Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Sant'Agata di Militello

Omicidio Vinci, è definitiva la condanna a dieci anni per l'ex fidanzata

Francesca Picilli, avuta la notizia dell’ordine di esecuzione si è costituita al carcere di Bollate. L'amarezza del legale che appende la speranza ad una revisione del processo: “Ma chi sa deve parlare”

Si è costituita nel primo pomeriggio di oggi al carcere di Bollate, Francesca Picilli, avuta la notizia dell’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso a suo carico dalla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria. Dovrà scontare una pena a poco più di dieci anni di reclusione.

Lo ha reso noto il suo legale Nino Favazzo. “Dopo la dichiarazione di inammissibilità dell’ultimo ricorso per cassazione, infatti, è divenuta esecutiva una sentenza di condanna che, definire ingiusta - scrive l'avvocato -  appare riduttivo e a cui si è giunti anche per il comportamento di chi, ben conoscendo i fatti per averli appresi dalla vittima, durante il suo breve ricovero ospedaliero, non ha avvertito la esigenza di testimoniare in giudizio, venendo meno ad un preciso dovere”.

Il caso è quello del giovane di Sant'Agata di Militello, Benedetto Vinci.  Era il 14 marzo del 2012 e Benedetto aveva solo 25 anni quando è stato trovato morto nel letto dalla madre e dalla sorella. Dieci giorni prima, al culmine di una lite, la sua ragazza lo aveva colpito all'addome con un coltello. Il giovane era stato operato all'ospedale Cervello di Palermo. Da lì era stato dimesso ed era tornato a casa per cominciare  la sua vita. Pochi giorni dopo la morte, con diverse ipotesi dal suicidio al malore. Poi anche quella di malasanità, tanto che vengono indagati sei medici dell'ospedale di Palermo. Ma quello che prenderà piede nelle aule di giustizia è il sospetto che possa trattarsi di una complicanza della ferita, e Francesca viene arrestata.

Oggi l'amarezza dell'avvocato Favazzo. “Queste mie considerazioni, non vanno lette come un inutile esercizio critico nei confronti di una sentenza ormai da eseguire - spiega - ma vogliono essere uno stimolo che scuota la coscienza di costoro che, con le proprie dichiarazioni, possono ancora consentire di far luce sui fatti, aprendo concretamente la strada ad una possibile revisione del processo  e, quindi,  ad una corretta qualificazione giuridica della condotta. Se chi sa, si deciderà a parlare, all’esito di un giudizio di revisione, la originaria contestazione di omicidio volontario pluriaggravato, potrà essere riqualificata non più in termini di omicidio preterintenzionale, come fin qui avvenuto, ma piuttosto in quella di lesioni personali colpose o al più, di omicidio colposo, in concorso con i sanitari che, per ben dieci giorni, hanno avuto affidato in cura Benedetto Vinci, senza accorgersi della lesione riportata. Non impunità si invoca per la giovane santagatese, ma la applicazione di una pena che tenga conto della sua effettiva responsabilità. Chi sa, dunque, non abbia remore a parlare.”

Nel frattempo la posizione dei medici indagati è andata prescritta.

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