Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca Gazzi

Operazione Nebrodi, iniziano gli interrogatori degli indagati ristretti in carcere

A Gazzi compariranno davanti al gip Mastroeni Rita Armeli Moccia, Katia Crascì e Rosa Maria Faranda. In programma altri confronti a Catania, Cuneo e Siracusa. Prosegue il lavoro dei giudici dopo la maxi operazione dei giorni scorsi

Compariranno in giornata davanti al gip Salvatore Mastroeni le tre donne indagate nell'ambito dell''operazione antimafia Nebrodi.

Rita Armeli Moccia, Katia Crascì e Rosa Maria Faranda, difese dagli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello e Giuseppe Costanzo Zammataro, si trovano al momento recluse nel carcere di Gazzi. Fanno parte dei 94 destinatari della misura cautelare (di cui 46 ai domiciliari) finiti nel mirino di guardia di finanza e carabinieri dopo l'operazione condotta lo scorso 15 gennaio che ha dato un forte colpo alla criminalità organizzata a Messina e provincia.

Gli altri 44 ristretti in carcere, saranno ascoltati dai magistrati per rogatoria a Catania, Saluzzo (Cuneo) e Siracusa. 

Il gip Mastroeni: “La nuova mafia camaleontica, così evitano indagini e pentiti”

Ai 194 indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di  associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno all’associazione mafiosa,  danneggiamento seguito da incendio, l’uso di sigilli e strumenti contraffatti, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, l’estorsione, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche l’impiego di denaro, beni ed utilità di provenienza illecita.

Bisognerà vedere se le quattro donne decideranno di rispondere alle domande del giudici, cercando di chiarire la loro posizione o se invece sceglieranno di avvalersi della facoltà di non rispondere. “ 

I loro legali hanno già preannunciato la proposizione del ricorso per ottenere la scarcerazione. E' ipotizzabile che anche i difensori degli altri 44, chiedanodi essere rimessi in libertà dai loro assistiti.

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