Coronavirus, il grido dei lavoratori dimenticati dal governo: “Rischiamo azioni disperate e autolesioniste”

Nasce il Comitato stagionali Eolie, Milazzo, Basso Tirreno. Il documento inviato a ministri e premier. “La nostra esclusione discriminatoria”. Le preoccupazione per le famiglie e l'intero territorio

Rivendicano il bonus di 600 euro, strumenti quali la cassa integrazione in deroga o il prolungamento del periodo di disoccupazione, agevolazioni e sgravi fiscali, anche in considerazione della specificità delle zone di appartenenza e sistemi di ricollocazione, favorendo l’incontro della domanda e dell’ offerta.

Sono i lavoratori stagionali delle Eolie, Milazzo e Basso Tirreno che si sono costituiti in comitato. Questi i provvedimenti che chiedono con forza al governo di inserire nei prossimi interventi normativi per garantire adeguate misure di sostegno economico.

Il comitato spontaneo - composto da marittimi, noleggiatori, operatori di biglietteria - ha già scritto al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri per le attitivà culturali, l’economia, sviluppo economico e lavoro ricordando che dal decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020 che prevede il bonus da 600 euro e misure per i lavoratori messi in ginocchio dall’emergenza Covid sono rimasti esclusi una serie di categorie ridotte ora allo stremo.

“Una esclusione ha carattere disparitario e discriminatorio – scrivono nel documento - poichè il legislatore sembrerebbe aver normato in maniera differente situazioni che sostanzialmente sono analoghe e posizioni giuridiche di medesimo rilevo e, pertanto, meritevoli di tutela, creando una rilevante questione di legittimità costituzionale”.

Il Comitato mette in evidenza come l’esclusione sia ancor più insostenibile nell’Arcipelago delle Isole Eolie e nel comprensorio Milazzo - Basso Tirreno, territori che risentono di una crisi economica pregressa anche alla pandemia e legata a più fattori. Una economia che si poggia soprattutto su piccole imprese a gestione familiare, costruite sulla fatica di intere generazioni.

“La fonte primaria di rendimento dell’arcipelago, l’estrazione della pietra pomice, è cessata nel 2007 – scrivono -  a seguito della costituzione del parco vulcanologico, senza che sia intervenuta  la riconversione delle aree e dei sistemi di produzione. Sono cessate altresì, per il giogo pressante delle direttive europee, la maggioranza delle attività di piccola pesca costiera, riconvertite in ambito turistico. Di conseguenza, centinaia di lavoratori, soprattutto under 50, prima dediti alla pesca, hanno acquisito una solida formazione nel settore nautico, avendo conseguito anche abilitazioni e titoli marittimi a seguito di corsi di perfezionamento e specializzazione, ed investito ingenti risorse nell’armamento delle imbarcazioni. Il blocco imposto agli spostamenti ha indotto alla chiusura di tutti gli esercizi  e del “Doman non v’e’ certezza”.

Il comitato, composto in gran parte da persone che già dal mese di dicembre non percepiscono alcunchè, mettono in evidenza “un clima generale di sconforto e sfiducia”, “livello di sofferenza altissimo e la comunita intera paventa l’ombra di gesti inconsulti e di azioni disperate ed autolesioniste”.

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Tante le preoccupazioni, compreso il possibile assalto alle Aziende da parte di gruppi stranieri o locali, che potranno avvalersi della situazione di empasse in essere ed utilizzare capitali, leciti ed illeciti, per realizzare speculazioni economiche e finanziarie.

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