Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto / Via Madia Vittorio, 35

Scatta l'inchiesta sull'incendio al carcere di Barcellona, il sindacalista Capece: "Non è stata una sommossa"

Il procuratore Crescenti vuole vederci chiaro sul rogo. Ma dal segretario del Sappe arrivano già i primi chiarimenti. Con un sos al ministro Bonafede

L'inchiesta sull'incendio all'ex ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto è in corso. Il procuratore capo Emanuele Crescenti vuole capire cosa sia successo ieri pomeriggio all'interno della struttura carceraria del Longano e se vi siano responsabilità penali.

Il segretario del Sappe, il sindacato autonomo polizia penitenziaria, Donato Capece riferisce la sua versione sull'accaduto senza tirare un bilancio sul numero di intossicati e rinforza la tesi di Padre Insana rilasciata a Messinatoday sulle condizioni di gestione dei detenuti all'Opg barcellonese.

Padre Insana: "Colpa del sistema carcerario che non garantisce la dignità"

"Colpa e conseguenza della protesta sconsiderata e incomprensibile di un detenuto, che ha appiccato un incendio nella cella dov'era ristretto, dando fuoco a tutto al materasso che era all'interno - spiega Capece - il tempestivo intervento dei poliziotti, con grande senso di responsabilità coraggio e professionalità, ha permesso di evitare più gravi e tragiche conseguenze. Non si tratta, dunque, di una rivolta come invece qualcuno ha detto. Un grazie di cuore a tutto il personale di Polizia Penitenziaria del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto che con professionalità e abnegazione hanno evitato che tutte queste situazioni diventassero ancora più drammatiche". 

Capece fornisce i dati nazionali su quanto ogni giorno avviene tra le carceri italiane: "I numeri riferiti all'intero 2018, con una popolazione detenuta inferiore a quella attuale di oltre 60.400 presenze, parlano da soli: 7.784 colluttazioni, 1.159 ferimenti, 91 evasioni (8 quelle femminili), 10.423 atti di autolesionismo, 61 suicidi, 1.198 quelli sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo".

Il Sappe, infine, denuncia il rischio di depotenziamento del ruolo di Corpo di Polizia dello Stato per la Polizia Penitenziaria: "In questi ultimi anni abbiamo assistito ed assistiamo ad una serie continua di provvedimenti sbagliati e gravi, come ad esempio l'imposizione dei numeri degli organici del Corpo negli Istituti e servizi penitenziari senza alcuna logica, la soppressione delle Centrali Operative Regionali della Polizia Penitenziaria, che controllano i trasporti dei detenuti in tutto il Paese sui mezzi del Corpo, i piantonamenti, i sistemi stessi di sicurezza delle carceri, che segue la scelta scellerata di chiudere sul territorio carceri e Provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria in ragione di supposte razionalizzazioni, oppure l'affidamento a impiegati non appartenenti dunque al Corpo dell'organizzazione dei corsi di formazione di Agente, Sovrintendente ed Ispettore e financo la titolarità della direzione di Scuola di formazione".

"Quasi ci fosse un progetto, a tavolino, per depotenziare il ruolo della Polizia Penitenziaria… E questo è inaccettabile! Per questo -conclude il Sappe - confidiamo nel ministro Bonafede ed auspichiamo di incontrarlo quanto prima: perché corregga e metta fine a questo continuo depotenziamento della Polizia Penitenziaria dal ruolo di Corpo di Polizia dello Stato".

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