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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca Gaggi

Il 15 enne morto fulminato, processo bis in vista: "Valutare responsabilità di altri soggetti"

Le motivazioni delle sentenza che hanno portato all'assoluzione di presidente e manager della Gemmo non escludono però responsabilità a carico di persone diverse da quelle contro cui si è proceduto. Ma la prescrizione è dietro l'angolo

Si apre la possibilità di un processo bis per la morte del piccolo Salvatore D'Agostino, il 15enne folgorato a Gaggi nel 2016 mentre recuperava un pallone.

E’ quanto si evince dalle motivazioni della sentenza che ad ottobre ha portato all’assoluzione del manager Francesco Trimarchi e della presidente della Gemmo Spa Susanna Gemmo per i quali la procura aveva chiesto nove anni di reclusione.

Il giudice monocratico Alessandra Di Fresco ha invece deciso diversamente ma nelle motivazioni della sentenza pubblicate il 19 gennaio scorso “ritiene doverosa la trasmissione degli atti del procedimento al Pubblico Ministero, in sede per le valutazioni di competenza circa la sussistenza di profili di responsabilità a carico dei soggetti a vario titolo interessati dalla vicenda in esame, Ente Comune, Chiesa, ditta appaltatrice.

Una amara soddisfazione per la famiglia assistita dall'avvocato Filippo Pagano in quanto dopo tanti anni dalla tragedia il reato è ormai prossimo alla prescrizione e la trasmissione degli atti in procura per affrontare un nuovo processo è destinata a rimanere solo una formalità nonostante la determinazione da parte dei genitori ad andare fino in fondo per l'accertamento delle responsabilità.

La storia è quella del tragico incidente accaduto la sera del 2 agosto 2016, nella piazza antistante la Chiesa Madre della frazione di Cavallaro. Salvatore, per recuperare il pallone, aveva oltrepassato una ringhiera che delimitava la piazza della Chiesa Madre dove stava giocando con altri ragazzini ma rimase folgorato toccando un faretto: la scarica elettrica non gli ha lasciato scampo ed il ragazzo è morto dopo 18 giorni di coma.

Ma se i due imputati sono stati assolti, spiega il giudice nelle sue motivazioni, il fatto rimane nella sua gravità, anche per la conoscenza del pericolo sulle condizioni dell’impianto che spesso era argomento di discussione fra i cittadini di Gangi.

“Appare evidente l'insussistenza di profili di colpa, per negligenza, imprudenza o imperizia, degli odierni imputati – scrive il magistrato - l'una in qualità di legale rappresentante della società affidataria del servizio di gestione della pubblica illuminazione del Comune di Gangi, l'altro responsabile di commessa in relazione al medesimo servizio luce. Ed è doveroso precisare come tali soggetti - di per sé non tenuti a conoscere dell'esistenza di un collegamento del quadro di alimentazione dell'impianto della Chiesa Madre al quadro Q1 posto lungo la Via Tenente Turrisi, oggetto del servizio affidato alla società Gemmo s.p.a. - non potevano di certo dirsi nelle condizioni di acquisire una tale consapevolezza. Nessuno, né il Sindaco, né altri soggetti, esponenti comunali, né la ditta incaricata delle verifiche sul territorio, rilevavano mai e, dunque, informavano mai la società Gemmo s.p.a., e per essa chi di dovere, dell'esistenza di una siffatta realtà”.

Secondo il giudice però “tali altri soggetti, invece, erano bene a conoscenza della presenza di un impianto a terra, di un impianto che palesava evidenti profili di pericolosità per terzi, per le condizioni in cui si trovava, per l'incendio che lo aveva interessato proprio nei giorni di poco antecedenti il verificarsi della tragedia. Condizioni, quelle dell'impianto, che erano note a tutti e che, come riferito dal lavoratore LSU, spesso alimentavano le discussioni dei cittadini che se ne avvedevano. Qualità, quelle dei soggetti che avrebbero potuto rilevare una siffatta circostanza, anche di valenza istituzionale, tali da giustificare un eventuale approfondimento investigavo, finalizzato ad accertare se avessero mai preso contezza della realtà emersa, quantomeno per verificare la loro estraneità al fatto”.

“L'insieme delle superiori considerazioni – conclude il giudice - porta a ritenere doverosa la trasmissione degli atti del procedimento al Pubblico Ministero, in sede per le valutazioni di competenza circa la sussistenza di profili di responsabilità a carico dei soggetti a vario titolo interessati dalla vicenda in esame, Ente Comune, Chiesa, ditta appaltatrice”.

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