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Cronaca

Ponte e dintorni, l'ex city manager Scoglio: "Massimo supporto agli espropriandi, poi una strategia per trasformare davvero Messina"

La ricetta dell'ex assessore allo Sviluppo Economico per cogliere tutte le opportunità di sviluppo legate alla grande opera. "La città deve avere una chiara strategia altrimenti rimarrà ai margini. Serve polo tecnologico, ma prima di tutto un nuovo ospedale". Poi il pensiero a chi dovrà lasciare casa: "Disagio non quantificabile con i soldi, vanno aiutati anche psicologicamente"

Il destino degli "espropriati" e le opportunità di sviluppo per Messina. Riflette su questi due punti Gianfranco Scoglio, ex city manager e assessore nell'epoca Buzzanca, e adesso spettatore interessato di tutto quello che riguarda l'argomento ponte sullo Stretto. Scoglio teme che Messina rimanga ai margini nonostante il ruolo primario che dovrebbe avere visto l'impatto della grande opera su interi quartieri. 

"Non bastano i soldi - spiega l'attuale soprintendente del Teatro Vittorio Emanuele - perché le circa 300 famiglie che perderanno la casa hanno tutte una storia dietro, fatta anche di sacrifici. Ci sono mutui ancora aperti, anziani a cui servirà ancor di più assistenza. Tutto questo non si risolve con l'indennizzo, ma serve un supporto psicologico. Le istituzioni devono prendersi questa responsabilità, comunicare correttamente tutti i passaggi, altrimenti il disagio sociale rischia di diventare un business".

Messina ha già affrontato il tema espropri. "Penso alle 80 famiglie sgomberate per costruire lo stadio a San Filippo o gli svincoli di Giostra - precisa Scoglio - e anche a chi è dovuto andare via durante i lavori della via don Blasco, tante attività commerciali. Adesso siamo sorpresi di una cosa che si sa da trent'anni, i vincoli alle aree sono stati posti anni fa. Il tracciato del Ponte era contenuto nel Piano regolatore del 1978. Il Ponte è una grande opportunità, soprattutto se guardiamo alle opere accessorie importantissime per la mobilità cittadina. Ma è chiaro che non si costruirà su un territorio vergine e servono sacrifici, a partire proprio da chi è chiamato a lasciare la propria abitazione e che, ripeto, merita tutta l'attenzione possibile".

Per l'ex city manager Messina rischia intanto di perdere una grande occasione. "Siamo fermi dietro a polemiche inutili e invece dovremmo pensare allo sviluppo della città. Basta guardare ciò che è rimasto nei cassetti. Sono stato promotore ad esempio di un concorso di progettazione per il recupero delle aree ferroviarie dismesse e delle Zis, uno studio che ha vinto a livello internazionale. Erano previste due prospettive d'intervento con o senza Ponte, partendo dal recupero del waterfront attraverso la riduzione del fascio binari. La città deve raggiungere un accordo quadro di programma con Regione e Stato recuperando ciò che era contenuto nel Piano Strategico 2020, puntare a divenire polo culturale, ambientale e soprattutto tecnologico, visto che al momento i più importanti gruppi ingegneristici del mondo hanno l'attenzione su Messina. L'università in tal senso può avere un ruolo fondamentale".

Ma c'è un altro aspetto ancora più importante secondo Scoglio. "Serve un nuovo ospedale, in caso di emergenza non avremo le strutture necessarie. Pensiamo alle migliaia di persone che lavoreranno durante la costruzione del Ponte, Messina deve anche gestire l'assistenza sanitaria. Una lacuna già messa in evidenza anni fa durante una commissione parlamentare. E poi c'è tutta l'area di Mortelle, un potenziale mai utilizzato soprattutto in ottica turismo e ricettività. L'amministrazione comunale si faccia sentire".

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