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Domenica, 27 Novembre 2022
Cronaca

Tornano i No Ponte: "Opera inutile e impossibile, ci fermeremo solo quando sarà cancellata dal futuro del nostro territorio"

Con l'annuncio dei lavori voluti dal vice premier torna il movimento da sempre contrario alla realizzazione dell'infrastruttura. Ecco le ragioni che trovano d'accordo anche il presidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale

“Un’opera difficile che richiederebbe tempi di studio molto più lunghi di una legislatura a fronte di temi ben più urgenti, dal rischio desertificazione, politiche e azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, alle rinnovabili per una transizione verde”.

Questo il pensiero di Antonello Fiore, presidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, sull’eventuale realizzazione del Ponte sullo Stretto, ormai chiodo fisso del vicepremier Matteo Salvini salutato con soddisfazione dal centrodestra che lo considera ormai "cosa fatta".

Ma ci sono problemi, anche di carattere geologico e sismico, oltre che di priorità che non possono essere rimosse anche per chi lo considera "potenzialmente" utile. Fra questi proprio Fiore che  all'Adnkronos ha spiegato come il Ponte resti un'operadifficile da realizzare. "Non bisogna pensare solo alla campata tra un pilone e l’altro c’è anche la questione del collegamento della viabilità su gomma e su ferro che deve essere innestata sul ponte - spiega il presidente - Prima di passare ad una progettazione esecutiva vanno fatti approfondimenti di carattere sismico e ambientale anche sui materiali che varranno scalati durante il cantiere, uno studio complesso che non si può risolvere con una legislatura”.

Insomma, “dal punto di vista di una visione d’insieme non credo sia un’opera necessaria. Ci sono questioni più urgenti ed importanti: stiamo andando verso il rischio desertificazione, c’è il tema dell’adattamento al cambiamento climatico, quello dell’adeguamento sismico delle infrastrutture oltre che la questione di una transizione che permetta di contenere i consumi delle fonti fossili con tecnologie come l’eolico, il fotovoltaico, la geotermia a bassa entalpia. Credo che si stia proponendo di spendere tutti i risparmi per comprare delle scarpe di lusso da indossare con un abito vecchio decenni e molto consumato”.

Ma la determinazione del governo non avrà vita facile. Nella città che dovrebbe ospitare la mega opera la rete No Ponte rinserra le fila. E annuncia una ampia mobilitazione fino a quando "il Ponte sarà cancellato dal futuro del nostro territorio e si sarà affermato, definito, avviato lo sviluppo dei necessari interventi per la tutela del territorio, dell'ambiente, degli edifici e la costruzione delle strutture e infrastrutture in grado di creare lavoro vero e stabile in misura anche maggiore".

"Quasi 10 anni fa - si legge in una nota del Movimento - si era mandato in soffitta il progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto.  In questi 10 anni non sono mancati i tentativi di riesumarlo, ma, sebbene a parole la quasi totalità del quadro politico si pronunciasse favorevolmente, nei fatti la promessa (la minaccia, per noi) di riprenderne l'iter è apparsa sempre più argomento da campagna elettorale che altro. Adesso il quadro sembra essere mutato. L'investimento politico sul Ponte fatto dalla compagine uscita vincitrice dalle elezioni è tale per cui il neo ministro delle infrastrutture è stato obbligato a muovere fin da subito i primi passi in direzione dell’aggiornamento del progetto. D’altronde, la convergenza tra Governo nazionale e Governi regionali calabrese e siciliano su questo tema sembrerebbe costituire una tempesta perfetta. Il movimento No Ponte, ed i cittadini dell’area dello Stretto, con tante mobilitazioni ed iniziative di informazione, aveva contribuito a bloccare l’iter progettuale e l’avvio dei cantieri. Attraverso un’articolata combinazione di iniziative di piazza e di controinformazione sulla natura devastante e speculativa del Ponte sullo Stretto si era completamente ribaltato il consenso che inizialmente sembrava tutto a vantaggio della Grande Opera. Tutto ciò ha rappresentato una grande esperienza di partecipazione popolare a difesa del territorio e dell’ambiente. Non c’è alcun dubbio che il futuro diverso per il nostro territorio, immaginato dalle migliaia di partecipanti alle iniziative No Ponte, non ha trovato un quadro politico capace di accogliere quella richiesta e quelle proposte. La Grande Opera sembra, così, tornare come scelta per disperazione. Tocca, dunque, a noi riprendere le mobilitazioni - continua il movimento - Tocca a tutti noi contrastare la disperazione che fa preferire la devastazione in cambio della promessa di posti di lavoro che non arriveranno mai. Tocca a noi fermare il partito degli affari. Tocca a tutti noi difendere il paesaggio dello Stretto. Tocca a noi intraprendere un nuovo percorso di controinformazione. Spiegare, ad esempio, che non è per nulla vero che il progetto sia approvato e pronto, mancando ancora nel 2013 il parere del Ministero per l’ambiente, oppure dire agli abitanti dei milioni di mc. di materiali di scavo da smaltire e informare la popolazione che la campata unica più lunga al momento è di poco più di 2000 m. mentre questa sarebbe di 3.330. Insomma, è il nostro un No ideologico o è il loro un Sì ideologico? Abbiamo ripreso il cammino - concludono i no pontisti - Non ci fermeremo se non quando il Ponte sarà cancellato dal futuro del nostro territorio".

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