Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Colpo al cuore della storica cosca reggina, due i messinesi arrestati

Emersi rapporti ramificati anche in Sicilia e sempre più stretti con la comunità rom. L'operazione Garden della Guardia di Finanza di Reggio e i nomi degli indagati

Ci sono anche i messinesi Giovanni Cacopardo, 51 anni, e Antonino Familiari, 47 anni, fra gli arrestati nell'operazione messa a segno dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria che stamani ha portato a 27 misure cautelari, di cui 25 in carcere. 

I soggetti destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi dal Gip del tribunale reggino su richiesta della locale procura - Distrettuale antimafia diretta da Giovanni Bombardieri,  sono indagati a vario titolo per i reati di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, usura. Contestualmente, è in corso l’esecuzione del sequestro preventivo di un’imbarcazione, alcuni immobili, una società agricola, diversi terreni e varie autovetture. L’operazione Garden costituisce l’epilogo di una complessa attività d’indagine, coordinata dalla locale Procura ed eseguita dal Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria, che ha consentito di disvelare - allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità - l’esistenza di un sodalizio criminale egemone principalmente nel quadrante sud di Reggio Calabria.

E che conferma - come già svelato anche dall'Operazione Provinciale - lo "storico" legame fra le cosche messinesi e le 'ndrine.

Nel mirino l’operatività della cosca di ‘ndrangheta Borghetto-Latella, oggetto di investigazioni - per decenni non del tutto autonoma, in quanto articolazione satellite della storica cosca Libri - avrebbe conquistato, nel tempo, con le modalità tipiche delle associazioni mafiose, il controllo delle attività criminali ed economiche di un’ampia zona di Reggio Calabria, coincidente con i quartieri di Modena, Ciccarello e San Giorgio Extra. Il potere mafioso esercitato dal clan sui citati territori, garantito anche dalla disponibilità di veri e propri arsenali militari e da continui atti intimidatori e violenti, si sarebbe consolidato anche attraverso un’imponente attività estorsiva, monopolizzando vaste sacche commerciali ed economico-imprenditoriali, nonché numerose piazze del territorio anzidetto, con espansioni anche fuori dalla città di Reggio Calabria. A riprova dello spessore criminale del clan oggi smantellato, si registra la frase con cui un esponente di spicco appartenente ad un’altra famiglia della ‘ndrangheta reggina indica la famiglia Borghetto-Latella come “la corona della nostra testa”.

l capo-cosca, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe assurto a tutti gli effetti ai vertici del Mandamento di ‘ndrangheta di Reggio Calabria, rivestendo un ruolo di apicale spessore nelle gerarchie mafiose, di dispensatore di doti e cariche organizzative, nonché di programmatore delle ripartizioni dei proventi illegali fra il suo sodalizio e le altre ‘ndrine della città. L’attività investigativa ha confermato, per altro, l’esistenza di un legame sempre più profondo e sinergico tra la ‘ndrangheta della provincia reggina e pericolosi esponenti di gruppi criminali appartenenti alle comunità nomadi.

Sulla base degli elementi raccolti – ed in linea con quanto già giudiziariamente accertato nell’ambito di altri processi celebrati nel distretto reggino - verrebbe svelato un nuovo e pericolosissimo volto della ‘ndrangheta che, pur di perseguire i propri lucrosi scopi, ampliare la potenza economica, rafforzare le fila militari e il controllo sul territorio, sarebbe giunta a stringere patti gravissimi con le citate comunità nomadi, avvalendosi della stabile collaborazione dei loro più temibili esponenti. In tal senso, le indagini avrebbero consentito di appurare che l’organizzazione si sarebbe avvalsa - specialmente per il compimento delle più efferate attività criminali, come reati in materia di armi, di droga e, alla bisogna, anche di condotte violente - delle locali comunità rom, non solo asservendole a sé, ma anche in forza di un ormai necessario “do ut des”. In questo modo, tali comunità sarebbero state non solo legittimate sul territorio, ma, fatto ancor più grave ed inedito, avrebbero conquistato uno spazio di autonomia e libertà delinquenziale di estrema pericolosità sociale mai goduto prima e che, senza la protezione di cosche storiche e potenti, altrimenti non avrebbero potuto avere. Ulteriore terreno di operatività criminale della cosca sarebbe, da sempre, anche l’usura. I vertici, infatti, si sarebbero dedicati a tale attività illecita, anche grazie ai proventi derivanti dell’intenso traffico di stupefacenti.

Ma l'operazione ha documentato anche "proiezioni" della ndrangheta e "sinergie" oltre che con le comunità nomani e a Nessina - dove sono in corso ulteriori indagini - anche nelle province di Agrigento, Cosenza, Milano e Roma.

Numerosi, inoltre, sono gli episodi estorsivi registrati ai danni di imprenditori reggini. Peraltro, l’articolata attività d’indagine ha portato al rinvenimento di un vero e proprio arsenale, costituito da decine di armi, anche da guerra, tra mitragliette, fucili e pistole, perfettamente funzionanti e con relativo munizionamento, nonché di un ordigno esplosivo dalla potenza micidiale, il cui possesso non sarebbe giustificabile se non da finalità criminali di tipo mafioso. L’Operazione “Garden” testimonia la costante ed efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza e dalla Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nel contrasto alla criminalità organizzata ed ai fenomeni connotati da forte pericolosità sociale, quali il traffico di armi, di sostanze stupefacenti e all’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia, a salvaguardia delle libertà economiche e sociali.

I nomi

In carcere:
Borghetto Cosimo (Sant'Eufemia d'Aspromonte, 69 anni);
Borghetto Eugenio detto "Gino" (Reggio, 55 anni);
Bevilacqua Francesco (Reggio, 30 anni);
Cacopardo Giovanni (Messina, 51 anni);
Catanzariti Armando (Reggio, 53 anni);
Condemi Giuseppe (Reggio, 22 anni);
Ferrante Francesco (Reggio, 48 anni);
Filocamo Maurizio (Reggio, 45 anni);
Guasby Bard (Marocco, 24 anni);
Iaria Carmelo Rocco (Melito Porto Salvo, 49 anni);
Idotta Antonino (Reggio, 51 anni);
Latella Angelo (Reggio, 33 anni);
Latella Paolo (Reggio, 53 anni);
Malaspina Vincenzo (Reggio, 51 anni);
Melchionna Felice (Reggio, 54 anni);
Mento Giovambattista (Reggio, 40 anni);
Passalacqua Santino (Catanzaro, 23 anni);
Pennestrì Fabio (Reggio, 41 anni);
Perla Matteo detto "Giorgio" (Reggio, 61 anni);
Polimeno Nicola Danilo (Reggio, 37 anni);
Saraceno Francesco (Reggio, 40 anni);
Tripodi Aldo (Reggio, 59 anni);
Iaria Bruno (Melito Porto Salvo, 46 anni);
Familiari Antonino (Messina, 47 anni).

Ai domiciliari è finito Berlingeri Alessio (Melito Porto Salvo, 23 anni mentre obbligo di firma è stato disposto per Kevin Catanzaro (Reggio, 22 anni).

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