Omicidio Marchese, non poteva partecipare al processo di primo grado: ergastolo annullato per Vinci

La decisione della Corte d'assise di Messina che applica per la prima volta in Italia la norma del giugno 2017. L'appello dell'avvocato Freni che è riuscito a dimostrare una malattia di tipo non psichiatrico

tribunale

Non luogo a procedere nei confronti dei Giovanni Vinci accusato di omicidio perchè non poteva partecipare coscientemente al processo. Lo ha deciso la Corte di Assise di appello di Messina.

E' la prima volta che viene applicata questa nuova norma in Italia.  L'uomo era accusato dell' omicidio volontario di Stefano Marchese ucciso il 18 febbraio 2005 al distributore di carburanti dell'Annunziata alta. Vinci, in primo grado, era stato condannato all' ergastolo. Alcuni pentiti lo accusarono di essere il mandante dell' omicidio per motivi di supremazia criminale nel territorio.

Il suo difensore l'avvocato Giovambattista Freni è riuscito a dimostrare in appello che Vinci non poteva partecipare coscientemente al processo e che in base a questa nuova legge del giugno 2017 la Corte doveva pronunziare sentenza di non luogo a procedere.

La corte dopo aver disposto perizia ha aderito alla richiesta dell' avvocato Freni ed ha annullato la precedente condanna all' ergastolo. La particolarità sta nel fatto che non viene riconosciuta una  infermità  mentale dell'imputato ma di incapacità di partecipare coscientemente al processo per una sopravvenuta malattia anche se non di tipo psichiatrico. Una norma che consente dunque di non applicare misura di sicurezza.

Il procuratore generale Vincenza Napoli ha aderito all' atto di appello.

Vinci era stato condannato in primo grado e in appello, ma la Corte di Cassazione lo scorso aprile ha annullato il verdetto rinviandolo ai giudici di secondo grado. In attesa del processo bis, quindi, visti i rilievi della Suprema Corte, i giudici d'appello lo avevano rimesso in libertà.

Sempre ad aprile invece la Cassazione aveva respinto il ricorso sull'ergastolo per Marcello D'Arrigo, accusato di essere il mandante, rendendo la condanna definitiva. A fare luce sulla vicenda era stata la Squadra Mobile di Messina dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti. Il giovane, che era uscito da poco di galera e lavorava al distributore dell'Annunziata, era in auto, in attesa che aprisse il distributore aprisse quando i killer si sono avvicinati. Marchese hatentato invano la fuga.

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