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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Orrore in famiglia, un arresto a Messina: "violentava la figlia e condivideva i filmati con altri pedofili"

L'uomo faceva parte di un gruppo in cui veniva diffuso materiale pornografico realizzato con altri familiari. Nei guai anche la moglie che secondo gli inquirenti era al corrente degli abusi. In manette altri cinque soggetti residenti in varie città d'Italia, tra loro un imprenditore e un dipendente comunale

Costringeva la figlia ad avere rapporti sessuali e poi diffondeva i filmati degli abusi ad altri pedofili. Per questo motivo un 55enne è stato arrestato per i reati di violenza in danno di minore e produzione di materiale pedopornografico. Nei guai è finita anche la moglie per cui il Gip ha decretato l'allontanamento dalla casa coniugale e il divieto di avvicinamento alla vittima, come richiesto dalla Procura della Repubblica di Messina che ha aperto il fascicolo. La donna, secondo quanto appurato dalle indagini, sarebbe stata a conoscenza degli abusi senza impedire che accadessero. Entrambi i provvedimenti sono stati eseguiti dal Compartimento Polizia Postale di Catania e dalla Sezione Polizia Postale di Messina.

L'indagine è stata coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni attraverso il Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.). Gli accertamenti hanno avuto inizio dallo scambio info-investigativo di carattere internazionale e sono stati condotti in piena sinergia investigativa dai Compartimenti di Roma, Bologna, Milano, Napoli e Catania.

Le forze dell'ordine hanno portato alla luce una vera e propria rete composta da cinque i soggetti attivi su una nota piattaforma di messaggistica, tramite la quale avevano creato un gruppo chiuso, denominato “Famiglie da Abusi”, in cui scambiarsi incessantemente fantasie sessuali che coinvolgevano i componenti delle loro famiglie, compresi i figli, accompagnate dalla produzione di contenuti realizzati mediante sfruttamento sessuale di minore, ritraenti sia atti sessuali che momenti intimi catturati di nascosto. Gli operatori della Postale sono riusciti a compiere un’identificazione “a catena” dei sodali, consistita nella progressiva evidenziazione di tutte le tracce informatiche di volta in volta raccolte, grazie a cui si è ricostruita nella sua completezza la struttura del gruppo criminale.

Le indagini

Tutto è emerso quando a Roma è stato arrestato in flagranza di reato un uomo perché individuato in possesso di un ingente quantitativo di materiale pedopornografico. In quella occasione gli agenti hanno scoperto il gruppo. Subito dopo sono scattati ulteriori approfondimenti che hanno portato all'identificazione di un imprenditore bolognese possessore di un video autoprodotto, che vedeva il coinvolgimento di un minore appartenente al nucleo familiare. L'uomo è stato arrestato.

Della rete faceva parte anche un dipendente del Comune di Napoli, denunciato a piede libero perché detentore di materiale pedopornografico. Il quarto componente del gruppo era un uomo residente nel bresciano, a sua volta arrestato in flagranza di reato per detenzione di ingente quantitativo di materiale attinente allo sfruttamento sessuale di minori ed indagato per violenza sessuale ai danni della propria figlia. Napoletano anche il quinto membro del gruppo,  poco più che trentenne. Il giovane,  nel corso della perquisizione, è stato trovato in possesso di circa 200 files pedopornografici, oltre a diretti riscontri della partecipazione dell’indagato alla chat, dove condivideva le proprie fantasie inerenti ad atti sessuali con minori, unendole a foto carpite dalla quotidiana vita familiare.

Parallelamente, raccolti ulteriori elementi investigativi, il compartimento polizia Postale di Roma era riuscito ad identificare altri due soggetti, tra cui il 55enne siciliano, a loro volta destinatari di perquisizione perché in contatto con il primo indagato, con il quale intrattenevano conversazioni a sfondo pedopornografico, unitamente alla ricezione e invio di contenuti illeciti. Dei due, il primo, residente in Provincia di Roma, è stato denunciato a piede libero poiché deteneva sui propri dispositivi i file ricevuti dal romano, che gli aveva anche fornito istruzioni inerenti alle modalità con cui instaurare un contatto sessuale con un minore. 

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