Movida, i gestori dei locali occupano piazza Municipio

La protesta la scorsa notte in seguito all' ordinanza sindacale che impone la chiusura alle 1.30 e lo stop alla vendita di bevande alcoliche dopo le 20. Lunedì l'incontro con il vicesindaco Salvatore Mondello

Tutti contro l'ordinanza del sindaco De Luca che impone limiti alla movida messinese dopo i disordini della scorsa settimana. Sul piede di guerra i gestori dei locali del centro storico che puntano il dito contro il divieto di apertura oltre l'1.30 e lo stop alla vendita delle bevande alcoliche dopo le 20. 

La scorsa notte i titolari di pub, ristoranti e bar del centro storico hanno deciso di riunirsi in piazza Municipio pochi minuti dopo aver abbassato le saracinesche in virtù del nuovo orario, stabilito dopo un vertice in Prefettura lo scorso 11 giugno. Un sit-in improvvisato, organizzato da Alces e Movimento dei Tavolini, per chiedere modifiche ad un provvedimento considerato troppo restrittivo e già oggetto di critiche da diversi esponenti politici. 

Un appello al sindaco De Luca, affinché modifichi l'ordinanza, è arrivato dal consigliere comunale Alessandro Russo, dal presidente della quinta circoscrizione Ivan Cutè, Vento dello Stretto dalle associazioni di categoria.

Intanto, domani mattina una rappresentanza dei gestori dei locali verrà ricevuta dal vice sindaco Salvatore Mondello. 

Le associazioni di categoria: "Rischio di creare pesanti danni economici"

In particolare, Confesercenti, Confcommercio, CNA, Confimprese Italia, CLAAI e Confartigianato Imprese, giudicano il provvedimento "profondamente ingiusto perché colpisce mortalmente l’economia delle attività del settore della ristorazione".

Il provvedimento - sostengono le cinque sigle - appare inoltre repressivo poiché intende affrontare il complesso tema del disagio giovanile soltanto con lo strumento della compressione delle libertà delle persone e delle attività economiche, ma anche incoerente, perché sostenere che Messina sia una città turistica e poi chiuderne, di fatto, la fruizione significa distruggere 20 anni di politiche turistiche e d’ingenti investimenti sostenuti dagli imprenditori della città.

L’ordinanza peraltro è giunta in modo improvviso e inaspettato, in quanto le associazioni non sono state invitate a partecipare ad alcun confronto per discutere i termini della questione.

“Non possiamo non chiedere la revoca o la modifica sostanziale dell’Ordinanza- scrivono le associazioni di categoria- invitando il Sindaco, non appena rientrerà, e l’Amministrazione ad aprire un tavolo con le Istituzioni ed i principali interlocutori che abbiano ruoli e competenze in materia di
servizi sociali, turismo e sviluppo del commercio. In caso contrario sarà inevitabile- proseguono- assumere tutte le iniziative, nessuna esclusa, che
riterremo più opportune a difesa dei diritti, oggi gravemente compromessi, degli operatori economici della città”.

Confesercenti, Confcommercio, CNA, Confimprese Italia, CLAAI e Confartigianato Imprese della provincia di Messina adotteranno la stessa linea di condotta anche nei confronti degli altri Sindaci di città turistiche ricadenti nel territorio della Città Metropolitana di Messina convocati l’11 giugno scorso in occasione del Comitato d’Ordine Pubblico e Sicurezza.

“Dispiace rilevare- continuano le Associazioni- che gli incredibili danni economici che causerà l’Ordinanza 187 saranno scontati da una stragrande maggioranza di bar, ristoranti, lidi, focaccerie, pub, pizzerie, delivery ecc. che ha sempre rispettato le regole, che ha sempre avuto fiducia nelle Istituzioni e che, dopo tre mesi di chiusura per l’emergenza pandemica, sperava in questi mesi estivi, per evitare di dover abbassare definitivamente le saracinesche. Proprio nella logica della collaborazione con le Istituzioni siamo stati noi per primi a chiedere il pugno duro per chi vende alcol ai minori, così come abbiamo chiesto di rafforzare le attività di vigilanza a sostegno del divieto di assembramenti, chiedendo perfino l’uso dell’Esercito. Ed oggi non possiamo ricordare che dietro queste imprese vivono migliaia di famiglie, di piccoli imprenditori e dei loro lavoratori, che a causa degli effetti dell’Ordinanza 187 rischiano di perdere l’unica loro fonte di reddito. Ciò innescherà- concludono- inevitabili tensioni sociali dalle imprevedibili conseguenze”.

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