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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca

Operazione “Matassa”, la Cassazione conferma 22 condanne

Rigettati diversi ricorsi dell’inchiesta che ha portato a conoscere i rapporti tra politica e famiglie mafiose: i giudici hanno deciso il nuovo processo per tre

Dopo le assoluzioni piene degli ex parlamentari Genovese e Rinaldi, la Cassazione è tornata sul maxiprocesso Matassa confermando 22 delle 25 condanne stabilite per gli appartenenti ai gruppi mafiosi della città. 

I giudici hanno rigettato quasi tutti i ricorsi delle difese, decidendo la celebrazione di un nuovo processo solo per tre imputati: Fortunato Cirillo, Salvatore Pulio e Raimondo Messina. Il nuovo processo si dovrà tenere davanti la Corte d’Appello di Messina. 

La Cassazione, così, ha confermato buona parte delle condanne del 2021 e l’esistenza delle associazioni mafiose che la teoria della Dia e della polizia, che hanno condotto le indagini sino al 2016, avevano costruito una serie di contatti tra politica e mondo criminale. 

La sentenza del 2021 vedeva queste condanne: 10 anni di reclusione per Adelfio Perticari, Domenico Trentin, Giovanni Ventura, Giuseppe Cambria Scimone, Lorenzo Guarnera e Salvatore Mangano, 4 anni e mezzo per Francesco Celona, 11 anni e 10 mesi per Giovanni Celona, un anno e mezzo per Antonio Chillè, 7 anni per Andrea De Francesco e Francesco Foti,  3 anni e mezzo per Rocco e Massimiliano Milo, 16 anni e mezzo per Gaetano Nostro, 7 anni e 4 mesi per Giuseppe Pernicone, 7 anni e mezzo per Francesco Tamburella, un anno e 10 mesi per Concetta Terranova, 13 anni al boss di Camaro Carmelo Ventura.

In appello nel 2021 tra assoluzioni e prescrizioni uscirono definitivamente dal processo in 16: Giuseppe Capurro, Vincenza Celona, Paolo David, Gaetano Freni, Francantonio Genovese, Baldassarre Giunti, Paola Guerrera, Antonino Lombardo, Lorenzo Papale, Giuseppe Perrello, Giuseppe Picarella, Rocco Richichi, Franco Rinaldi, Pietro Santapaola e Francesco Zuccarello. Si registrarono poi parecchie assoluzioni parziali, e fu stralciata la posizione del boss Santi Ferrante, per motivi di salute.

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