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Il sostegno elettorale chiesto a Lo Duca, il Gip Militello: "Il sodalizio infiltrato nella politica locale"

Operazione Provinciale, l'ordinanza indica che il gruppo criminale aveva indirizzato i suoi voti verso l'ex presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile candidata sindaco nel 2018. Il plauso del prefetto Di Stani, il commento di Addiopizzo

"Il sodalizio criminoso si era infiltrato anche negli ambienti della politica locale": così si legge nell'ordinanza firmata dal Gip Maria Militello dell'operazione Provinciale condotta dalla direzione distrettuale antimafia della procura, polizia di Stato, carabinieri e Guardia di Finanza. Dagli atti si legge che l'ex presidente del Consiglio comunale, Emilia Barrile, "Candidata sindaco nel 2018 aveva chiesto il sostegno elettorale a Giovanni Lo Duca e al suo gruppo in cambio di posti di lavoro. E' quanto emerge dalla conversazione all'interno dell'autovettura intercettata in cui Lo Duca Giovanni esorta la compagna a preparare un curriculum da fare pervenire a una persona di nome Emilia che si era impegnata a farla assumere in cambio dei voti per le elezioni a sindaco di Messina. Nessun dubbio che Emilia fosse la Barrile in quanto a seguito della telefonata di Vaccarino del 27 marzo 2018 Lo Duca Anna lo rassicura che: non c'è bisogno...perché io l'ho detto a tutti e lo sto dicendo a tutti, i voti vanno a Emilia Barrile, Vaccarino e presidente Lino, Lino Cucè, stop, noi le cose non ce le dimentichiamo, sappiamo che con lei possiamo contare in qualsiasi momento". Da segnalare che la Barrile come gli altri esponenti politici indicati in questo stralcio dell'ordinanza non risultano indagati nell'operazione Provinciale. L'ex presidente del Consiglio comunale nel dicembre scorso era stata condannata in appello con pena dimezzata rispetto al primo grado al processo Terzo Livello. 

Nell'inchiesta sono invece finiti agli arresti l'ex consigliere provinciale Nino Summa e il figlio Lino, quest'ultimo candidato alle elezioni del 2018. A fare da tramite era Francesco Sollima che lo stesso Summa - secondo le indagini - aveva incontrato con il padre Antonino, ex consigliere in quota Udc anch'egli ai domiciliari, per raggiungere l'accordo che consentì di raccogliere 350 voti che non furuno però sufficienti ad approdare a Palazzo Zanca. L'accusa è di scambio elettorale politico-mafioso.

Operazione Provinciale, arrestato anche un politico 

Il prefetto Cosima Di Stani ha espresso vivo apprezzamento per "L’esito dell’operazione di polizia denominata “Provinciale”, condotta da personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza sapientemente coordinato dal Procuratore della Repubblica, capo della Dda dott. Maurizio De Lucia. La brillante operazione, che ha portato all’adozione di ben 33 provvedimenti restrittivi - segnala il prefetto - ha inferto un duro colpo alle famiglie mafiose imperanti nella Città di Messina con l’arresto di noti pregiudicati. Risultati come questo rappresentano una risposta davvero importante alle istanze di sicurezza della Comunità e rafforzano il senso di fiducia nei confronti delle Istituzioni, della Magistratura e delle Forze di Polizia quotidianamente impegnate nell’attività di prevenzione e contrasto al crimine - ha dichiarato il Prefetto, che si è complimentato per la professionalità, la determinazione e la capacità operativa del personale impegnato nell’operazione, che ha dimostrato come la proficua collaborazione fra tutte le componenti della Squadra Stato costituisca il vero baluardo della lotta alla criminalità. 

Mafia, droga ed estorsioni: 33 arresti

Il commento di Addiopizzo

"Altra operazione andata in porto. Il copioso lavoro degli inquirenti ottiene ancora una volta il successo sperato. L’operazione “Provinciale” si inserisce nel filone di iniziative che le forze dell’ordine stanno operando all’interno di una apparente quiete cittadina in cui i clan sembrano aver ridotto le proprie attività malavitose. Purtroppo, invece, nemmeno le restrizioni dettate dalla pandemia hanno contenuto l’attività dei clan all’interno di una rete di rapporti che esistono e sussistono nonostante le limitazioni e i controlli. Come Addiopizzo Messina abbiamo espresso più volte le nostre preoccupazioni su quanto la pandemia potesse innescare e cioè l’idea errata che i ridotti movimenti e l’implementazione dei controlli potessero ridurre il potere di controllo dei clan sui territori. Il quartiere coinvolto è un quartiere fortemente attraversato dalle influenze malavitose, senza escludere la gestione indiretta di esercizi e attività commerciali. Tuttavia ci sentiamo in dovere di mettere in evidenza la parte buona di questa porzione di città, capace di promuovere, con fatica ed impegno, iniziative formative ed educative ma anche volte a qualificare e rendere migliore la vita dei propri residenti. Mancano però quelle iniziative politiche necessarie a garantire maggiori servizi, una presenza continua degli agenti di polizia locale, di presidi anche comunali verso cui guardare in una logica di presidio diffuso della legalità. Che fine ha fatto l’Osservatorio Comunale Antimafia istituito dal Consiglio Comunale con il c.d. Regolamento Antimafia?
Il Comitato Addipizzo Messina esprime pieno apprezzamento per il lavoro della Procura ma richiama ancora una volta la città a vigilare su se stessa. Se la politica e la ricerca costante di consenso tendono a distrarre i messinesi dai propri mali occorre richiamare chi di dovere ad una attenta azione amministrativa che faccia sentire questa come altre realtà vicine tra di loro, inserite appieno in una comunità civile degna di essere considerata tale. Non possiamo concepire ad esempio la Villa Dante come lo spartiacque di due città o il rione Mangialupi o Fondo Pugliatti come aree “altre” della nostra città. Chiediamo per questo, di raccordo con le Istituzioni, le forze di polizia e le associazioni che si avvii un confronto serio su questi aspetti del vivere insieme. Lo dobbiamo ai nostri cittadini, lo dobbiamo ai nostri ragazzi". 

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