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Cronaca

"Ponte sullo Stretto grande opera di devastazione", scatta la petizione per salvare la città

L'iniziativa su change.org trova ampie sponde sul piano politico. Barbagallo: "Questa accelerazione del governo serve soltanto a fare propaganda e assegnare posti di sottogoverno al ministro Salvini"

Il bivio è morire con un ombrello di cemento sopra la testa o reagire per definire le linee guida di uno sviluppo sostenibile.

Sessant’anni di parole sul Ponte sono costate finora centinaia e centinaia di miliardi. E su vistose anomalie progettuali e contabili ancora oggi si fa finta di non vedere.

E’ questa, in sintesi, la preoccupazione di chi ha lanciato la petizione popolare “No al ponte”, l’opera che scatena gli appetiti non solo in Sicilia, come ha spiegato il ministro Giancarlo Giorgetti commentando l’interesse dei cinesi alla costruzione.

L’obiettivo di 2.500 firme per dire no è stato raggiunto in meno di 24 ore. E adesso viaggia spedito verso le cinquemila.

“Le ultime settimane sono state occupate dal cosiddetto "decreto ponte", firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale – si legge nella petizione su Change.org - L’investimento che prima di tutti il Ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini, e di conseguenza il Governo Meloni tutto, hanno fatto sulla grande opera, difficilmente resterà senza esiti. La decisione di riesumare dalla liquidazione la Società Stretto di Messina Spa e la riapertura della sua sede nazionale, si uniscono all'immancabile nomina di consulenti locali. Tutto questo trafficare è perfettamente inscritto dentro la storia della Grande Opera di devastazione cui ci siamo da sempre opposte/i. “Il ponte sullo Stretto lo stanno già facendo” è una espressione che abbiamo sempre usato per dire che il ponte non è semplicemente un'infrastruttura, ma una decisione politica che comporta elargizione di denaro per progetti, consulenze, incarichi, pubblicità. Sul ponte sullo Stretto si sono, inoltre, costruite narrazioni utili a convogliare il consenso su questo o quel partito”.

Quanto è costato e quanto ci costerà? “500 milioni già spesi e il rischio di 700 milioni di penali sono il fardello che è stato già addossato alla comunità. Adesso partono nuovamente all’assalto. Le mobilitazioni che da decenni si oppongono al ponte hanno già ben individuato nella particolarità del paesaggio, dell’ambiente, del patrimonio immateriale dello Stretto di Messina, la risorsa fondamentale per il futuro delle comunità che abitano le due sponde".

Ma è l’impatto che i cantieri avranno sul territorio a preoccupare di più. Argomento che ha spinto anche il sindaco di Messina Ferdinando Basile a chiedere un coinvolgimento della città.

“D’altronde – si legge nella petizione - l’impatto che i cantieri avrebbero sul territorio e sulla vita delle/dei cittadine/i è stato ampiamente descritto, così come sono gli stessi sostenitori dell’infrastruttura a dirci delle incognite sottese alla edificazione del ponte a una o a più campate. A tutto questo si aggiunge il timore di un avvio dei cantieri senza un vero piano di realizzazione, e chi tra politici, amministratori locali e professionisti sta oggi, con enorme superficialità, accompagnando il riavvio dell’iter, si sta assumendo la responsabilità della devastazione del territorio e dello stravolgimento della vita di decine di migliaia di abitanti col rischio di una nuova incompiuta. In tanti, probabilmente, lo fanno sperando anche di entrare nella partita, ma dovrebbero sapere bene che questo difficilmente avverrà, poiché le grandi opere sono sempre gestite al massimo livello di centralizzazione!”.

Una posizione che trova ampie sponde sul piano politico. Se Salvatore Deidda e Mauro Rotelli, rispettivamente presidente della Commissione Trasporti e presidente della Commissione Ambiente a Montecitorio, esultano per “quest'opera di interesse nazionale grazie alla quale l'Italia potrà fare un importante salto in avanti”, il capogruppo Pd in commissione Trasporti e segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo parla di infrastruttura nata già vecchia.

"Stiamo esaminando un'opera, progettata negli anni Novanta”, ha detto il capogruppo Pd in commissione Trasporti e segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, nel corso dei lavori congiunti delle commissioni Ambiente, Territorio, Lavori pubblici e Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera sull'esame del dl Ponte sullo Stretto.

“E' come se entrassimo oggi dal concessionario per acquistare un'automobile uscendone con una Fiat Duna. E per di più tutto questo viene portato avanti dal Governo Meloni con la decretazione d'urgenza, incurante degli appelli provenienti dal capo dello Stato ad usare con moderazione questo strumento. Perché adesso serve soltanto a fare propaganda e assegnare posti di sottogoverno al ministro Salvini. Non siamo contro l'attraversamento veloce dello Stretto, ma davvero non si comprende la ragione di questa accelerazione esautorando il Parlamento".

Barbagallo proporrà l'audizione di alcuni docenti universitari “per dimostrare che non risponde al vero l'affermazione del ministro Salvini che il 'ponte del 2001' rappresenta l'opera più green ma che ci possono essere soluzioni più moderne, tecnicamente ed economicamente più sostenibili".

Sempre che si sia davvero sicuri che si tratti per l'economia e il turismo di una calamita. Senza accento sulla a.

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