Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

“Dormivo male e non mangiavo”, il racconto al giudice del giovane che ha ucciso il papà Pierluigi Mollica

L'interrogatorio nella stanza d'ospedale del Papardo con l'avvocato reggino Carlo Morace che nominerà dei consulenti per verificare l’esistenza di un vizio di mente con relazione causale al gesto. “Siamo di fronte a un caso che solo un esperto di psichiatria potrà aiutarci a chiarire”

“Siamo di fronte ad un caso che solo un esperto di psichiatria potrà aiutarci a chiarire”. L’avvocato reggino Carlo Morace è appena fuori dalla stanza dell’ospedale Papardo, dove è stato appena sentito alla presenza del Gip, Gabriele Mollica, il ventenne che ha assassinato il padre con una ventina di coltellate.

Le mani ancora fasciate per le lesioni procurate mentre aggrediva papà Pierluigi, colto nel sonno e che ha provato inutilmente a difendersi, il giovane ha collaborato raccontando la sua verità. Ma tutto quello che ha riferito dovrà ora essere valutato con l’aiuto di consulenti.

Le ipotesi avanzate in questi giorni, come quella che non accettava la compagna del padre, resta una delle tante davanti un quadro di manifesto disturbo della personalità già certificato del 2014.

In attesa della decisione del giudice Monica Marino sulla convalida dell’arresto, Gabriele Mollica resta in ospedale per le ferite a sua volta riportate.

“In questo momento quello che preme è anche la cura del ragazzo, oltre le ferite fisiche”, spiega l’avvocato Morace. “Valuteremo da subito il conferimento di un incarico a consulenti di fiducia che dovranno tracciare un profilo psichiatrico per verificare l’esistenza di un vizio di mente con relazione causale al gesto”.

Top secret il contenuto dell’interrogatorio del ragazzo appassionato di videogiochi, come si evince anche dal suo profilo facebook, e che aveva avuto bisogno di un sostegno a scuola. Quello che sembra emergere con chiarezza è che anche le risposte di oggi  manifestano un aspetto patologico. Il giovane, che viveva con la mamma ed ha un fratello più piccolo, sembra non abbia mai avuto atteggiamenti aggressivi in passato.  Era dal padre, imprenditore molto stimato in città e operante nell’editoria e nel basket, per trascorrere qualche giorno di villeggiatura nell’abitazione estiva di Spadafora, quando nella notte fra venerdì e sabato è avvenuta la tragedia.

Secondo alcune indiscrezioni, il ragazzo stamattina ha raccontato al giudice, alla presenza del sostituto procuratore Anna Maria Arena, che da qualche giorno si sentiva male, un malessere che non ha saputo spiegare se non con gli effetti: mangiava poco e dormiva ancora meno.

Dopo l’interrogatorio, si è dibattutto infatti proprio sugli aspetti relativi agli elementi documentali in possesso della difesa come un certificato del 2014 che accerta un disturbo della personalità. Un disturbo con il quale viveva da anni ma che, per cause che dovranno ora essere accertate, potrebbe essere evoluto in qualcosa di più grave.

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