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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Sant'Agata di Militello

Neonato morto sulla A20, la relazione che inchioda la Regione: mai chiesta la deroga per il punto nascite

Dietro la tragedia della donna che ha dato alla luce un bambino in autostrada si tornano ad accendere i riflettori sulle responsabilità di una vicenda cominciata già nel 2014. I retroscena e le reazioni

Oltre 150 km di provincia privi di un punto nascita, l'iter burocratico per riaprire Sant'Agata di Militello fermo al palo da oltre due anni e un neonato morto dopo un parto in autostrada, nonostante la folle corsa dei genitori da Mistretta al presidio di Patti, ormai l'unico a poter garantire l'assistenza alle partorienti del comprensorio nebroideo. Una vicenda su cui la procura di Patti ha aperto una inchiesta iscrivendo nel registro degli indagati il medico del consultorio di Mistretta che dopo aver visitato la donna, rendedosi conto che le condizioni di salute erano preoccupanti, l'ha spedita in ospedale.

Adesso le indagini dovranno chiarire se il piccolo si sarebbe potuto salvare con l'intervento di una ambulanza o con una assistenza prestata in un centro più vicino. La vicenda, che ha un precedente sia pur a lieto fine, ma molto recente e risalente al maggio del 2020 quando una mamma ha partorito il proprio bambino durante la corsa da Militello Rosmarino in ospedale, rischia di intaccare chi, dietro tam tam burocratici e richieste di intervento mai ascoltate, ha permesso nel 2019 la chiusura del punto nascita di Sant'Agata di Militello. 

La relazione del Ministero: le deroghe mai richieste 

A chiedere una relazione dettagliata al Ministero della Salute sullo stato dell'arte del presidio nascite di Sant'Agata di Militello era stato il deputato pentastellato Francesco D'Uva nell'aprile del 2021, ottenenedo in risposta un documento che mette, nero su bianco, come la deroga da parte dell'assessorato regionale alla sanità per mantenere il centro operativo non sia mai stata presentata, nonostante il parere del Comitato percorso nascita nazionale si fosse già espressa positivamente dando la possibilità al presidio di Sant'Agata di Militello a proseguire l'attività. 

Il punto nascite già dal 2014 presentava volumi di attività inferiori a 500 parti l'anno, numero che è andato via via riducendosi nel corso degli anni attestandosi intorno a circa 300 nascite l'anno. Per ben 4 anni, comunque, il Cpn nazionale ha chiesto alla Regione delucidazioni su cui poter confermare il parere positivo alla deroga. Documenti che non sono mai stati corrisposti. 

Fino al 2019 quando la Regione risponde evidenziando però criticità e disallineamenti del centro rispetto agli standard previsti: "incompletezza dell'organico, assenza di due sale parto e di una sala operatoria dedicata h2 per i cesarei d'emergenza, nonché assenza di alcuni requisiti tecnologici", scrive il Ministero. 

Disagio orografico: soltanto due i comuni troppo distanti 

Il nodo del problema, però, resta quello della georeferenziazione dei comuni bacino di utenza dell'ospedale di Sant'Agata di Militello, cioè la definizione di un equilibrio tra distanza, tempo di percorrenza e numerosità dei parti nei presidi con nascite ridotte. Sempre secondo la relazione ministeriale, "si evince che tutti i comuni hanno punti nascita alternativi, posti a distanze che non superano i 60 minuti di tempo di percorrenza e che solo per uno o due comuni il tempo di percorrenza potrebbe essere quantizzato in circa 60 minuti".

Quali siano, non viene specificato nella relazione. Venendo meno però, nel caso di Sant'Agata di Militello il requisito principale del disagio orografico, qundi, anche il Cpn regionale si dice contrario al mantenimento dell'attività dell'ospedale di Sant'Agata di Militello. In vista, comunque, dell'ampliamento del bacino dell'ospedale di Cefalù e di quello di Patti, che avrebbero così compensanto la chiusura del reparto del presidio. 

I lavori di adeguamento dell'ospedale e un milione di euro mai speso 

Decisione che evidentemente orienta anche il Cpn nazionale in merito a non consentire, qualora fosse stata presentata richiesta da parte della regione, alcuna deroga. Con la possibilità però di consentire la deroga qualora il centro venisse adeguato agli standard previsti dalla normativa. E l'impegno viene preso da parte dei dirigenti dell'Asp, quindi dall'allora direttore generale Paolo La Paglia e dal direttore sanitario Domenico Sindoni, insieme con l'Assessorato regionale alla salute. 

A novembre del 2019 arriva l'approvazione del quadro di spesa e l'indizione della gara per l'affidamento dei lavori di ristrutturazione del reparto di ostetricia e ginecologica del Presidio. Un finanziamento da oltre un milione di euro, proveniente direttamente da Palermo, mai di fatto speso, perché senza la richiesta di mantenimento in deroga da parte della Regione del punto nascita, propedeutica all'esecuzione delle procedure di gara da parte dell'Asp, l'azienda non è autorizzata a investire i soldi se non previo parere della Corte dei Conti. 

Ed ecco che anche il Ministero scrive: "non si hanno informazioni in merito allo stato dell'arte dei lavori di ristrutturazione". Complice la pandemia, la progettazione dovrebbe ora di dover ripartire da zero. 

Il rimpallo di responsabilità: "La Regione può non tenere conto del parere del Cpn"

Nonostante le criticità elencate anche da una check list redatta direttamente dal dirigente del reparto di Sant'Agata, allora Umberto Musarra, comunque, la Regione siciliana possiede un'autonomia costituzionale per cui potrebbe comunque decidere di operare scelte autonome alternative. A sostenerlo è lo stesso ministero.

"La sospensione dell'attività di sala parto non significa assolutamente la sospensione di tutti i servizi correlati alla gravidanza e al post partum - si legge nella relazione - Anzi, il Cpn nazionale raccomanda sempre il potenziamento di follow up della gravidanza e del puerpuerio". 

I pareri espressi, quindi, non sono vincolanti. "La Regione Sicilia, ha facoltà di optare per scelte programmatorie relative alla riapertura del Punto nascita di Sant'Agata di Militello che non tengano conto del parere del Cpn nazionale - prosegue la relazione - Tuttavia, dovrà assumersi la responsabilità di garantire la presenza non solo di tutti i requisiti previsti dall'Accordo del 16-12-2010, cui la stessa regione ha aderito, ma soprattutto efficienza, efficacia dell'assistenza, nonché qualità e sicurezza per la madre ed il neonato".

Antonio De Luca (M5s): "La Regione artefice della chiusura del Pn" 

"Musumeci e Razza sono i veri responsabili della chiusura del punto nascita di Sant'Agata Militello ed il Presidente ha probabilmente le idee confuse quando afferma che il presidio ha chiuso perché la Regione ha dovuto adeguarsi alle regole imposte dal Governo nazionale. Ancora una volta il centrodestra prende in giro i siciliani ed i nebrodi senza alcun pudore". A dirlo è il deputato regionale Antonio De Luca, nonché membro della commissione sanità all'Ars. 

"La Regione Siciliana non è vittima di tagli imposti da Roma, ma è artefice consapevole della chiusura del punto nascita di S. Agata di Militello, come dimostrano le carte che in tempi non sospetti ho richiesto per fare piena luce sulla vicenda. 
Nel 2018, il Ministero della Sanità ha scritto all'assessore  Razza sollecitando la trasmissione di documentazione, ma da  Palermo non è mai partito nulla", spiega ancora. 

"Anzi, ad Aprile 2019 il dirigente regionale dell'Assessorato Sanità, Ing. Mario La Rocca, scriveva al Ministero comunicando che il Comitato punti nascita Regionale aveva proposto la sospensione del presidio fino alla risoluzione delle criticità riscontrate.
Criticità a cui assessorato regionale e Asp di Messina, nonostante i tanti proclami fatti, non hanno mai posto rimedio, tanto  che i lavori da 1 milione di euro più volte annunciati non sono mai partiti", prosegue ancora. 

"La verità è che avrebbero potuto tenere aperto il punto nascita persino con il parere negativo del CPNn, a patto di risolvere le criticità esistenti in conformità agli accordi assunti con lo Stato.  I documenti parlano chiarissimo: il Ministero chiedeva gli atti ed una formale richiesta di deroga, ma la Regione evidentemente aveva già deciso di chiuderlo. È scandaloso che oggi, dopo la tragedia della donna costretta a partorire in autostrada, Musumeci se ne esca con dichiarazioni finalizzate a scaricare su altri le proprie responsabilità. Lo sanno tutti, e da anni, che il punto nascita  è chiuso per volontà regionale e ciò che più mi rattrista è che sul territorio molti sindaci e deputati hanno fatto da scudo a questa situazione", sottolinea.

"È facile indignarsi dopo una tragedia come quella a cui abbiamo assistito, con un bambino nato prematuramente in una corsia autostradale e morto mentre tentavano di trasportarlo in ospedale, ma la buona Politica, quella con la P maiuscola, avrebbe dovuto prevenire tale situazione dolorose e indegna di un paese civile mettendo in pratica azioni di buon governo. Musumeci dovrebbe almeno tacere invece di nascondersi dietro scuse e rimpallo di responsabilità", conclude. 

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