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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca

Duplice omicidio di Camaro, Costantino: "Ho sparato per difesa, poi ho vissuto come un barbone"

Le fasi salienti dell'interrogatorio del 37enne accusato di aver ucciso Giovanni Portogallo e Giuseppe Cannavò lo scorso gennaio. Alla base del gesto un debito tra le vittime e il 37enne catturato dopo una latitanza di tre mesi. Il presunto agguato e poi la tragedia

"Ho agito solo per difesa". Questa la frase ripetuta spesso agli inquirenti da Claudio Costantino, il 37enne accusato di aver ucciso Giovanni Portogallo e Giuseppe Cannavò lo scorso gennaio. L'uomo, difeso dagli avvocati Carlo Taormina e Filippo Pagano -  ieri è stato interrogato a lungo dal gip Fabio Pagana e dal pubblico ministero Giulia Falchi, i primi ad avere un contatto con lui dopo il suo arresto avvenuto tre giorni fa nelle campagne di Rosarno. Costantino si nascondeva nei boschi calabresi, tappa finale dei suoi spostamenti durante i tre mesi di latitanza, vissuti da "barbone" come lui stesso ha raccontato. Aggiungendo che nel Reggino non conosceva nessuno, neanche chi gli ha fornito ospitalità, totalmente ignare - a suo dire - di chi fosse realmente e del perchè stesse scappando. All’interno del covo, al momento del blitz, i poliziotti delle Squadre Mobili di Messina e Reggio Calabria ed i carabinieri del Comando provinciale carabinieri hanno trovato due documenti d’identità falsificati e un telefono cellulare, adesso al vaglio degli inquirenti.

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Ma prima ci sono ancora tanti tasselli da sistemare e sempre relativi alla fuga da Messina. La Procura sta indagando per capire come Costantino è riuscito a lasciare la città dopo aver abbandonato il suo scooter sui Colli San Rizzo e se qualcuno lo ha aiutato a sparire nel nulla. 

Alla base del duplice omicidio ci sarebbe una questione di soldi. Probabilmente un debito non pagato che, sempre secondo quanto dichiarato da Costantino, avrebbe spinto Portogallo e Cannavò a far irruzione nella sua casa di Camaro San Luigi quel pomeriggio del 2 gennaio. Lo avrebbero fatto armati, come in un vero e proprio agguato. "In questa dinamica - si legge nella nota dei legali Taormina e Pagano -  si colloca la 'reazione' del Costantino che, dopo essere scampato all’agguato ha, per l’appunto, reagito, fino ad allontanare Portogallo e Cannavò dalla propria abitazione. Un quadro che, ove confermato, apre alla legittima difesa domiciliare. E la conferma arriva in parte dal rinvenimento, all’interno dell’abitazione, di tracce ematiche riconducibili a Cannavò Giuseppe".

Il sangue nella casa di Costantino fa pensare a una colluttazione poi evidentemente degenerata. Gli spari sarebbero comunque avvenuti fuori dall'appartamento e secondo la ricostruzione degli inquirenti Cannavo e Portogallo sarebbero stati colpiti alle spalle mentre fuggivano. Toccherà adesso al giudice stabilire l'ordine delle cose e avvalorare l'eventuale legittima difesa come motivazione che ha portato alla tragedia. Il prossimo 20 aprile si celebrerà la prima udienza.

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