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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca

Da largo Avignone al teatro Peloro: i gioielli di Messina cancellati dalle ruspe

La costruzione del grattacielo di via Cesare Battisti ha riacceso i riflettori sulle scelte urbanistiche che in passato hanno portato alla demolizione di palazzi di pregio. Tre esempi lampanti di scempi edilizi che hanno cancellato la storia

Messina non ha un vero e proprio centro storico e la principale colpa spetta al terremoto. Ma il colpo quasi mortale al patrimonio architettonico della città lo hanno dato le ruspe nei decenni successivi alla catastrofe del 1908. L'imminente costruzione del grattacielo di via Cesare Battisti ha rianimato il dibattito sulle scelte che spesso hanno portato alla demolizione di palazzi di pregio sostituiti da edifici moderni quanto anonimi. La torre "Imperiale" di 21 piani verrà alzata dove una volta sorgeva Largo Avignone e quel gruppo di case risalenti al '700 diventate un rudere dopo anni di indifferenza e degrado. Di quelle palazzine rimarrà il prospetto che di fatto sarà la base da cui svetterà il grattacielo che ha ricevuto l'ok della Soprintendenza ai Beni Culturali.

Ma in riva allo Stretto si è fatto di peggio. Per dimostrarlo abbiamo scelto cinque casi emblematici di come i messinesi abbiano deciso di chiudere i conti con la propria storia.

Il Collegio dei Gesuiti

Non si può che partire da piazza Cairoli. Lì fino agli anni '70 c'era il Collegio dei Gesuiti-Sant'Ignazio progettato da Antonio Zanca, lo stesso architetto che ha disegnato il palazzo municipale. Si trattava di un complesso monumentale di stile arabo-normanno con annessa una chiesa. Nel 1975 l'area fu ceduta dalla comunità religiosa ai privati e poco dopo al posto del Collegio venne costruito un palazzo moderno utilizzato per finalità commerciali. L'intervento pubblico avrebbe evitato la demolizione, ma all'epoca non si riuscì a percorrere una strada diversa.

Il Teatro Peloro

Oltre al "Vittorio Emanuele", Messina vantava anche un altro storico teatro: il "Peloro". Sorgeva in via Tommaso Cannizzaro, costruito a fine anni Venti su progetto originario dell'architetto Achille Manfredini. All'interno della struttura di stile neoclassico, dotata di tre piani, si esibirono tanti artisti di stampo nazionale, segno di una vitalità culturale che la città vantava. Il teatro fu danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma al termine del conflitto venne comunque recuperato e utilizzato anche come cinema. Ad inizio anni Sessanta fu vittima di discutibili scelte urbanistiche e venne demolito per far posto ad un palazzo di nessun pregio. Messina perse un gioiello artistico e un simbolo di cultura e arte.

Il Palazzo delle Cariatidi

Le ruspe sono passate anche da piazza Fulci. Vittima il Palazzo delle Cariatidi, uno degli esempi più importanti dello stile eclettico messinese. Il nome deriva dalla presenza di figure gigantesche maschili e femminili realizzate ai lati. L'architettura era di stampo neorinascimentale sulla scuola dello scultore e architetto fiorentino Bartolomeo Ammannati, celebre per l'utilizzo del bugnato, tecnica riscontrabile anche in altri edifici storici messinesi. A piano terra del Palazzo delle Cariatidi c'erano famosi locali commerciali, alle spalle svettava la cupola della chiesa di Santa Caterina. Negli anni Settanta il triste epilogo con la demolizione e la costruzione dell'ennesimo palazzo moderno.

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