Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Sequestro del parco "Aldo Moro", al via i rilievi dell'Arpa: riflettori accesi non solo sull'amianto

Proseguono gli accertamenti dei tecnici dopo le indagini della Procura concentrate su otto persone. L'attenzione potrebbe essere spostata anche su inerti e materiale di risulta

L'attenzione dei tecnici è concentrata soprattutto quei tubi che potrebbero contenere fibre d'amianto, ma il rischio è che occorra rivoltare come un calzino il parco Aldo Moro. La struttura, inaugurata appena un mese fa, è stata sequestrata dalla Procura lo scorso 14 giugno. Quel giorno la polizia municipale ha messo i sigilli dopo una segnalazione sulla possibile presenza di materiale pericoloso nel sottosuolo. L'Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) in queste ore ha dato il via alle perizie sulle porzioni di terreno poste al centro dell'attenzione, mentre si attende il responso delle analisi sui campioni già sequestrati. Ma a tal proposito i riflettori degli inquirenti potrebbero accendersi anche sul materiale utilizzato durante i lavori. Potrebbe essere utile capire, in sostanza, cosa c'è sotto quel prato finito a sua volta nell'occhio del ciclone perché ingiallitosi dopo pochi giorni. Non solo amianto, occorrerà verificare quindi anche l'eventuale presenza di inerti o altri depositi non idonei. Una situazione simile a quella riscontrata nelle aree di parcheggio lungo la litoranea nord per i quali erano iniziati i lavori di messa in sicurezza, fermati per alcuni giorni dopo l'intervento della Procura e il relativo sequestro

L'inchiesta sul parco Aldo Moro rischia quindi allargarsi ulteriormente. Al momento sono otto gli indagati, tutti per atto dovuto. Si tratta di Carlo Doglioni,  presidente dell'INGV proprietaria dell'area, i funzionari comunali Massimo Potenzone, direttore dei lavori, e Placido Accolla, Responsabile Unico del Procedimento (Rup), oltre agli imprenditori Giuseppe Bandiera, rappresentante legale della "Elcal srl" di Faenza, Giuseppe Croce, Massimiliano Croce, Salvatore Croce e Orazio Sturniolo, imprenditore del movimento terra.

Al momento si indaga comunque su aree mai aperte al pubblico, come aveva precisato lo stesso sindaco Federico Basile appresa la notizia del sequestro. "Sia l'area lungo la scarpata che l'area al centro del parco - aveva detto il primo cittadino - non fanno parte dell'area del parco a disposizione del comune di Messina e quindi fruibile quale 'parco' dal giorno della sua apertura. Trattasi di aree, quindi, interdette alla fruizione quotidiana del parco stesso da parte dei cittadini. Una precisazione necessaria a fronte delle prevedibili speculazioni politiche già in atto. Siamo e saremo sempre dalla parte dell'autorità giudiziaria per la salvaguardia e la tutela dell'ambiente. Il sequestro preventivo è soltanto nell'interesse del comune di Messina e della cittadinanza tutta; il tempo necessario di verificare eventuali criticità così da potere riaprire il Parco nel più breve tempo possibile".

E a proposito di tempi, la speranza è che si giunga a una rapida soluzione. Ma al momento non è dato sapere quando il parco potrà tornare a disposizione dei messinesi che in pochi giorni avevano mostrato tutto il loro gradimento. 

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