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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca Acquedolci

Omicidio Costanza, chiesto l'ergastolo per il boss Domenico Virga

L'accusa invoca la massima pena per l'omicidio del 48enne avvenuto nel lontano 2001. Secondo le rivelazioni di un pentito, la vittima aveva tentato l'estorsione ai danni di un imprenditore ritenuto vicinissimo al boss Bernardo Provenzano

Ergastolo per Domenico Virga, il boss arrestato a gennaio del 2021 per l'omicidio di Francesco Costanza, avvenuto tra San Fratello ed Acquedolci nel settembre di ventuno anni fa. Questa la richiesta dei procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia, Fabrizio Monaco e Francesco Massara, formulata davanti al giudice Massimiliano Micali nell'udienza di primo grado. 

Costanza aveva 48 anni quando fu trovato morto, il 29 settembre del 2001,  in contrada Cartolari di Acquedolci, colpito da diversi colpi di arma da fuoco esplosi con una pistola cal. 7,65 e poi finito con alcuni colpi di pietra al capo. La vittima, gravitante negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta e inserito nel contesto malavitoso delle famiglie al confine tra Messina e Palermo, era già stato oggetto di molteplici azioni investigative della Direzione Distrettuale Antimafia messinese.

A dare una svolta alle indagini, le recenti dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Barbagiovanni, inteso “U muzzuni”, attualmente detenuto, esponente della famiglia mafiosa “dei batanesi”, riconducibile a “cosa nostra” ed operante principalmente sull’estremo versante tirrenico della Provincia di Messina. Barbagiovanni, ha fornito una precisa descrizione del contesto in cui esso è maturato e delle efferate modalità di esecuzione, autoaccusandosi di tale azione criminosa. Il  collaboratore, si è autoaccusato dell’omicidio commesso insieme a Sergio Costanzo, classe ’74, assassinato nel 2010 nelle campagne di Centuripe con diversi colpi di fucile, uno dei quali esploso ai genitali.

Secondo gli inquirenti, Costanza fu ucciso perché aveva richiesto a titolo di estorsione del danaro a ditte impegnate in lavori nel comprensorio territoriale insistente ai confini tra le province palermitana e messinese, alcune delle quali riferibili all’imprenditore Michele Aiello di Bagheria, ritenuto vicinissimo al capo di cosa nostra Bernardo Provenzano e già implicato nella vicenda giudiziaria delle talpe in procura a Palermo che ha altresì visto il coinvolgimento dell’allora Presidente della Regione Siciliana, membri delle forze dell’ordine ed esponenti della sanità privata dell’Isola.

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