto scorso nel bosco di Caronia, unendo tutti i punti in una perizia, a carattere propositivo e di collaborazione, adesso a disposizione degli investigatori che ancora devono rendere noti i risultati delle analisi fin qui condotte.

A collaborare con le indagini svolte dai consulenti, anche lo psicologo Enrico Delli Compagni, le dottoresse in Antropologia forense Nicolina Palamone e Angelica Zenato, Tony Carbone referente Cescrin per la Sicilia e l'esperto informatico Gaetano Bonaventura.Il team adesso punta ad ulteriore sopralluogo sui luoghi del rinvenimento dei corpi, un nuovo accesso ai corpi con l'autorizzazione all'uso delle apparecchiature Laser 3D. Successivamente, l'attenzione sarà spostata alle attività investigative per individuare tutti i pozzi della zona, cisterne e bacini artificiali (di proprietà e non) con tutti i dettagli e i particolari del caso.

La ricostruzione dei consulenti

“Nessuna uccisione del piccolo Gioele da parte di Viviana, nessun suicidio e/o lancio dal famoso traliccio di Viviana. In realtà si tratta di abile messinscena organizzata da una “combinazione criminale motivata e coinvolta” tramite la traslazione dei cadaveri in zone sensibili proprio per inscenare il suicidio o la disgrazia ed allontanare da sé ogni responsabilità. 

Viviana e il piccolo sono precipitati (caduti o lanciati, ancora non si sa) nel bosco di Caronia  all'interno di un invaso con circa 50 centimetri d'acqua sul fondo: un pozzo, una cisterna, un contenitore profondo 3-4-5 metri. I due sono precipitati contemporaneamente: Viviana si è fratturata diverse parti del corpo, specialmente la zona sinistra, le sono esplose due vertebre col tranciamento del midollo spinale, ha perso coscienza e sensibilità, è morta per asfissia. Gioele ha impattato col cranio zona temporale sinistra ed è morto per asfissia. Poi i due corpi, in tempi diversi, sono stati estratti dal fondo del pozzo con  le mani e con appositi strumenti da parte di qualche “soggetto ignoto”: Viviana tirata fuori la tarda sera del 3 agosto o la mattina del 4 agosto e trasportata con apposito mezzo per la messinscena e il depistaggio e, nel trazionamento, le vengono strappati i capelli; Gioele tirato fuori successivamente (anche la mattina del 4 agosto) e depositato nel tragitto fra la zona piazzola e la zona traliccio, senza escludere che sia stato conservato in un contenitore di plastica e posizionato  successivamente sul luogo del rinvenimento, dove il corpicino è stato oggetto di scempio da parte della fauna selvatica. I corpi dei due sono stati tirati su e fuori per essere oggetti di macabra messinscena al fine di un meditato depistaggio per autosicurezza e presa distanza dall'evento mortale. 

Tutto depone in tal senso, sia in positivo che in negativo:

  1.  Lo stato dei corpi e le fratture (proprie di precipitazione), i segni sul corpo e sui vestiti di Viviana. 
  2. Lo stato dei denti dei due: le colorazioni rosa degli elementi dentari, parziali nei resti di Viviana e complete in quelli di Gioele, sono colorazioni strettamente correlate alle condizioni peri-mortem (durante la morte) dei due precipitati, ovvero a uno stato di asfissia occorso successivo alla precipitazione verticale di Viviana e di Gioele e di permanenza in acqua. 
  3. L'assenza di ogni traccia che unisca Viviana al traliccio ed alla precipitazione dopo l'arrampicamento.
  4. L'impossibilità che Viviana abbia percorso il tragitto dalla piazzola al traliccio; l'impossibilità che si sia arrampicata sul traliccio e successivamente buttata; l'impossibilità che abbia potuto strangolare manualmente o con un mezzo costrittore Gioele facendolo morire per asfissia; l'impossibilità che  Gioele si sia procurata la frattura al cranio durante l'incidente".

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